Le poesie d’amore di Ottavio Rossani


nudità

Spogliati dei vestiti quotidiani,
lasciate in ufficio le nostre maschere dipinte,
ci amiamo qui,
sul tappeto volante della mia stanza.
La rincorsa dei desideri non esige spostamenti,
né costrizione, né corazza.
Basta una musica e una carezza.
Protagonisti di un tempo inventato,
nessuna difesa su questa scena.
Tornare nelle maschere d’inganno
con un solo gesto elegante:
un leggerissimo bacio senza voce. Continua a leggere

Alberto Cellotto, “Non essere”

Alberto Cellotto

1.

Poi so vedere i cartoni vuoti delle pizze in pila da una
finestra in ribalta, come ti aspettano all’inizio di una
strada lazzaretto di animali; e forse ti chiederò un favore:
ricorda il secchio del sole i buchi neri di briciole d’asfalto
anche gli stranieri in raccolta del radicchio coi cassoni,
i sorrisi delle cinesi così lontani dai loro uomini seri
quando fumano la cicca a mezzogiorno fuori da una sartoria
sempre aperta, ricorda questo quando dal fondo
un siero di petrolio sale verso il celeste e i corpi
starnazzano uguali ai capitelli e alle carcasse.

2.

Interno sta un coltello che si prende dell’inverno tutto
il mosso delle tane. Sotto i portici cammini indietro e sei
indietro con tutto, a svestire manichini a intuire il sentimento
delle crisalidi. Un po’ tondo è questo osso e mai e poi mai
un osso si torce. Tanto non dà tanto e un piatto è sempre
stato nel vento. Finestre nell’estremo di pianura e qui rimane
alle tre della notte lo stomaco con le sue lame.

3.

Il tempo è passato una volta e poi tutte. Lo ascoltiamo
piovere protetti nella fase subacquea. Solo così
vibra e tira l’arco rotto delle assenze, la linea di faglia,
le colonne ocra, ospiti sopra a un parco senza i passi,
al prato senza fiori tra rovine dove te devo vedere.
Ma stiamo ampliando la gambata tenendo il mento
a timone con gli occhi addosso a una vasca di licheni,
l’abbeveratoio degli animali che ci sopravvivranno impauriti
una volta scesi dal mare fermo, dagli scafi capovolti.

Da “Non essere” Vydia Editore, 2019
prefazione di Maria Anna Mariani

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La poesia di Yiannis Pappas

Yannis Pappas

Pubblichiamo qui alcune poesie di Yiannis Pappas, poeta e filologo greco.
Tra le numerose attività svolte da Yiannis, segnaliamo qui, in particolare, la sua attività di poeta e traduttore: ha tradotto le poesie di Cesare Pavese, [ndr. parzialmente pubblicate sul blog poesia] Printa, 2004. Insieme al poeta Sotiris Pastakas, ha tradotto 12 moderni poeti italiani [c. “Planodion”, dicembre 2007).
Qui leggiamo le sue poesie nella traduzione di Crescenzio Sangiglio.

Στον κήπο πίσω από το σπίτι

Στον κήπο, πίσω από το σπίτι, τη νύχτα σκάβοντας
έφτανε λαχανιασμένος στο όνειρο.
Εκεί συναντούσε τους παλιούς του φίλους,
ονόματα και εικόνες τώρα πια ,
μιας νιότης που φαντάζει μακρινή. Και μέσα στο όνειρο
ακούγονταν γέλια και φωνές,
χειρονομίες , ένταση, νυχτερινές εξορμήσεις
για να γίνει δυνατό τʼ αδύνατο.
Τη μια καβάλα σε μαύρο άλογο γεφύρι να περνάει,
μετά να τραγουδά στη Σαλονίκη,
την άλλη σε ξένες χώρες να περιπλανιέται,
στο τέλος να πνίγεται στη λίμνη της κυρα-Φροσύνης
Κι ύστερα πάλι απʼ το λαγούμι
που έσκαψε γυρνάει εκεί στον κήπο πίσω
από το σπίτι να συνεχίσει τη ζωή του
όλο και πιο μόνος τώρα πια.

Nel giardino dietro la casa

Nel giardino dietro casa di notte scavando
ansante raggiungeva il sogno.
Vi incontrava i suoi vecchi amici,
ormai nomi e immagini di una gioventù
lontana a vedersi, e nel sogno
s’udivano voci e risate.
Gesti, tensione, uscite notturne
per rendere possibile l’impossibile.
Ora in groppa a un cavallo nero ad attraversare il ponte,
e poi a cantare a Salonicco,
ora a vagare in terre straniere,
annegando alla fine nel lago di sora-Frosslni.
E poi di nuovo uscendo dalla fossa del covile
scavata nel giardino dietro casa
ritoma li per continuare a vivere
ormai sempre piu solo.

​​​Trad. Crescenzio Sangiglio
​​​Rivista Fermenti, no 235, 2010 Continua a leggere

Mariella Mehr, nata sghemba

Mariella Mehr / Credits ph Dino Ignani

Nichts,
kein Ort.
Es lärmt noch immer
Das Unheil im Kopf,
und auf der Himmelskarte
bin ich nicht vorhanden.

Niemals war Frühling
Flüstern die Aschenstimmen,
auf der Sprachwaage
sei ich ein Wort ohne Gewicht
und beschneide die Zeit
mit bewaffneten Augen.

Zukunft?
Sie spricht mich nicht los,
mich Schiefgeborene,
Komm, sag sie,
der Tod ist eine Wimper
am Lid des Lichts.

***

Niente,
nessun luogo.
C’è ancora rumore
Di sventura nella testa,
e sulla mappa del cielo
io non sono presente.

Mai è stata primavera,
sussurrano le voci di cenere,
sulla bilancia del linguaggio
sono una parola senza peso
e trafiggo il tempo
con occhi armati.

Futuro?
Non assolve
Me, nata sghemba.
Vieni, dice,
la morte è un ciglio
sulla palpebra della luce. Continua a leggere

Claudio Pasi, “Ad ogni umano sguardo”


LA NAVIGAZIONE INTERNA NELL’88 D.C.

Per queste terre basse, nella nebbia
o sotto il sole a picco, lungo prode
inabitate e astrusi labirinti
di canali e lagune, trasportiamo
derrate e passeggeri da Claterna
agli scali di Spina conficcando
nel fondale melmoso le pagaie.

Su queste onde scorre lentamente
tutto il tempo del mondo, e allora smettano
di farci fretta consoli e mercanti
o poeti venuti da lontano.
Vanno così le nostre vite e senza
né dolore né gioia proseguiamo,
pigri Argonauti verso nessun dove.
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SOPRA LA COROGRAPHIA DI G. B. ALEOTTI STAMPATA NELL’ANNO 1603

Qui è dove convergono le piene
dei torrenti discesi dai calanchi
franosi d’Appennino che, travolti
gli sbarramenti e le fragili dighe
fatte di malta e di fascine, vanno
a spagliare per tutta la pianura. Continua a leggere