Henrik Nordbrandt, una poesia

Henrik Nordbrandt

Il nostro amore è come Bisanzio
dev’essere stata
l’ultima sera. Dev’esserci stato
immagino
un alone sui volti
di chi si affollava nelle vie
o sostava in piccoli gruppi
agli angoli delle strade e nelle piazze
e parlava a bassa voce
un alone che doveva ricordare
quello che ha il tuo volto
quando ne scosti i capelli
e mi guardi.
Immagino che non parlassero
molto, e di cose
piuttosto indifferenti,
che cercassero di parlare
e si bloccassero
senza aver detto quanto volevano
e cercassero ancora
e rinunciassero ancora
e si guardassero
e abbassassero gli occhi.
Le antichissime icone per esempio
hanno in sé quell’alone
come il bagliore di una città in fiamme
o l’alone che la morte imminente
trasmette alle foto dei morti precoci
nella memoria dei superstiti.
Quando mi volto verso di te
nel letto, ho la sensazione
di entrare in una chiesa
distrutta dalle fiamme
molto tempo fa
in cui solo il buio negli occhi delle icone
è rimasto
piene delle fiamme che le hanno cancellate. Continua a leggere

Tre poesie di Vanina Zaccaria

Vanina Zaccaria

Ti ho vista seduta presso la fossa
precedevi i fatti del giorno
sapevi a memoria tutta la storia
eppure attendevi il prodigio elementare

Ferma come il lago l’intera nostra vicenda
nera e con la folaga immersa
che disperatamente chiama
il suo simile da una parte all’altra dell’acqua

Come quel pennuto che non vola
resti incerta tra le canne e la sponda,
adesso che anche la morte
non è più un segreto
tutto ti affanna Continua a leggere

Giovanni Perri, cinque poesie

Giovanni Perri

da “Cifrario dell’invisibile”

Vorrei tradurre piano la gioia:
fermare il mappamondo con un dito
mettere casa in un fosso di sabbia dove
scorpione e sagittario si amano:
parlo di fiumi in piena
di isole incendiate
di telescopi per avvistare minuscole nomenclature del tempo
gente che rientra in un guscio di noce, si addormenta piangendo
oppure parlo solo di aria sconosciuta
corpi che avanzano al buio
inciampano in qualcosa
cercano l’angolo di luce.

*

Quasi preghiera

Noi siamo gli accampati
sulle teorie dei mondi:
ostaggi del bene sogniamo il taglio verticale
il pianto che ci salvi dal coro delle polveri:
e ti parlo del bene come viene
dai cuori delle vergini albere
spaventate ad ogni scoppio di luna; ti parlo
della zingara nuda
crocefissa al sole.
Scoliamo bottiglie d’aria
per finire ubriachi in vergogna
di non avere amato abbastanza.

*

Controluce

Settembre piove nelle scarpe, senza andatura
da ogni piccola morte riempito, svuotato.
Un verso controluce settembre:
la tristezza per una cosa che non è mai esistita. Continua a leggere

La poesia di Eduardo Lizalde

Eduardo Lizalde

E la paura è una cosa grande come l’odio.

La paura fa esistere la tarantola,
la rende cosa degna di rispetto,
l’abbellisce nella sua disgrazia,
rade i suoi orrori.
Che ne sarebbe della tarantola, poverina,
fiore zoologico e triste,
se non potesse essere quel tremendo
fornitore di paura,
quel pugno tagliato
di una scimmia nera che impazzisce d’amore.
La tarantola, oh Bécquer,
che vive innamorata
di una tesa magnolia.
Dicono che a volte uccide,
che scarica le sue ire su conigli addormentati.
È vero,
però morde e scarica le sue tinture interne
contro un altro,
perché non riesce a mordere le proprie membra,
e gli sembra che il corpo che passa,
quello che amerebbe se lo sapesse,
è il suo.
*
Y el miedo es una cosa grande como el odio.
El miedo hace existir a la tarántula,
la vuelve cosa digna de respeto,
la embellece en su desgracia,
rasura sus horrores.
Qué sería de la tarántula, pobre,
flor zoológica y triste,
si no pudiera ser ese tremendo
surtidor de miedo,
ese puño cortado
de un simio negro que enloquece de amor.
La tarántula, oh Bécquer,
que vive enamorada
de una tensa magnolia.
Dicen que mata a veces,
que descarga sus iras en conejos dormidos.
Es cierto,
pero muerde y descarga sus tinturas internas
contra otro,
porque no alcanza a morder sus propios miembros,
y le parece que el cuerpo del que pasa,
el que amaría si lo supiera,

es el suyo.

Eduardo Lizalde nella traduzione italiana di Gianni Darconza.
La poesia è contenuta nel volume “Antologia di poesia breve latinoamericana”, Raffaelli, 2015.

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Ryan Murphy, 6 frammenti

Ryan Murphy

 

Da “Diari su scatole di fiammiferi”
1.
Macchia di luna nell’erba alta.
L’aria umida, una sposa grigia.
2.
Di fronte al cardine
un acquietato noi
E poi dal nulla, un sospiro.
Le sole sparute parole che riconosco.
3.
Coro di martelli
e dunque il mare.
La soglia da cui
dipende una luce più forte.
4.
Stecco in fiore e airone
cenerino. Luce del sole che fugge
sulle rocce di un ruscello poco profondo.
Disfacimento e.
5.
Padiglioni abbacinanti di benzinai
Crochi e noli-me-tangere.
Se le locuste si piegano ai loro riflessi.
Se l’indaco.

6.
Considera come si piegano le ombre
e malgrado l’insonnia
come la stanza ti sopravvive.
Non una sola luce.
 
Traduzioni di Giovanni Ibello
*
 
From “The matchbook diaries”
1.
Blot of moon through the rush-grass.
The humid air a gray bride.
2.
Across the pivotal
stilled a we –
And out of nothing, a breathing.
The poor only words I know.