La grammatica dell’oltraggio

 

Nocivi contro innocui: viviamo sotto il segno zodiacale del Sopruso, immersi in un impercettibile pulviscolo di ingiustizie. Basti solo pensare alle continue aggressioni sonore, agli estenuanti allarmi acustici, alle infinite richieste con cui le amministrazioni ci molestano impunemente. In queste pagine furibonde e paradossali, Valerio Magrelli traccia la cupa genealogia della prepotenza, per esortare alla difesa di alcuni diritti ormai dimenticati.

IL LIBRO

«Cani, antifurto, bimbi, lupi mannari – chi fa rumore è all’oscuro degli altri, figure leggendarie di cui talvolta si favoleggia, ma che evidentemente nessuno ha mai voluto prendere in considerazione. Eppure esistono, cosí come esiste un mondo circostante, e per di piú abitato, che questo libro avrebbe l’ambizione di portare alla luce. Poi c’è la burocrazia».

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Andrea Galgano, “Non vogliono morire questi canneti”

Andrea Galgano

Cala Jannita

Riversare
spiagge nere
sul balcone della marina
l’acqua
infedele della grotta

l’isola intiepidita di Santo Janni
come un duomo nudo
di roccia violata

la celeste aurora
è un seno di vapori
sulla paglia dei cappelli

la spiaggia è una Chimera
che scioglie
il fasto di onde a gradini
sul congedo di ogni oscurità. Continua a leggere

Maria Luisa Spaziani, lo stile e la saggezza

DALLA QUARTA DI COPERTINA

Due elementi si impongono in modo netto in questo finale e compostissimo messaggio poetico di Maria Luisa Spaziani: l’impeccabile maestria elegante dello stile e la saggezza riflessiva sulle cose del mondo, sempre filtrate dalla sensibilità acuta e dall’estro della propria esperienza, della propria articolatissima memoria. Una memoria, appunto, quanto mai ricca di episodi e dettagli pronti a riaffiorare. «Le duemila poesie che ho scritto / sono graniglia di vasto fiume», ci dice la Spaziani, che se ne andò consegnando ai posteri questo libro, senza dubbio uno dei suoi esiti più elevati e limpidi. Un libro che parla ancora, anche, dell’amore, che ragiona sulla precarietà dell’umano percorso, che indugia sui luoghi, come la Roma dove l’autrice a lungo visse, o come la sua Torino. Ma che sa non di meno soffermarsi in abbandono sul «mistero di un fiore», o che provvisoriamente si appaga nella vitale apertura di chi è consapevole che «bellezza, gioia, e giovinezza irrompono / rovesciando ogni diga». In questa poetica e preziosa realizzazione di un consapevole e pacato consuntivo, Maria Luisa Spaziani sa bene che «il tempo passa di ora in ora», in una sorta di «pallottoliere cosmico», eppure a noi resta la vantaggiosa sorte dello scavo in profondo e della mirabile testimonianza che, in un’avventura poetica come la sua, trapassa il tempo stesso e ci perviene, ad alimentare e confortare il senso del nostro complesso esistere. Continua a leggere

Alessandro Anil, “Versante d’esilio”

Alessandro Anil

Ti hanno condotto i tuoi passi in un luogo aperto,
sul bordo di una strada, hai respirato, oltre il vuoto
di una corsa, l’erba, il richiamo, l’antica scorza di un albero…
Hai lasciato che l’ombra entrasse a gocce
fino all’ultimo sangue, la strana gioia dei margini ti ha seguito
lungo una pendenza… hai atteso, la maturazione lenta del frutto
per immolare il cielo al silenzio, tu… che hai amato
la mancanza e la pienezza nella distruzione
fino al tendersi dell’arco nel suo limite preciso, il corpo flesso
nell’estremo controllo, il grande occhio che mira.

 

 

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Nanni Cagnone, “La genitiva terra”

Nanni Cagnone e Sandra Holt, © Eric Toccaceli 2019 -All rights reserved

ANTEPRIMA EDITORIALE

Dopo TORNARE ALTROVE (2015), CAMMINA MARE (2016) e INGENUITAS (2017) PARMENIDE REMASTERED (2019) tutti pubblicati da La Finestra Editrice, è appena uscito di Nanni Cagnone, con lo stesso editore LA GENITIVA TERRA (2019).
Cagnone ci consegna qui fin dal titolo, un’opera di poesia dotata di un’urgenza tutta sua: genitiva, generativa, appunto. Al centro di questo  lavoro la madre Terra, la generante, dalla quale tutto perviene.

ESTRATTI

I

In un giorno
che spiffera colori,
tu destinato oscuro.
Vorresti dire
anzianamente addio,
e pur c’è un seme
rimasto seme—
rivolgiti alle spighe
(quelle d’un tempo,
prima del progresso),
chiedi se maturità
a noi convenga.

Cover design by Sandra Holt

II

Qui—sciupata
anche la parola,
se abbattuto
si toglie all’amicizia
un altro albero—
non ha patria
la candida violenza.

E tu, diversamente
umano, a cosa
potresti appartenere?
Sei spinto nell’intrico,
generato senza materia
da una figlia, le tue parole
non vogliono pensare.

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