Martine-Gabrielle Konorski, “Une lumière s’accorde”

Martine-Gabrielle Konorski

Le sommeil s’éloigne
seulement pour infliger
l’assourdissante battue
de la pendule
Consciences anachroniques
embuées de paroles
dans les ruines du corps
suspendu à nos heures.

(Martine-Gabrielle Konorski)

Il sonno s’impone
va via solo per infliggere
il battito assordante
del pendolo
Coscienze anacronistiche
appannate di parole
tra le rovine del corpo
sospeso alle nostre ore.

Continua a leggere

Shakespeare in scena, quattro traduzioni di Patrizia Cavalli

Queste che presentiamo – pubblicate per la prima volta e insieme – non sono semplici, seppure magistrali, traduzioni di quattro opere di Shakespeare: “La tempesta”, “Sogno di una notte d’estate”, “Otello” e “La dodicesima notte”. Sono molto di piú. Sono la voce che un poeta ha saputo dare ai personaggi, ascoltandoli, immaginandoli e vedendoli in scena. Sono traduzioni nate per la scena, che è il loro luogo naturale. Continua a leggere

Philippe Delaveau, poesie scelte

Philippe Delaveau

Traduzioni di Cristina Spinoglio

Da Petits instants ordinaires, Gallimard 1999

Il canto del mondo

Coloro che non sentono il canto del merlo
sul pino nero
coloro che hanno deciso di non ascoltare nulla –
scivoleranno verso altri giorni
nell’ombra che li attira –
E gli smarriti, gli imprudenti scompariranno
dietro il tintinnio del loro fallace potere.
Il giorno agita rami e cortine,
fumo di falò di foglie solitarie
Nei minuti giardini composti e ordinati,
ma la foresta, per celebrare silenzio e pace,
svela il suo enigma,
di cui si appropria il capriolo solerte.

Ho sentito a volte, diceva il viaggiatore nel Tirolo
i cervi tutti bianchi bramire in alto nella stagione degli amori,
e in basso rispondere con un mormorio nel tenero fogliame
le cerbiatte odorose color di neve.

Coloro con gli occhi coperti di rumore meritano il nostro disprezzo?
La vostra parola è morta dicono, oppure: questa non è la nostra pietà.
Non è più il tempo di effimeri chiarori,
per l’insolente sottomissione, su questa terra,
per tanta bellezza senza tregua,
la cui arroganza ci nega talvolta autorità.
Tutto agisce e si spossa e torna al nulla:
a che serve questo amore?

Ben misera cosa certo per gli affari, questa poesia
E Marthe che si agita invano in cucina,
ha detto il Maestro,
Marthe a volte si ferma e si ricorda.

Che ridano del nostro canto più semplice del vento tra i cespugli
la voce del vento e il clamore dell’acqua sugli scogli costieri.

Come l’uomo in piedi sul battello che si allontana,
amo le parole che pronuncio e queste grigie conchiglie
nella trasparenze delle ostriche,
Il mare le denuda nel suo esilio o il mare le ricopre,
a volte brancolanti in pieno giorno o per un fulgore di luna
nel paziente progresso del loro palazzo
dove l’acqua dentro s’ispira al mare aperto.

L’inverno sotto la bruma e la pioggerellina, l’estate con un sole fremente
come l’ostrica aperta in silenzio e che si chiude
Poniti danti alla linea inesauribile della riva
tra il grigio del mare e il grigio di un pensiero.
Nel suo rifugio allora l’uomo che veglia
contemplerà il sortilegio e coloro che lo rifiutano.

Da Le chant du monde

Ceux qui n’entendent pas le chant du merle
dans le pin d’Autriche,
ceux qui ont résolu de ne jamais entendre –
glisseront vers d’autres jours,
dont l’ombre les attire –
et disparaissent les égarés, les imprudents derrière
le cliquetis de leur pouvoir trompeur.
Le jour agite branches et rideaux,
fumées de feux solitaires de feuilles
dans les petits jardins tirés à quatre épingles,
mais la forêt, pour célébrer la paix et le silence,
délivre son énigme,
dont le chevreuil alerte se saisit.
J’ai entendu parfois, disait le voyageur dans le Tyrol
les cerfs tout blancs bramer en altitude à la saison d’amour,
et leur répondre en bas dans les feuillages doux par un murmure
les biches odorantes couleur de neige.
Ceux-là aux yeux couverts de bruits méritent-ils notre mépris ?
Votre parole est morte disent-ils, ou bien : ceci n’est pas notre piété.
Il n’est plus temps pour des lueurs éphémères,
pour d’insolentes soumissions, sur cette terre,
à tant de beautés sans répit,
dont l’arrogance nie parfois notre pouvoir.
Tout agit et se lasse et retourne au néant :
À quoi bon cet amour ?
Une bien maigre chose assurément pour les affaires, ce poème
et Marthe qui s’agite vainement dans la cuisine,
a dit le Maître,
Marthe parfois s’arrête et se souvient.
Qu’ils rient de notre chant plus simple que le vent des broussailles
la voix du vent et la clameur de l’eau sur les rocs de la côte.

Comme l’homme debout sur le bateau plat qui s’éloigne,
j’aime les mots que je prononce et ces gris coquillages
dans la transparence des claires.
La marée les dénude en son exil ou la mer les recouvre,
parfois tâtonnés du plein jour ou d’un éclat de lune
dans le patient accroissement de leurs palais
où l’eau dedans s’inspire du grand large.
L’hiver sous l’écume et la bruine, l’été par un soleil bruissant
comme l’huître en silence ouverte et qui se ferme
installe-toi devant l’inépuisable ligne du rivage
entre gris de la mer et gris d’une pensée.
Dans son refuge alors l’homme qui veille
contemplera le sortilège et ceux qui le récusent.

Continua a leggere

Claude Royet-Journoud, “Le nature indivisibili”

Claude Royet-Journoud

Nota di Luca Minola

Libro estremo, selettivo Le nature indivisibili di Claude Royet-Journoud, pubblicato da Effigie nel 2016 e tradotto in maniera netta e inequivocabile da Domenico Brancale, è da codificare in continuazione e richiede studio e assiduità. Non appaiono all’interno le versioni dei testi originali dal francese, per una scelta motivata dall’autore stesso: “Nella traduzione, la lingua di arrivo è la versione originale e non l’inverso. D’altronde la poesia ha un corpo. Un recto, un verso. Uno spazio fisico e uno mentale. E’ racconto-e in una sola lingua. Non scrivo una raccolta, ma un libro. Nelle edizioni bilingue ciò che viene distrutto è la nozione stessa di libro: la doppia pagina (sinistra, destra), l’importanza del voltare pagina, la sospensione della narrazione, il rapporto con il tempo, ecc.”. Quindi l’inappropriato elemento dell’originalità di Royet-Journoud, che preferisce il contrasto, il contrario per eccellenza: liberare la traduzione del testo dalla gabbia della lingua originale o il bisogno della sospensione di spazi e tempo. Piace quello che non è, quello che non c’è, che non si può spiegare e soprattutto che non vuole essere spiegato: e “ho bisogno di pensare alla tua mano sulla carta/è l’esercizio più basso/che permette di seguire/una riduzione geografica/erano in attesa di essere notati”. Incide profondamente sulla lettura una pagina attraversata da una parola asciutta, tagliente, svincolata da un’energia comunicativa. Continua a leggere