Vanni Scheiwiller 20 anni dopo


In occasione del ventesimo anno dalla scomparsa di Vanni Scheiwiller (Milano, 8 febbraio 1934 – Milano, 17 ottobre 1999) la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e contemporanea, ospita un convegno a cura di Giuseppe Appella e Laura Novati, dal titolo “Vanni Scheiwiller e l’arte da Wildt a Melotti”, dedicato al grande editore di poesia del Novecento, critico d’arte e intellettuale. Continua a leggere

Una nuova scoperta, “Il Cristo Deriso di Cimabue”

 

di Riccardo Prencipe

 ( a Ferdinando Bologna)

Per me è a dir poco emozionante e singolare scrivere di un’opera su cui non vi è bibliografia. L’opera in questione infatti è stata scoperta di recente, ne è stata data notizia pochi giorni fa, ed è per questo che mi andava di parlarne a carne fresca, senza libri/tegole che pesino sulla testa.
In una cucina di un piccolo paese a nord di Parigi, chiamato Compiègne, era appesa quella che si credeva fosse un’antica icona anonima raffigurante il Cristo deriso (fig. 1).

FIG. 1

Di recente la tavoletta è stata giustamente attribuita a Cimabue, stiamo parlando di un pittore supremo, una leggenda lo vuole maestro di Giotto, e tutti gli aneddoti (anche quelli non veri) nascono per una ragione. In questo caso la ragione è evidente: in Cimabue si intravedono, in nuce, quelle che saranno le riconquiste giottesche, ovvero il riappropriarsi di un linguaggio visivo che è già sulla rotta della concretezza del rinascimento; un linguaggio che abbandona gli impacci e l’incorporeità della pittura alto medioevale. Il catalogo di Cimabue non supera una decina di opere su tavola, questo numero così basso ne accresce il valore. Volendo traslare E’ come se avessimo scoperto un nuovo film di Kubrick, o un album inedito dei Beatles. L’attribuzione collega la Derisione a un dittico di cui facevano parte altre due tavolette, una a New York (raffigurante la Flagellazione, e quindi il momento immediatamente precedente al nostro, fig. 2) e l’altra raffigura la Madonna con bambino fra angeli, e si trova alla National Gallery di Londra (fig. 3). Continua a leggere

“Turbolence”, Pisanelli, Scolamiero e Popovic

Vincenzo Scolamiero, From the slant shadow, acrylics on canvas, 2018, detail

Mizuma, Kips & Wada Art Presents:

Turbulence, a group exhibition featuring Geppy Pisanelli, Vincenzo Scolamiero, and Aleksandar Popovic

Please join us for our opening reception on July 17th from 6-8pm

Mizuma, Kips & Wada Art
324 Grand St.
New York, NY
10002
Wednesday – Sunday, 12pm – 6pm

Al Madre, “L’amica geniale, visioni dal set”


C O M U N I C A T O   S T A M P A

 

La Film Commission Regione Campania e la Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee  presentano L’Amica Geniale – Visioni dal Set, una mostra di Eduardo Castaldo, a cura di Silvia Salvati e Andrea Viliani. 

Il progetto rientra nell’ambito delle iniziative culturali promosse dalla Regione Campania in occasione dell’Universiade Napoli 2019. 

La mostra si sviluppa tra le sale del Madre, il museo d’arte contemporanea della Regione Campania, la Biblioteca Comunale “Giulio Andreoli” e le strade del Rione Luzzatti a Napoli – che fanno da sfondo alla saga letteraria firmata da Elena Ferrante, pubblicata in Italia da E/O,  e alla prima stagione della serie televisiva diretta da Saverio Costanzo, una serie HBO – RAI FICTION e TIMVISION, prodotta da Fandango e Wildside in collaborazione con RAI FICTION, TIMVISION, HBO Entertainment, in co-produzione con Umedia e distribuita internazionalmente da Fremantle in collaborazione con Rai Com. Continua a leggere

La mostra “Caravaggio Napoli” al Real Museo di Capodimonte

Figura 1

DENTRO CARAVAGGIO

DI RICCARDO PRENCIPE

“Caravaggio Napoli”, titolo essenziale, che tende quasi a fondere i due nomi, senza preposizioni.

Entrando in mostra ci si rende subito conto della cura scenografica che vi hanno riposto i curatori: ospitare i dipinti di Caravaggio e dei caravaggeschi, in sale completamente scure,“dipinte di negro”. Era così infatti che il maestro lombardo colorava le pareti delle sale studio dove lavorava. Egli Lo faceva in modo da far cadere la luce dalle alte finestre sui soggetti, lo stesso effetto ottenuto oggi artificialmente nei teatri, evitando dispersioni visive, mettendo gli accenti giusti sui chiaroscuri ed enfatizzando i colori. L’intento è chiaro: ricreare un’atmosfera simile agli ambienti in cui queste opere hanno visto la luce.

L’altra novità: non inserire la mostra nell’ambito del percorso museale, bensì trattarla come un organismo autonomo rispetto al museo. La mostra ha infatti un ingresso a sé stante, un’isola di chiaroscuro nella sala Causa, a piano terra. Continua a leggere