Nelo Risi

di Eleonora Rimolo

L’aura prosastica e l’impostazione urbana delle poesie di Nelo Risi non rinunciano quasi mai a una tenuta lirica di enorme spessore: la realtà, con le sue infinite sfumature che spesso travalicano i confini della fantasia, è l’elemento essenziale della sua poesia, che trae dai suoi elementi costitutivi dei simboli con cui interpretare ogni fenomeno, interiore ed esteriore, della vita umana (“ma quel battito-gong a forma di cuore / che comprendeva intera la terra e l’annulla /doveva arrivare da molto lontano / altri cieli nebulose gassose / per un cuore tanto grande / da meritare ancora di vivere”). Continua a leggere

Carlo Bordini

Carlo Bordini, credits ph. DIno Ignani

Microfratture

L’idea della catastrofe, una catastrofe silenziosa,
appena avvertita, ma inevitabile.
Oppure le microfratture psichiche,
le microfratture di un’anima.
La mia anima è piena di
microfratture. Sono i piccoli traumi nascosti,
dimenticati, che tornano ogni tanto, quando l’anima è sotto sforzo,
quando non te ne accorgi. Dentro sono franato tutto. Non me ne accorgo,
ma lo sono. Magari quando attraversi una strada e un rumore ti fa rabbrividire,
quando tremi alla pronuncia di un nome, quando
hai un improvviso soprassalto di insicurezza. Le microfratture
sono le telefonate e gli appuntamenti che ti snervano,
improvvisamente,
l’andare in una stanza e chiedersi: che ci sto a fare,
ecc. ecc.
tutto un elenco dei nervosismi, dei soprassalti, delle cose che ti feriscono,
e le minuzie che ti snervano, ecc ecc
il cervello che funziona troppo,

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Piero Bigongiari

di Eledonora Rimolo

Piero Bigongiari (Navacchio, Pisa, 1914 – Firenze, 1997) fu esponente dell’ermetismo fiorentino che, sviluppatosi attorno alle riviste «Il Frontespizio», «Campo di Marte» e «Letteratura» tra la metà degli anni Trenta e gli anni Quaranta, rese alte prove poetiche anche con Mario Luzi e Alessandro Parronchi. Antimateria di Bigongiari è, in particolare, un’opera di notevole rigore, sia spirituale che stilistico: l’unione di suono e significato mira a scardinare una verità che in effetti non è data, mai. L’uomo e l’Oggetto si scrutano, dunque, si scoprono simili ma lontanissimi, e gridano l’uno l’assenza dell’altro: “Io non so quel che è stato”, afferma il poeta, afflitto da uno stato di profonda angoscia, da un sentimento del dramma privo di linguaggio (“Non oso, amore, non oso/chiamarti” – “Le antiparole del dramma”). La voce che all’uomo novecentesco gradualmente viene a mancare, soppressa dall’urlo della guerra, Bigongiari la ritrova attraverso un’astrazione concettuale che tutto concede alla forza evocativa delle parole, le quali però definiscono l’Oggetto solo in negativo: “attento a non scinderti in un significato che non può significare l’insignificabile” avverte, Continua a leggere

Mario Ramous

Mario Ramous

il gran parlare incipit di morte
là sul ponte che brulica di gente
dove epilogo non prevede inizio
che mai in vita si sia esistiti

sulle travi si porta il cadavere spoglio
dei discorsi distrutti dall’ansia di dire
come fuoco che troppo di fiamma s’innalza
esaurendo la forza nascosta nel ceppo
collocate sono le voci in muti loculi
per quella maledetta foia occidentale
di assegnare una schedatura ad ogni cosa
che ne definisca un significato solo
tamburo di un esilio che desta frontiere
come ciminiere di civiltà estinte
ma tra le macerie la lingua è sconosciuta
nei figli si crescono destini di morte
e le parole perdono mummificate
l’imprevedibilità dei dirottamenti
che ne assicurano qualche sopravvivenza
in unità diverse ma riconoscibili
così che inoltrandoci fra loro ogni lume
si omologa con gli altri a formare necropoli
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