Tiziano Broggiato

Tiziano Broggiato, credits ph. Dino Ignani

Novilunio

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Il ronzio di fondo, uniforme,

di condizionatori o caldaie

che in albergo di notte depista

e confonde le lacerazioni del corridoio

( commiati, risa e porte tirate )

è una morbida coperta

che mi rimbocco fin sugli orecchi.

Ora, la paziente memoria in attesa

In un angolo della stanza, può

avvicinarsi e confidarmi il suo

punto di vista.

Avrò così conferma della striscia di sole

vista ondeggiare tra le fibre di questa

seconda domenica di febbraio,

dell’incantesimo sortito dall’omelia

dell’officiante nordico…

 

… del suono della sua voce

In lenta fuga.

 

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Maurizio Cucchi

LA MADONNA DEL TOMBINO

Su fondo rosso smangiato, in rue
de la Providence, antica, o forse solo
in rue Saint-Hospice. Un volto di donna,
un malinconico volto d’incanto, assorto,
gli occhi rivolti al basso, al vicolo
che va, intenta non so a quale
delicato gesto quotidiano … Il braccio,
il polso, la mano allungata, il bianco
del velo madonnale, il panneggio…

Ma quando poi torno a cercarla,
io non la trovo più. Niente.
Come un sogno dissolta,
come mai esistita, e nemmeno, di lei,
una minima impronta. La pioggia,
forse, o la sorte comune del bello
venuto dal basso, da povere mani
sapienti e ormai sciolto, scivolato,
inutile acqua lì sotto nel tombino. Continua a leggere

Davide Rondoni

Davide Rondoni

 

La bellezza interamente ferisce
attrae la vita da dove si era nascosta

la raccoglie come acqua nel palmo
delle sue mani di fuoco

mi vedono di spalle uscire nel buio del giardino
pensano deve fumare

e invece devo piangere, piangere
finalmente da morire

contro il petto della notte
mia vastissima madre…

Se non ti avessi incontrato
non sarei arrivato qui così

Roma davanti agli occhi lucente in rovine
le stelle a miriadi sulla testa

nel cuore il tuo nome al centro
di una smisurata, di una
immeritata festa

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Gian Mario Villalta

Gian Mario Villalta

Accende il sangue della sua fine
la domenica, nella stalla il fervore delle ombre, in casa
non c’è nessuno, non hai avvertito che passavi
per un saluto. Apri con la tua chiave: siedi nell’ombra
e aspetti che l’ombra si acquieti
nel dialetto della stagione.

Aspetti che la pietra scagliata sui vetri
della casa abbandonata attraversi la luce,
le voci di quando chiamavano a tavola,
la radio accesa, tuo fratello in mutande,
e il cane degli anni azzanni l’ospite
che sta mangiando il pane dei morti. Continua a leggere

Vivian Lamarque

Vivian Lamarque

 

 

 

 

 

 

COME LA NEVE CHE SEMPRE MENO SCENDE

Come la neve che sempre meno scende,
leo so già che sempre meno ci vedremo
lo so, senza più le fini sillabe della pioggia
senza quelle ovattate della neve senza la uuu
che sa fare il vento, lo so, che sempre meno
ci sentiremo.
Poiché tutti i teatrini hanno fine.
Prima c’è l’attesa poi il primo atto
e il secondo poi sipario. Peccato
per quel bel teatro con la finta neve
e il vento, ma mi accontento,
ho una cineteca privata una sala
immaginazione, un immaginario
in eurovisione, non avrò
problemi a trasformarti in visione.

Anzi sì, ne avrò. Come un albero
rimasto senza il mese d’aprile, senza più
elfi tra le mani dei rami, senza pleniluni
tra le foglie da contemplare, come
un albero che non può più guardare.

(inedito in fieri, da “L’amore da vecchia”)

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