Laura Corraducci, “Il passo dell’obbedienza”

Laura Corraducci

Maria Stella Maris

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la
serva del Signore, avvenga di me quello
che hai detto”. E l’angelo partì da lei.
(Lc 1, 38)

poi d’improvviso fu di nuovo mattino
il sole ti aprì gli occhi e ti strinse le mani
il corpo per la prima volta lo sentisti intero
nel timore che si sciolse nel fuoco del grembo
poco importa che la voce fosse di angelo o di uomo

*

Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio,
seduto in mezzo ai maestri, mentre li
ascoltava e li interrogava.
(Lc 2, 46)

non sapevi del mondo che comincia di là
dal tempio del figlio smarrito nelle stanze
di una voce di ragazzo che zittisce i maestri
e forse fu allora che imparasti che il silenzio
è sempre la parola più potente dell’amore

*

Venuto a mancare il vino, la madre di
Gesù gli disse: “Non hanno più vino”.
(Gv 2, 3)

da sotto il velo li osservavi da lontano
la donna e il suo sposo intrecciati alla vite
le labbra di lei frutti dolci di melograno
ma a sentirne l’angoscia tu fosti la prima
e nell’acqua rossa di Cana iniziasti a vedere
un figlio che volle spostare il percorso al dolore

*

Donna, ecco tuo figlio!
(Gv 19, 26)

mai ti voltasti per paura potesse sparire
quella strana quiete dentro i suoi occhi
la serbasti per anni nel tumulto del cuore
e quando alzasti in alto la testa per gridare
– pensasti –
a come sa risplendere il sangue sotto la luce

 

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Addio a Roberto Calasso, geniale scrittore e editore

NOTA DI FABRIZIO FANTONI

 

Era il 1965 quando usciva per la prima volta in Italia il romanzo scritto nel 1908 da Alfred Kubin “L’altra parte”. Bobi Bazlen lo definì “Il libro più kafkiano prima di Kafka”. Così cominciò la grande avventura editoriale di Adelphi grazie ai suoi due fondadori, Bobi Bazlen e Roberto Calasso. Difficile dare una definizione univoca del lavoro editoriale compiuto da Roberto Calasso con Adelphi. L’unico paragone possibile nella storia dell’editoria è quello con il grande stampatore veneziano Aldo Manuzio del Cinquecento indiscusso riferimento culturale per Roberto Calasso: per entrambi l’editoria – lo stampare, il creare il libro – era lo strumento per delineare un paesaggio culturale integrativo nel quale far convivere culture diverse e punti di vista differenti. Ecco, quindi che nel catalogo Adelphi la letteratura mitteleuropea convive con quella americana, la cultura occidentale con quella orientale, la civiltà arcaica con la fantascienza; e poi letteratura turca, romena, portoghese, scandinava, fantastica, l’Islam e i mistici occidentali . E ancora, psicologia, scienze cognitive con la storia delle idee.

Un universo immenso, sconfinato, dove al centro troviamo sempre l’idea nella sua forma più elevata.

Ma non possiamo dimenticare la figura di Roberto Calasso come scrittore. Allievo del divino anglista Mario Praz, Calasso è stato senza dubbio il più grande saggista italiano del secondo Novecento. Enciclopedico e poliedrico come Praz, gli interessi di Calasso hanno spaziato dal mito arcaico – indimenticabile il suo saggio “Le nozze di Cadmo e Armonia”, (1988)  –  alla storia dell’arte in “Il rosa Tiepolo”, dalla critica letteraria “La folie Baudelaire”(2008)  alla cultura indiana, “L’ardore” (2010), fino a saggi per bibliofili come il gustosissimo: “Come ordinare una biblioteca”. Continua a leggere

Nadia Agustoni, da “Gli alberi bianchi”

Nadia Agustoni / credits ph. Dino Ignani

nel cielo tutto è cielo:
“il nostro guardare è farsi azzurro
vestirsi per un giorno grande”

così la sera nei quaderni

nell‘ombra delle foglie

passare

***

stare vicino agli alberi
e insieme,
per qualcosa di reciso
sulla terra

com‘era nel verde
coi suoi fiori

o come la neve

___________________

lontano l‘astro delle chiome

***

il fuoco se brucia le foglie
e tra il nascere e il morire
diventare con l‘insetto
e un po‘ di luna

quello stare quieti

***

nel sole dei rami
com‘era il vento
com‘era perdonarsi

il tavolo il piatto il bicchiere

e l‘insetto capovolto
guardarlo morire

(altri piangono le loro
storie di bambini)

________________________

così tutto è vicino
il mare dei racconti
i musi
i fucilati

il cranio della vacca

spaccato

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La Collana gialla, un nuovo sodalizio : Pordenonelegge e Samuele Editore

Gian Mario Villalta, Valentina Gasparet, Alberto Garlini, Curatori di Pordenonelegge – immagine adnKronos

Ritornano a settembre gli appuntamenti con le novità editoriale di pordenonelegge: la collana Gialla e la collana Gialla Oro, rinnovate in tutto, grazie alla nuova collaborazione con Samuele Editore.

Le Collane Gialla e Gialla Oro, progetto editoriale di pordenonelegge e Lietocolle che negli anni si è consolidato ottenendo attenzione e consenso, rilancia con profonda convinzione la propria idea di cultura e poesia all’interno della nuova collaborazione con Samuele Editore. Il progetto della Gialla ha per anni accolto voci di autori già conosciuti da chi segue la vicenda attuale della poesia, considerandoli testimoni del panorama nazionale. Il progetto della Gialla Oro ha invece proposto opere di autori che avevano già trovato riconoscimento e che in questa Collana hanno confermato il loro desiderio di dialogo e condivisione.

Un’amplificazione della vocazione coltivata da pordenonelegge nel corso di numerosi anni: il dialogo, l’incontro, la ricerca di quella condivisione come vero luogo della parola e vera distanza, che sempre di nuovo si azzera e si ricompone, tra il poeta e il lettore. Condividendo il progetto pordenonelegge e Samuele Editore aprono una nuova stagione, fiduciosi nell’energia di un nuovo inizio. Un nuovo dialogo, un nuovo fare, nella
traccia di un percorso assodato che si incammina verso una nuova avventura in poesia. Continua a leggere

Jacopo Curi vince il Premio giuria di qualità del concorso #assagidiversi

Jacopo Curi /credits ph Giandomenico Papa

Notte preistorica, superficie stagnante.
Un nodo si scioglie, il semaforo lampeggia
la terra completa un giro. Quanto pesa
adesso un pensiero, quanto fa rumore
un rumore improvviso.

Non sapevamo che avremmo dimenticato
che tutto sarebbe divenuto inaccessibile.
Almeno si può scegliere di non rimuovere
i contorni di una somiglianza, le frenate
del sangue: quando da piccoli giocavamo
a nascondino accucciati dietro un muretto,
quando c’eravamo nello stesso luogo
puntuali ogni mattina, quando dicevi
mai e per sempre ciò che non è stato.

Nessun ricordo sostiene la nitidezza
di una vista di tetti rossi, realmente rossi
di colline verdi, realmente verdi
ma c’è un più occulto vedere
di cui soli si è i testimoni:
l’aver visto, il voler vedere ancora.

(Inedito)

NOTA DI MATTEO BIANCHI

Talvolta, mentre camminiamo per la strada e lasciamo che i pensieri fluiscano insieme a chi abbiamo intorno, ci sembra quasi di riconoscere chi incrociamo, come se tutti avessero in fondo qualche tratto in comune con chi abbiamo vissuto in passato, come se l’innocenza dell’infanzia ci legittimasse per un istante a dire «mai e per sempre ciò che non è stato». Che si tratti di tempo sopra altro tempo, di strati di pelle, di lineamenti a noi cari che si siano sovrapposti ad altri lineamenti – ribadiva Cortázar – o alle «frenate del sangue» che ci accomunano irrimediabilmente, poco importa. Nessun ricordo vale un minuto del presente, né può eguagliarne la nitidezza in nessun modo, ma senza l’intensità del significante, senza il peso del corpo, non riusciremmo a trattenere la profondità del significato.

Le strofe alte e notturne di Jacopo Curi si sono aggiudicate il Premio della giuria di qualità al concorso #assaggidiversi, in occasione della quinta edizione del Festival “Piombino in Arte”. Premio che Michele Paoletti, presidente dell’associazione “Assaggialibri”, consegnerà al poeta marchigiano stasera, venerdì 23 luglio, alle 21, sul palco dei giardini ex Pro Patria.

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