L’esplorazione del dolore nella poesia di Samir Galal Mohamed

Pubblichiamo in anteprima tre testi di Samir Galal Mohamed tratti da Damnatio memoriae, Interlinea Edizioni, Collana “Lyra Giovani” a cura di F. Buffoni, Novara 2020.

Le regole di ingaggio non sono mai chiare

Le regole di ingaggio non sono mai chiare.
Un tradimento, un abuso, un pestaggio…
Un focolaio di essere umani – rilevati dai radar.
L’incendio di una tendopoli – rivela il nome comune
di un luogo. Se le regole di ingaggio non ci sono mai
chiare, queste, al contrario, risultano arcinote.
Un silenzio, un sequestro, uno sgombero…
L’infinito movimento di un corpo-lince che si smarca,
che è complementare a un movimento finito e “segugio”.
Quando stringo fra le braccia questo torace, tanto minuto
quanto vulnerabile, cerco di non guardarlo negli occhi.
Non voglio che veda il mio male, che vi riconosca
delle prove, che ne intuisca alcuna profondità.
Non perché il mio male sia speciale o abbia qualcosa in più
di un altro. Semplicemente, non voglio che ne veda ancora.
Dovrà fare i conti con vecchie e nuove regole di ingaggio.
Con l’abisso della non decisione per eccellenza.
Con la possibilità di divenire umano, di venire meno
all’umanità, di divenire qualcosa in meno dell’umano.
Occorrerà il rischio di divenire altro: altro per cui
sarà valsa la pena lasciarsi guardare, negli occhi,
da tutto quel male. Continua a leggere

Adam Zagajewski vince il premio alla Carriera del Festival Internazionale di poesia civile di Vercelli

Adam Zagajewski

A Milano l’Università Cattolica ospita il poeta polacco Adam Zagajewski mercoledì 23 ottobre alle 17 (Cripta Aula Magna, largo Gemelli 1) con letture dal nuovo libro Prova a cantare il mondo storpiato (Interlinea) a cura di Valentina Parisi, alla vigilia della cerimonia del premio alla carriera che gli viene assegnato dal Festival internazionale di poesia civile a Vercelli. In Università il poeta incontra gli studenti di varie facoltà a partire dal Laboratorio di editoria che promuove l’incontro, presentato da Roberto Cicala con un intervento di Giuseppe Langella.

«Ma noi siamo vivi, / colmi di memoria e ragione» è la risposta di Adam Zagajewski (nel nuovo libro, in uscita a novembre) ai drammi della storia e alla spersonalizzazione della società attuale, collocando sotto la sua lente d’ingrandimento piccoli particolari quotidiani molto rivelatori: così le ombre dei turisti sulla tomba di Brecht sembrano quelle degli informatori della stasi che lo pedinavano da vivo e la gatta di Ruth, ignara di essere ebrea come la sua padrona, di notte dal ghetto torna sempre alla parte ariana. Per l’autore di quest’antologia, che affronta la shoah come l’11 settembre ma anche gli ex paradisi naturali fagocitati dal turismo di massa, resta lo spaesamento dei «poeti, invisibili come minatori, nascosti sottoterra» che «costruiscono per noi una casa», quella della consapevolezza civile di dover essere vivi e vigili «e talvolta particolarmente orgogliosi, / perché in noi grida il futuro / e quel balbettio ci fa umani».

La poesia di Adam Zagajewski è stata definita dal premio Nobel Derek Walcott «voce sommessa sullo sfondo delle immense devastazioni di un secolo osceno, più intima di quella di Auden, non meno cosmopolita di quelle di Miłosz, Celan, Brodskij».

Adam Zagajewski è nato nel 1945 a Leopoli, città che ha lasciato quell’anno stesso insieme alla sua famiglia, espulsa dai sovietici che se ne erano impadroniti nel 1944. Cresciuto a Gliwice, Slesia, e cioè in quei territori tedeschi che nel dopoguerra furono annessi alla Repubblica Popolare di Polonia, Zagajewski ha studiato psicologia e filosofia all’università Jagellonica di Cracovia, diventando ben presto uno dei protagonisti della corrente “Nowa Fala” o “Generazione del ’68”, che riuniva i giovani poeti più critici nei confronti del regime. Pubblica la sua prima raccolta, Komunikat nel 1972. Nel 1975 è tra i firmatari della Lettera dei 59, sottoscritta da sessantasei intellettuali polacchi per protestare contro l’introduzione nella Costituzione di paragrafi riguardanti l’alleanza con l’Unione Sovietica e il ruolo-guida del Partito Operaio Unificato Polacco. Dopo aver vissuto a lungo all’estero, prima a Berlino e poi a Parigi, è tornato a risiedere a Cracovia nel 2002. Insignito del Neustadt International Prize for Literature (2004), del premio Heinrich Mann (2015) e del premio Principessa delle Asturie (2017), insegna da anni all’università di Chicago. In Italia Adelphi ha pubblicato una raccolta di prose, Tradimento (2007, a cura di L. Bernardini, traduzione di V. Parisi), e Dalla vita degli oggetti, un’ampia scelta dalla sua produzione poetica a cura di Krystyna Jaworska (2012).

Zagajewski sarà premiato giovedì 24 ottobre 2019 alle ore 21 nel Seminario di Vercelli e sarà distribuita in omaggio ai presenti la plaquette delle sue nuove poesie fino a esaurimento.

La premiazione di Zagajewski è l’evento centrale del festival internazionale di poesia civile 2019 con un’anteprima mercoledì 23 a Milano alle ore 17 in Università Cattolica.

In programma conferenze, reading, aperitivo in musica, il premio Brassens dedicato al padre italiano del rap Frankie hi-nrg mc e uno spettacolo contro la violenza sulle donne.

Tra gli ospiti Maurizio Cucchi, Franco Buffoni, Enrico Palandri, Ambrogio Borsani e Roberto Piumini che legge dalla sua nuova traduzione del Macbeth.

Il Festival internazionale di poesia civile di Vercelli, ammesso alla UNESCO’s World Poetry Directory, ha premiato nelle passate edizioni il siriano dissidente Faraj Bayrakdar, la poetessa-biologa Katherine Larson, la candidata Nobel Márcia Theóphilo, l’angry poet Tony Harrison, Lambert Schlechter e Ryszard Krynicki, fra gli altri. Anche quest’anno il festival di poesia civile fa emergere, attraverso il linguaggio universale dei versi, temi scottanti e civili, dalla violenza sulle donne alle armi di guerra, mettendo al centro le giovani generazioni, dalla scuola primaria all’università e premiando i migliori giovani poeti italiani. Continua a leggere

Maddalena Lotter, “accarezzare i margini fino alla fine”

Maddalena Lotter a Pordenonelegge 2019, alla presentazione del XIV Quaderno di poesia italiana contemporanea a cura di Franco Buffoni, Marcos y Marcos, 2019 /credits ph Giulia Modi

Verticale

In che trofeo finisce tutta la forza
spesa per contenersi, non deragliare
soggetto normale.

Poco prima del sonno
se batto piano
la cassa
toracica comincia
una musica preistorica
di tamburi, ossa e polmoni
e più, più in fondo
anche se non siamo mai andati
sospettiamo
esserci ancora io.

Dire: ho domato
i suoi canini scintillanti nel buio
e solo ora vivo
come un premio la mia incessante compagnia.
Così dormo. Non mi porta via
più niente da qui, dal faro fermo
della mente. Continua a leggere

Una poesia di Franco Buffoni

Franco Buffoni, credits photo Dino Ignani

[Senza titolo]

Siamo tutti un po’ gibollati all’Ardeatina
Su cinque corsie dove al massimo
Dovrebbero starcene due
Senza caffè alle sette di mattina,
Alcuni furono finiti col calcio del fucile
Sono stati trovati col cranio sfondato
Erano ubriachi alla fine gli assassini
E sbagliavano la mira
Uno era qui accanto all’uscita ostruita
Si era trascinato in agonia.

Franco Buffoni

[Untitled]

We are all a bit worse for wear on the via Ardeatina,
with its five lanes
where two should be the max,
at seven a.m. without any coffee…
Some were finished off, pistol-whipped.
They were found with their skulls smashed-in.
By the end, the assassins were so drunk
they couldn’t shoot straight.
One lay next to the blocked exit,
dragging himself here
in the throes of death.

Traduzione di Jacob Blakesley

Jacob Blakesley

 

 

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