Charles Simic , da “Il mondo non finisce”

The stone is a mirror which works poorly. Nothing in it
but dimness. Your dimness or its dimness, who’s to say? In
the hush your heart sounds like a black cricket.

La pietra è uno specchio guasto. In essa nulla se non pe-
nombra. La tua penombra o la sua, chi lo sa? Nel silenzio as-
soluto il tuo cuore ha il suono di un grillo nero.

Everything’s foreseeable. Everything has already been
foreseen. What has been fated cannot be avoided. Even this
boiled potato. This fork. This chunk of dark bread. This
thought too…
My grandmother sweeping the sidewalk knows that. She
says there’s no god, only an eye here and there that seen
clearly. The neighbors are too busy watching TV to burn
her as a witch.

Tutto è prevedibile. Tutto è già stato previsto. Quello che
è nel destino non lo si può evitare. Nemmeno questa patata
lessa. Questa forchetta. Questo tozzo di pane nero. Nemme-
no questo pensiero…
Nonna che spazza il marciapiedi lo sa. Dice che non c’è
nessun dio, solo un occhio qui e là che ci vede chiaro. I vi-
cini sono troppo distratti dalla TV per metterla al rogo co-
me strega. Continua a leggere

Antonio Machado (1875-1939)

Antonio Machado

Anoche cuando dormia

Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que una fontana fluía
dentro de mi corazón.
Dí: ¿por qué acequia escondida,
agua, vienes hasta mí,
manantial de nueva vida
en donde nunca bebí?
Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que una colmena tenía
dentro de mi corazón;
y las doradas abejas
iban fabricando en él,
con las amarguras viejas,
blanca cera y dulce miel.
Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que un ardiente sol lucía
dentro de mi corazón.
Era ardiente porque daba
calores de rojo hogar,
y era sol porque alumbraba
y porque hacía llorar.
Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que era Dios lo que tenía
dentro de mi corazón.

 

Ieri notte mentre dormivo
sognai,felice illusione!,
che una fontana fluiva
dentro il mio cuore.
Dimmi, per che gora nascosta,
acqua giungi fino a me,
sorgiva di nuova vita
dove non bevvi mai?
Ieri notte mentre dormivo
sognai, felice illusione?,
che un alveare avevo
dentro il mio cuore;
e le api dorate
fabbricavano in esso,
con le vecchie amarezze,
bianca cera e dolce miele.
Ieri notte mentre dormivo
sognai felice illusione !,
che un sole ardente splendeva
dentro il mio cuore.
Ardente perché dava calore
di rosso focolare,
e sole perché rischiarava
e perché faceva lacrimare.
Ieri notte mentre dormivo
sognai, felice illusione !,
che era Dio quel che avevo
dentro il mio cuore.

Traduzione di Maria Teresa Cattaneo Continua a leggere

O. V. de Milosz, da “Sinfonia di novembre”

Oscar Vladislas de Lubicz-Milosz

La poesia del domani

 

Mio cuore, il rumore delle falci che s’affilano somiglia
Al Primo battito d’ali della felicità.
Che il tuo canto sia la preghiera di quei mietitori
Perduti laggiù, sotto un sole micidiale.

Che il tuo canto sia bello della bellezza immortale
Di tutti i dolori e di tutte le forze.
Che sia il singulto della lingua sotto la scorza,
L’azzurro sogno dei mari innamorati dell’estate.

Che il canto sia il sonnambulo delle notti chiare,
Vagabondo del sentiero profondo ove si ascoltano
I rintocchi della luna sulle pietre
E gli accordi degli alti fusti nel vento.

Che il tuo canto sia l’eco della folla selvaggia.
Io la amo con terrore, come si ama il mare.
Già l’alba promessa rischiara i volti,
Un amoroso giugno si specchia sugli scudi di ferro.

Che il tuo canto sia il rumore di un’epoca che crolla.
Da che i morti hanno smesso di opprimere i vivi
Il Vangelo solare illumina le folle;
Sulla fronte degli infanti sono comparsi segni.

Che cosa abbiamo visto cuore mio? La guerra,
Il garrito dell’oriflamma al vento,
Il barbaglio del sudore sotto un cielo di polvere,
La fioritura dei lutti durante la cruenta primavera.

A sinistra la tristezza, il rimorso a destra;
All’orizzonte in volo i grandi venti della carestia.
Le corone senza croce illuminate dall’inferno
E sangue sul pane, e oro sull’oro,

La lussuria e il crimine appostati sotto i ponti,
Cuore triste! Tutto ciò che non dovrebbe esistere,
La magrezza dei bambini attirati dalle finestre
Da dove scorgi barcollare i padri vagabondi.

Le grotte fredde degli orfani, i loro cuori vasti
Che ricercano l’eco di un cuore sotto il velo delle vedove,
I cadaveri traditi che lavano nel fiume
Il rossore della vergogna e il belletto della felicità.

E quando tornerà, mio cuore, tu gli dirai:
“Domani, nell’inverno della morte,
avranno fango e requie; perché dunque non hanno
Un campo, qui, per seminare il pane?

Tutti domani avranno la loro casa di silenzio
Dove l’oblio chiuderà gli occhi scevri di rimorso.
Perché, per quale piacere o per quale vendetta
Rifiutare ai vivi ciò che si concede ai morti?”.

Allora egli trarrà dai baratri del sonno
I ricchi, fruscianti in tutto il corpo di larve inaridite;
Nell’ottone ritorto delle Trombe del risveglio
Sputerà il nome dei settemila peccati.

Inchioderà l’ipocrisia alla sua falsa pietà,
Il corpo dell’adulterio alla carne della sposa.
Il suo grido d’ira squarcerà le dodici
Trombe di mezzanotte del Giudizio Universale. Continua a leggere

Anna Achmatova, la poesia dell’assoluto

PAROLE GRANITICHE E RIPOSI ETERNI

COMMENTO DI BIANCA SORRENTINO

Anna di tutte le Russie – risuona nella sua magnificenza l’epiteto che l’adorante Marina Cvetaeva attribuì ad Anna Achmatova, impareggiabile simbolo dell’assoluto poetico ben oltre i confini della pur vasta patria. Durante il periodo più cruento del Terrore staliniano e la prigionia del figlio innocente, la poetessa è in grado di restituire con le parole lo strazio suo e di tutte le madri in fila davanti alle carceri di Leningrado: il sacro requiem che la donna pronuncia si leva come la voce di un intero popolo, stretto in una sofferenza che affratella. Un destino luttuoso colpisce gli intellettuali che non aderiscono in modo acritico ai dettami del regime; ad Anna Achmatova tocca in sorte il saluto inconsolabile ai sodali scomparsi: la parola si fa di pietra, il silenzio urla nella gola e solo la memoria custodisce il valore senza tempo dei suoi versi granitici.
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Alice Oswald, Reading “Memorial”

Alice Oswald è nata a Reading, Regno Unito, nel 1966. Oggi vive nel Devon con suo marito e tre figli. Dopo la laurea in Lettere classiche presso l’Università di Oxford, ha intrapreso la professione di giardiniere. Ha pubblicato le seguenti raccolte di poesie: The Thing in the Gap-Stone Stile (1996), Woods etc. (2005), Weeds and Wild Flowers (2009) con illustrazioni di Jessica Greenman. Ha inoltre pubblicato due poemi a più voci: Dart (2002), con cui ha vinto il premio T.S. Eliot 2002, e A Sleepwalk on the Severn (2009). Il suo ultimo poema Memorial (2011) traduce brani dall’Iliade. I suoi testi escono per l’editore britannico Faber and Faber. Continua a leggere