Ray Givans, “Tolstoj innamorato”

Letture

COLLANA SNÁTHAID MHÓR – Poesia irlandese contemporanea

RAY GIVANS, Tolstoj innamorato, Edizioni Kolibris, € 15,00

Nota e traduzione di Chiara De Luca

Ray Givans è un poeta di cui risulta estremamente difficile parlare. Almeno a poca distanza dal momento in cui hai attraversato e vissuto la sua poesia per la prima volta, per poi chiudere il libro ed entrare nel buio della stazione a notte fonda. Dove, come all’uscita dalla metamorfosi di uno splendido viaggio, ti ritrovi senza parole per narrarlo e ripercorrerlo, per restituirlo nel modo adeguato a chi è rimasto a casa e invogliarlo a partire, riproponendo tutti gli stadi di trasformazione che hai affrontato nelle sue tappe. Dopo aver attraversato Tolstoj innamorato, il lettore si ritrova infatti esausto e colmo del vortice di volti, colori, suggestioni cui non sa restituire l’ordine e la forma originaria, né collegarvi esattamente l’emozione, il sentimento, l’impressione che hanno singolarmente generato in lui. Continua a leggere

Silvio Raffo, “Al fantastico abisso”

Letture

Prefazione di Maria Ferrario Denna

Ciò che anzitutto colpisce in ogni raccolta poetica di Silvio Raffo è la bellezza del canto, che si “fa ascoltare prima ancora che comprendere, in una assoluta fedeltà ai valori musicali e alla grazia della forma” (D. Menicanti). Questa bellezza si ritrova, intatta, nella presente silloge “Al fantastico abisso”, contraddistinta da una particolare tensione metafisica, da un continuo richiamo all’altrove, quasi sempre a partire dal basso, dall’angustia, dalla solitudine. C’è, infatti, in Silvio Raffo “una capacità notevolissima di cogliere in versi desolati, il disagio e la pena della vita” (G. Barberi Squarotti), ma a questo disagio viene contrapposta una tensione continua all’ascesi, “un mondo alternativo rispetto a quello della realtà banale. La vita di chi veramente non vive, se non di questo miracolo” (E. Gioanola). Continua a leggere

Bernardo Baratti su “Verticali” di Bruno Galluccio

“Verticali” di Bruno Galluccio

di Bernardo Baratti

Sembrerebbe di poter dire che ci sono dei markers in queste poesie di Galluccio, come dei punti cardinali attraverso i quali si dipana qualcosa che è solo apparentemente “misurabile” e cioè traducibile in linguaggio “comprensibile” (non dimentichiamoci che Galluccio è un fisico). Spiegandomi meglio esistono sì i markers che possiamo individuare per esempio nei titoli dei tre gruppi di liriche: piano di emersione, proiezioni e verticali che poi dà il titolo all’intera raccolta. In sostanza avvertiamo una sorta di “doppio significato” e cioè da una parte è presente con tutta evidenza il discorso di tipo “geometrico” : verticali , proiezioni, piano (di emersione) dall’altra a un livello sottostante, più recondito ma ugualmente esplorabile abbiamo l’apparire del discorso psichico che potrebbe “anche”, non soltanto, configurare il cosiddetto “lato rovescio del pensiero”. Quel “lato rovescio del pensiero” Continua a leggere

Fabio Franzin, “Fabrica e altre poesie”

Letture
a cura di Luigia Sorrentino

dalla Prefazione di Giuliano Ladolfi

La solitudine del “cittadino globale”
Dove cercare la vita all’interno della poesia italiana, dove trovare la realtà che stiamo vivendo senza cadere nella cronaca? Tra accademia e conventicole editoriali, tra promozioni e antologie, tra consacrazioni e icone massmediatiche? Il panorama non è certo incoraggiante. Nel frattempo la società cambia completamente aspetto: è finita un’epoca e se ne apre un’altra. Il “villaggio globale” non è un’utopia, è una rete collegata da internet, tv satellitare, cellulari e disastri economici. Popoli interi si disperdono, la tradizione corre il pericolo di essere annullata, si affacciano alla “civiltà dei consumi” nazioni prima sottosviluppate. E si continua a scrivere come se il mondo si fosse fermato all’età romantica.

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Francesco Filia, “La neve”

Letture
a cura di Luigia Sorrentino

«Una silloge compatta, costituita da trenta frammenti che compongono un “poema dell’assurdo”. Mi si perdoni la formula d’impatto; mi spiego meglio: la neve a Napoli. Ecco il presupposto (presunto o reale) di chi “attraversa la città” e in essa la storia (del proprio vissuto e della città stessa) con competenza stilistica e capacità “lirica” (nonostante la struttura del testo tenda di frequente verso una “quasi prosa poetica”), proponendo un versificare disteso ma attento al dettaglio: «Intuire quel che non può essere colmato sedersi / affondare la mani nella terra sperare nelle nuvole / che piova, sentire l’odore di zolle bagnate alzarsi/camminare fino alla cresta, vedere il cielo allontanarsi / voltargli le spalle, lasciarsi cadere, sapere / crollare.»
(Giuseppe Carracchia)

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