Paolo Lagazzi, “Come ascoltassi il battito d’un cuore”

Attilio Bertolucci e Paolo Lagazzi

Per quanto amato da molti lettori di poesia, per quanto profondamente stimato da alcuni tra più grandi poeti del Novecento non solo italiano (da Montale a Luzi, da Sereni a Caproni, da Pasolini a Charles Tomlinson a Kikuo Takano), Attilio Bertolucci resta un autore ancora, in parte, misconosciuto e incompreso. Solo una lunga frequentazione del suo mondo poetico può permettere di cogliere la complessità e la ricchezza che si annidano nell’apparente semplicità del suo linguaggio. Paolo Lagazzi, riconosciuto dallo stesso Bertolucci (in un’intervista apparsa nella rivista “Gli immediati dintorni”, n.2, 1989) come colui «che forse più di ogni altro mi ha letto in estensione e in profondità», ripercorre negli scritti raccolti nel presente volume alcuni tra i capitoli decisivi della storia del poeta: l’inesausto amore per la pittura; la passione per le opere di Proust e di Eliot; l’affinità elettiva con un originalissimo, fantastico e umano storyteller quale Silvio D’Arzo; il lavoro svolto con leggerezza e lungimiranza nei campi del giornalismo e dell’editoria; il dialogo tra la sua poesia e il cinema del figlio Bernardo.

Soprattutto, questo libro ci porta di nuovo a osservare i “nodi” più segreti e cruciali del mondo bertolucciano: la religiosità sui generis, il sentimento del sacro, l’incontro fra un bisogno primario di verità e un’acuta coscienza della vita come mistero.

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Valentino Zeichen, “Diario 1999”

Valentino Zeichen

Venerdì 1° gennaio

Con ripetuti brindisi augurali da molte marche di champagne, inizia l’anno nuovo a casa della pittrice Carla Accardi. Saliamo in terrazza per vedere i fuochi d’artificio, ma in cielo non si vede traccia di alcunché, la luna è il solo bagliore. Sono presenti diversi giovani artisti e qualche veterano dell’Arte Povera: i miliardari Mario e Marisa Merz, piuttosto malandati fisicamente; c’è anche l’artista Abramovic´ che balla il tango, il tutto è organizzato dalla sapiente regia di Mario Pieroni e Dora. Il cibo viene dal caffè Rosati, ed è pessimo.

Domenica 3 gennaio

Stravaganze dell’amico Nick: in occasione delle feste mi ha regalato un prosciutto crudo, del peso di 5,200 kg! Ma durante le sue cene annuali, ci propina della mortadella d’infima qualità, del tipo che io servo al mio gatto Mike.

È ripartita Mireille.

Lunedì 4 gennaio
Ore 6,45

Tramonta la luna,
s’accende la mia vena;
ma urge smontare
e ripulire i tubi della stufa,
l’astro funge da lampadina
addentro le tubature.

Martedì 5 gennaio

Ormai mantengono i titoli dei film in lingua originale, e mi tocca farmeli tradurre dall’inglese. Sliding Doors ovvero ‘Porte scorrevoli’; deliziosa commedia inglese sulle sventure amorose d’una ragazza, che manca per pochi secondi un convoglio del metrò, e per tale ritardo le si complica il destino. Fa uno strano effetto stare seduti in platea su una di quelle scalcagnate poltroncine del cinema Rialto, anche o soprattutto quarant’anni dopo. Mi giro e vedo qualche altro fossile solitario della mia generazione. Ho saputo che la cassiera mia coetanea è morta.


Giovedì 7 gennaio

Al giovane intervistatore Jacopo Albarello mostro la mia banca privata: una cassetta di legno dove sono custoditi i miei tesori. Si tratta di un centinaio di recensioni ai miei libri e interviste fattemi negl’anni scorsi. Sono titoli che mi prestano identità, che posso esibire come garanzie presso coloro che hanno facoltà di assegnarmi qualche lavoretto intellettuale: commedie radiofoniche, poesie su commissione

Da: Diario 1999, di Valentino Zeichen Continua a leggere

Luigia Sorrentino, “La squadra”

Luigia Sorrentino / Credits ph. Angelo Nitti

La squadra

nasconde il più profondo inverno
la notte va avanti fino all’alba
a palpebre socchiuse, le lettere di un nome
inciso a colpi d’ago nelle vene
addormentate, rovi selvatici
hanno visto sangue e vomito

la polvere bianca sventra il proprio
antecedente, quello che era prima
delle stelle, nel tempo anteriore
alla città indifferente

seduti in cerchio bruciavano neve
nella carta stagnola, fiammella venerata
laccio emostatico stretto con i denti

morte caduta nelle braccia
crivellate di colpi
presenza terribile nello sterno

degrada il terriccio
dietro le scale della villa comunale
la metamorfosi nella capra
la sola davvero scelta

la squadra compie il rito
l’anestesia recupera la parola rubata
la parola amata

la violenza fondatrice umanizza
il nostro sguardo
conduce su una prospettiva che muta
dallo sfondo
sposta l’immagine in primo piano

allora vedi la giovinezza
nella macchia scurissima che la inghiotte
scendi nelle crepe in cui non sei mai stato
nella ferita che voi non avete mai visto

la grande opera è sola

Luigia Sorrentino, La squadra

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