Carlo Betocchi, scrivere su un lembo di giornale

Carlo Betocchi

Carlo Betocchi (Dal definitivo istante. Poesie scelte e inediti, BUR, Milano, 1999)

Il cuore a volte è un grumo secco, a volte
si scioglie ed inerbisce come zolla
dopo l’inverno: grazia o fortuna,
ossia virtù, il cielo è uguale per tutti;
tutti vi abbiamo un seme che butta
o non butta, a seconda della dolce
pazienza con cui si attende: o furia
con cui si vuole. Non si sa dove siano
i limiti del fausto o dell’infausto,
del vero o del falso, del giusto
o dell’ingiusto; dell’infinitamente
innocente: seppure esistano li vigila
una grazia sacrosanta. Stamani, così
verzicando, sono stato sorpreso
da questi pensieri. Mi sono riparato
dal vento in un portone, a scriverli
su un lembo di giornale. Continua a leggere

Roberto Carifi, da “Amorosa sempre”

Roberto Carifi

Con le mani chiodate
si alzano in volo
guardando la madre
che ha il volto prosciugato
e questa terra molle, lo sai, è l’unica
che resta tra la nascita e l’orma saccheggiata…
guardateci, dicono da un campo arato,
è la nostra sorella, la vita,
quella semina di bambini che picchiano,
picchiano sulle corde del cielo
e non sanno, loro, la scrittura di sasso
l’esito che hanno scavato
con un occhio nel letto e l’altro,
in croce, sull’arenile. Continua a leggere

In memoria di te, Alessandro Ricci

Alessandro Ricci

Alessandro Ricci da I cavalli del nemico, (Il Labirinto, Roma 2004)

Un gozzo demente
rade il cedimento de molo, la
macchia di catrame, la boa ossidata.
Eppure lo vedi andare, frodando
un’aspettativa di largo, di tarda
flora marina.
Perché mare e cielo
fingono comunque il bello, bello
è il suono amaro del diesel,
quatto quatto verso
il silenzio e l’assenza. Continua a leggere

La ricerca multiforme di Elio Pagliarani

Elio Pagliarani

da Tutte le poesie (1946-2005), a cura di A. Cortellessa, Garzanti, 2006

Che ci portiamo addosso il nostro peso
lo so, che schermaglia d’amore è adattamento,
guizzo, resistenza necessaria perché baci
la nostra storia i nostri uomo-donna
non solo all’ombra dei parchi
lo imparo ora, forse.
Oh, ma scompagina come il vento
freddo di viale Piave i giorni scorsi, e spaura,
quanto di me non solo porto
sulle spalle, ma mi tocca travasare
adattare al tuo flusso flessibile
e scontroso.
Io che speravo
necessario e sufficiente solo il fiore
che affiora, tocco con le carezze oltre che il tuo
fusto flessibile lo specchio la certezza
di come sia insufficiente il mio amore
per la tua capacità di comprenderlo,
per la tua capacità di comprenderlo
come sia immane il mio bisogno d’amore. Continua a leggere