Giovanna Cristina Vivinetto

Giovanna Cristina Vivinetto

di Daniele Campanari

Giovanna Cristina Vivinetto ha soltanto ventitré anni. Ma a leggere le sue poesie – a leggerle da dentro – pare che a parlare sia una veterana della parola, non una ragazzina che ha fatto del corpo il cambiamento di una vita (non lascia intendere che si tratti di transessualità; transessuale è una parola terribile seppure spesso nominata). È del corpo che parla, appunto, parla il corpo così forte da tracciare una strada chiara, la stessa della sua autrice. ​
Dolore minimo è la raccolta di poesie fin qui inedite (ma ad aprile Interlinea si occuperà della pubblicazione) della giovanissima siracusana che ha fatto di Roma la sua seconda casa, della storica bellezza della Capitale un’ispirazione per i suoi versi. I versi di Giovanna non ammettono errori di interpretazione, sono la conseguenza di un pugno allo stomaco: lo stomaco si restringe, si ritira all’indietro per la sofferenza del colpo, si anima per distanziarsi dal corpo che non è giusto. Se ne è accorta Giovanna, se ne sono accorti i produttori di poesia, e presto se ne accorgeranno i lettori. Quest’ultimi comprenderanno il Dolore minimo ma anche il massimo, il massimo dolore di una ventitreenne rara che ha svuotato il cassetto della scrittura sostituendo l’interno con la pelle mai appartenuta. Con la nuova epidermide, invece, scrive versi potenti che sono una ferita che si apre in verticale, esattamente dal punto dello stomaco. Continua a leggere

Piera Oppezzo

Piera Oppezzo

Piera Oppezzo è nata a Torino il 2 agosto del 1934 ed è morta in solitudine il 19 dicembre 2009 nell’Eremo di Miazzina, sul lago Maggiore. È stata sarta e commessa della Standa da ragazza, poi dattilografa e collaboratrice editoriale (Einaudi, Rai, Feltrinelli, Guanda, SE). Negli anni sessanta è stata militante extraparlamentare e ha partecipato a un gruppo di autocoscienza femminista, organizzando negli anni settanta il collettivo “Pentole e fornelli”.

Passeggiata

Più in là
ci aspettano le foglie morte;
fermiamoci:
qui c’è profumo di rose.
Basta che tu non respiri
perché il futuro muoia.
Così tutto finisce
prima d’aver pianto.
Neanch’io respiro più. Continua a leggere

Daniela Attanasio, “Vicino e visibile”

Daniela Attanasio /credits ph Dino Ignani

Se è vero che la poesia è un discorso intorno al mondo, ogni poeta ricrea il suo a immagine e somiglianza della propria esperienza. Il mondo di Daniela Attanasio sembra sempre più ‘attenersi ai fatti’ e i fatti dicono che gli oggetti ci osservano indifferenti dall’alto di uno scaffale, che la vita si afferma nella morte, che il contemporaneo è una crosta su ciò che nel tempo è eterno, che nella curvatura dello spazio si consuma la vista, che la bellezza riempie di contenuto la forma e che nella testa di un poeta non c’è mai certezza. Continua a leggere

Mauro Ferrari

 

“Viviamo come immersi nelle tenebre, ma riusciamo ogni tanto, con molti dubbi, a vedere qualcosa.”

Mauro Ferrari

Questo

Il suo pattume è il suo mondo:

le cose maneggiate, i ricordi
che ingombrano i cassetti
e la mente di catene –

gli avanzi che l’hanno avuto
e scartato, scordandolo
ad altri accettati con amore:

le corbe del passato, cataloghi
di cose amate, odiate, multicolori,
ottuse, aguzze.

Ha mani sporche, ferite alle labbra,
piedi che non sanno dove andare. Continua a leggere