L’autobiografia di J. W. Goethe

Giovedì 20 settembre 2018, ore 19.00

Museo  Biblioteca  Foyer italo-tedesco
Via del Corso 18 | 00186 Roma (Piazza del Popolo)
www.casadigoethe.it

Presentazione libro (in lingua italiana)
J.W. GOETHE. Dalla mia vita. Poesia e verità

A cura di Enrico Ganni. Introduzione di Klaus-Detlef Müller
Collana I Millenni, Einaudi 2018
Intervengono
 ENRICO GANNI e
 VALERIO MAGRELLI
Lettura di LORENZO PROFITA

In collaborazione con Giulio Einaudi editore

L’autobiografia, scritta in tarda età, copre gli anni giovanili fino al 1775. E’ ambientata per la maggior parte in una Francoforte che sembra una città mediterranea, con la gente che vive per strada nei dehors abusivi costruiti davani ai portoni delle case. E anche casa Goethe ha qualcosa di italiano, non fosse altro perché il padre l’italiano lo sapeva leggere e l’aveva fatto studiare alla moglie e ai figli.

Attraverso i mille incontri e frequentazioni Poesia e verità è anche l’affresco di un’epoca esaltante, fra Illuminismo e Sturm und Drang, di tutta la cultura europea. Continua a leggere

Elisabetta Pigliapoco, “L’equilibrio”

Elisabetta Pigliapoco / Credits ph Dino Ignani

L’equilibrio è un taglio orizzontale
tra la gola e il petto.
E’ la bolla d’aria ferma
in mezzo alla livella
quando neanche il respiro
è più certo.

ho trovato il mio centro nella goccia
che scavava la vena all’avambraccio
ho vomitato in dodici ore interi
i miei sedici anni e qualche giorno

L’equilibrio ce l’ho stampato
in faccia, come una smorfia
serra le labbra in un sorriso
distilla sagge sillabe e poche.

le borse sotto gli occhi di mia madre,
lo sguardo senza più orizzonti
per sempre vinto, riflesso nello schermo
acceso su un Sanremo senza gloria

Ancora oggi resta l’ossessione
la mano che passo tra i capelli
indice e medio a misurare
il venti per cento di speranza,
l’ho sciacquato tutto nella vasca
col rasoio ancora tra le mani

Equilibrio, una forma d’attesa
stand-by senza scadenza
tra vertigini e voragini
certe.

c’era l’ossigeno che entrava dalla porta
spalle forti e  viso da bambino
col giubbotto scuro, l’incoscienza
del sorriso. Diceva già domani

il dolore di mio padre non entrava
spuntava la sua testa dalle scale
si appoggiava muto alla finestra
la mano apriva, in segno di saluto

da La luce di taglio, Archinto 2018

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Miriam Toews, “Donne che parlano”

Miriam Toews


DONNE CHE PARLANO, MARCOS Y MARCOS, 2018
IN USCITA IL 27 SETTEMBRE 2018

Quarantotto ore per decidere come reagire a una violenza inaudita.
Da una drammatica storia vera un romanzo di donne coraggiose che dicono basta. Quarantotto ore per trasformare rabbia e paure in forza viva, per scegliere la libertà.


Venivano narcotizzate con lo spray per le mucche, e poi stuprate nel sonno. Si svegliavano doloranti, sanguinanti. E si sentivano dire che era tutto frutto della loro sfrenata immaginazione, o eventualmente del diavolo. Invece i colpevoli erano uomini della comunità: zii, fratelli, vicini, cugini.
Che fare adesso, con questi uomini, che sono in carcere, ma presto usciranno su cauzione e torneranno a casa? Perdonare, come vorrebbe il pastore Peters? Rispondere con la violenza alla violenza? O andare via, per sempre, per affermare una vita diversa, di rispetto, amore e libertà?
Il romanzo parte da qui: dal momento in cui le donne devono decidere cosa fare. Sono donne sottomesse, abituate a obbedire. Nascoste in un fienile, prendono in mano, per la prima volta, il proprio destino.
La loro ribellione incandescente risana. È linfa vitale anche per August Epp, l’uomo amorevole e giusto che aveva perso la speranza, e che le donne chiamano a testimone della loro cospirazione di pace, perché possa raccontarla.
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Tiziano Broggiato, da “Novilunio”

Tiziano Broggiato/ Credits ph. Dino Ignani

Sulla felicità

Concentrata in episodi, la felicità
segue il suo corso appiattita
lungo le pareti del labirinto.
Nessuna meraviglia, dunque, che appaia
nel silenzio gonfio di una campagna
o dentro la cornice d’ottone di uno
spioncino.
Secche parole d’incoraggiamento
che si irradiano in un lampo nella mente
anestetizzandola.
Tutto il resto è superfluo.

*

Stridono i cardini della porta sul fondo
in disuso da anni.

Ho percorso a occhi semichiusi
l’antica galleria di collegamento
rasentando la parete di pietra
come fosse la fronte imperlata
dei secoli.
Eccoti lì, a dieci anni,
attraversare cauto la montagna
di casse stipate nel vecchio magazzino
male illuminato.
Uno, in controluce, che potrebbe essere
il custode, con la guancia premuta
contro lo stipite in ferro della porta:
– Dai, esci. Non vuoi vedere il futuro ? – farfuglia.

Una scorciatoia che anche allora
mi sembrò da subito inadeguata. Continua a leggere