Elisabetta Pigliapoco, “L’equilibrio”

Elisabetta Pigliapoco / Credits ph Dino Ignani

L’equilibrio è un taglio orizzontale
tra la gola e il petto.
E’ la bolla d’aria ferma
in mezzo alla livella
quando neanche il respiro
è più certo.

ho trovato il mio centro nella goccia
che scavava la vena all’avambraccio
ho vomitato in dodici ore interi
i miei sedici anni e qualche giorno

L’equilibrio ce l’ho stampato
in faccia, come una smorfia
serra le labbra in un sorriso
distilla sagge sillabe e poche.

le borse sotto gli occhi di mia madre,
lo sguardo senza più orizzonti
per sempre vinto, riflesso nello schermo
acceso su un Sanremo senza gloria

Ancora oggi resta l’ossessione
la mano che passo tra i capelli
indice e medio a misurare
il venti per cento di speranza,
l’ho sciacquato tutto nella vasca
col rasoio ancora tra le mani

Equilibrio, una forma d’attesa
stand-by senza scadenza
tra vertigini e voragini
certe.

c’era l’ossigeno che entrava dalla porta
spalle forti e  viso da bambino
col giubbotto scuro, l’incoscienza
del sorriso. Diceva già domani

il dolore di mio padre non entrava
spuntava la sua testa dalle scale
si appoggiava muto alla finestra
la mano apriva, in segno di saluto

da La luce di taglio, Archinto 2018

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Tiziano Broggiato, da “Novilunio”

Tiziano Broggiato/ Credits ph. Dino Ignani

Sulla felicità

Concentrata in episodi, la felicità
segue il suo corso appiattita
lungo le pareti del labirinto.
Nessuna meraviglia, dunque, che appaia
nel silenzio gonfio di una campagna
o dentro la cornice d’ottone di uno
spioncino.
Secche parole d’incoraggiamento
che si irradiano in un lampo nella mente
anestetizzandola.
Tutto il resto è superfluo.

*

Stridono i cardini della porta sul fondo
in disuso da anni.

Ho percorso a occhi semichiusi
l’antica galleria di collegamento
rasentando la parete di pietra
come fosse la fronte imperlata
dei secoli.
Eccoti lì, a dieci anni,
attraversare cauto la montagna
di casse stipate nel vecchio magazzino
male illuminato.
Uno, in controluce, che potrebbe essere
il custode, con la guancia premuta
contro lo stipite in ferro della porta:
– Dai, esci. Non vuoi vedere il futuro ? – farfuglia.

Una scorciatoia che anche allora
mi sembrò da subito inadeguata. Continua a leggere

Raffaela Fazio, “L’ultimo quarto del giorno”

Raffaela Fazio / credits ph Dino Ignani

DOMANDA

 

Irrobustisci il becco
riscopri le zampe, domanda
che resti
che non migri
e calpesti lo strato ispessito
dell’unica stagione.
Qualche rara bacca
corti lampi di verde
dovranno bastarti.
Provvidenziale – credilo –
è il velo
che copre le risposte.
Non ci sarà disgelo.
Ma troverai
in altri umani un segno
che mitiga il mistero
e improvvisamente appesa
a un davanzale
una mangiatoia di legno
con qualche seme
di girasole Continua a leggere

Vivian Lamarque, Premio Internazionale Cetonaverde Poesia

Vivian Lamarque / Credits ph. Dino Ignani

Vivian Lamarque, con “Madre d’inverno” (Mondadori, Milano 2016), vince Il Premio Internazionale della VII edizione del Premio Cetonaverde Poesia, uno tra i massimi appuntamenti della cultura in Italia, che si celebrerà a Cetona venerdì 13 e sabato 14 luglio.

Il Premio ha le sue radici nella volontà filantropica della fondatrice Mariella Cerutti Marocco e di suo marito Antonio Maria Marocco per dare ai giovani poeti spazio e notorietà nell’espressione artistica. L’iniziativa è sostenuta dalla “Fondazione Antonio Maria e Mariella Marocco per la tutela del libro manoscritto e stampato” nata a Torino nel 1998. All’organizzazione del Premio, sponsorizzato dal Gruppo Atlantia, aderiscono personalità del mondo della cultura, dell’economia e del giornalismo.

Il Premio Cetonaverde Poesia, del quale è presidente d’onore Guido Ceronetti, si articola in due sezioni: il Premio Internazionale e il Premio Poesia Giovani. Continua a leggere

Francesco Dalessandro, “Figure d’ombra”

Francesco Dalessandro / Credits ph. Dino Ignani

INTERNO

 

(Jan Van Eyck, Gli sposi Arnolfini, 1434)

 

 

  1. a) all’origine fosti selvaggia

quasi felina

solo trovavi pace

in quell’ora della notte

quando l’alba è un presagio

e la sera dagli sguardi tormentosi

si cela nello sgomento del ricordo

poi fosti col tempo più quieta

e cedesti all’abitudine preziosa

la tua mano si fece

foglia senza peso

nelle carezze e nel cucito

 

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