Giacomo Leopardi, “O mia diletta luna”

CANTO XIV

ALLA LUNA

O graziosa luna, io mi rammento
Che, or volge l’anno, sovra questo colle
Io venia pien d’angoscia a rimirarti:
E tu pendevi allor su quella selva
Siccome or fai, che tutta la rischiari.
Ma nebuloso e tremulo dal pianto
Che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
Il tuo volto apparia, che travagliosa
Era mia vita: ed è, nè cangia stile,
O mia diletta luna. E pur mi giova
La ricordanza, e il noverar l’etate
Del mio dolore. Oh come grato occorre
Nel tempo giovanil, quando ancor lungo
La speme e breve ha la memoria il corso,
Il rimembrar delle passate cose,
Ancor che triste, e che l’affanno duri!

COMMENTO DI LUIGIA SORRENTINO

Molto spesso nelle sue liriche Giacomo Leopardi si rivolge alla luna.  Siamo a Recanati, molto probabilmente sul colle dove il poeta scrisse “ L’infinito”, e in questa lirica quello che ci sorprende è la delicatezza del ricordo,  un ricordo che il poeta definisce pieno di angoscia.   Ma ora Leopardi ha lasciato da parte quell’angoscia giovanile proprio perché la ricorda in una dimensione diversa che fa pensare che l’abbia superata come “ picciol cosa”. Continua a leggere

Mariangela Gualtieri, “Quando non morivo”

Mariangela Gualtieri, credits ph Dino Ignani

IL QUOTIDIANO INNAMORAMENTO

L’amore mio ha tanti di quei nomi.
Batte le foglie a volte come cielo
che scende in gocce. Tira via le foglie
secche e le trasporta in volo.
A volte l’amore mio sorge e risplende
a volte per un momento breve
mi guarda sul sentiero con occhi
spaventati di capriolo. Ha molte facce
l’amore mio. Umane facce
e musi. Ha tutte le parole.
Ha note, sinfonie, voci cantate.
Ha un vuoto così grande
che mi accoglie mi chiama mi
atterrisce. L’amore mio.
Mi consola e mi duole.
E non muore – non muore.
Da forma a forma fiorisce. Continua a leggere

Assunta Finiguerra (1946 – 2009)

Assunta Finiguerra

L’uómmene pe mmé so state chiuóve
cadàvere de sole sope ô fiume
circhie de fuóche p’allazzà ’a lune
e àrdele cume appene ’a guardaie

Si tene nu mualepunde criste mie
falle murì mò ca è peccenénne
accussì pregaie notte e juorne mamme
penzanne de fermà ’a malasorte

Oie mammarella mie, destine e cazze
ósce so na farfalla mbusumuate
na fémmene ca nun pote cambià ’a mute
pecché ru ssuale de préte nge à ffatte

qual’amore, quala morte, nesciune
me pote ajutuà, so acqua passate
rame de presche da u viénde snervate
e fenute pe ccunduanne a restà nvite Continua a leggere

Nadia Campana (1954 – 1985)

Nadia Campana

Guardiamo dalla cima del monte
il filo di calma che è nato
del mio petto tu conti ogni grano
e ogni cuore si prende di colpo
il suo tempo: un amore
è tornato e si è accorto
il suo disco ci copre.
Adesso tu devi guardarmi
per quella collana di sì
nella mia pelle che apre
la piana la strada
e i fondi della notte
i centesimi della sete.

*

Noi, la lunga pianura immaginaria
ci inghiotte come sacramenti della notte
Sei stato una quantità esatta
nella pioggia che afferra i visi
Ma adesso in ogni angolo della stanza
aspetteremo fuori dall’esplosione
un legno che io, qui,
ho costruito (lasciami fare)
prodigi scelti dal caso, pioppeti da percorrere!
Il tenero è nel mezzo e nell’interno
umiltà di una porta
ascoltando treni, a un passo, come
una febbre nel ricordo esattamente
Guarda il campo
è così calmo, smisurato, stamattina.
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Una biografia di Paul Cézanne

«Rewald sembra condurre per mano il lettore nel flusso della vita artistica e delle dinamiche che racconta, in una maniera così piana, essenziale e vivida, che si ha la sensazione di assistere a quei fatti del passato come se ci si ritrovasse per le vie di Parigi e nei sobborghi: ascoltando idee e discussioni fra i pittori, vedendoli lavorare, si è partecipi dei loro entusiasmi e delle loro difficoltà». Pier Giorgio Dragone

«Il metodo che ho scelto per costruire questa biografia ha un unico scopo: mettere il lettore a contatto diretto con Cézanne e il suo mondo, lasciando la parola all’artista e a quanti gli hanno vissuto accanto, attingendo ai suoi scritti, alle lettere, alle foto e alle testimonianze di prima mano». Con queste parole John Rewald introduce la biografia di Cézanne pubblicata in plurime edizioni nell’arco di quarant’anni (1948-1986) e rimasta insuperata, a detta unanime della comunità degli storici dell’arte. Uscita originariamente in Francia, e poi ampliata nella sua versione definitiva per il pubblico americano, quest’opera preziosa, che ha il pregio della sintesi e al contempo della completezza, colma finalmente una lacuna nel panorama editoriale italiano. Continua a leggere