Giancarlo Pontiggia, “Il mondo nuovo”

Giancarlo Pontiggia, credits ph Dino Ignani

IL MONDO NUOVO

DI GIANCARLO PONTIGGIA

1

Qui, né Lete né Eunoè. Ci scorre, sì, un fiume,
ma nient’altro che acque: torbide, grevi, ferrigne.
Anche la terra è terra, e basta: umida, tediosa, fetida,
per troppa piova che ci batte. Ma uomini,
di quelli ce n’è tanti, e bestemmiano, sudano,
s’accapigliano. Stridono, anche, su e giù, e gemono
fino al cielo; ma il cielo
non è altro che cielo: vuoto, impervio, rado.
Né voli, né nubi: solo aria, umida e fina, che ti s’impasta
sulla pelle, dappertutto

2

E non si dorme, vedi, ma tutti
abitano qui come talpe laboriose, brulica
la vita per le vie della notte, gridano
i loro nomi, gridano
i nomi che non ci sono, che s’incidono
sulla lastra, vuota, del cielo

3

Chi se li ricorda, i tempi
di un tempo che fu, remoto, inaccessibile,
che compare, talvolta, in sogno, per chi sogna,
ancora.
Ma nessuno più sogna, credimi,
e questo è per voi, che venite di lontano,
l’ostacolo più grande: resistere
al sonno che vi invade, e annienta
la mente che ragiona. Dai sonni, lunghi e ramosi,
discendono i popoli dei sogni, che vi si appiccicano addosso,
come ragne liquorose nella cella
della mente.
Ma nessuno più sogna, qui, dal tempo dei tempi
che furono, e chi ci arriva, come voi, di lontano,
si abitua a non farne,
e così diviene simile a noi, ombra
come tutti Continua a leggere

In memoria di te, Alberto Toni

Alberto Toni, per gentile concessione della famiglia

A un anno esatto dalla scomparsa del poeta italiano Alberto Toni, (1954-2019) pubblichiamo il ricordo della sorella di Alberto, Alba Toni.

 

COMMENTO DI ALBA TONI

Avevo un fratello fantastico, amatissimo, era il mio unico fratello, la mia vita. Alberto Toni, uno dei più importanti poeti contemporanei, è stato mio fratello. Con lui ho vissuto fintanto che ho potuto averlo accanto, questa dicotomia tra la figura istituzionale del poeta e l’affetto fraterno profondo che ci legava. Alberto muore il sei aprile 2019, lo scorso anno, dopo una malattia feroce quanto fulminante, consegnandomi in un istante alla solitudine di un mondo tanto familiare ma anche d’improvviso estraneo, assente.

Ci vorrà del tempo per capire come recuperare quel linguaggio condiviso da noi e che possa essere compreso anche da altri, qualcosa che stia in bilico tra quello che eravamo insieme e quello che era lui, da solo.

Ho ripreso recentemente alcuni suoi inediti, inediti nel senso pubblicati non su libri, che sono usciti in edizioni originali simili a piccole stampe colorate di rosso, si tratta di una piccola raccolta intitolata Gatteria, dalla Collana Exemplar di Poesia diretta da Francesco Guadagnuolo che esce in prima edizione nell’ottobre del 1995. Continua a leggere

Qui durano i libri

Mario Benedetti, credits ph Dino Ignani

 

di Guido Mazzoni

Nessuno conosceva la fragilità meglio di Mario Benedetti. Dalla fragilità discende il suo sguardo sul mondo, che indugia sul nulla cui ogni persona o cosa è destinata e al tempo stesso sullo stupore di essere vivi. «Sono venuti per guardarci, ecco la meraviglia: |quello è un uomo, quelli sono tutti degli uomini», si dice dei vicini che sono venuti a vegliare il padre morto in uno dei testi più belli di Umana gloria. Angoscia e stupore hanno la stessa origine; nascono dalla certezza che ciò che esiste è transitorio, dalla «paura in ogni mano, o braccio, passo, | che ogni mano, o braccio, passo, non ci siano». In questo senso la prima poesia di Umana gloria contiene già tutti i temi dell’opera successiva:

Lasciano il tempo e li guardiamo dormire,
si decompongono e il cielo e la terra li disperdono.

Non abbiamo creduto che fosse così:
ogni cosa e il suo posto,
le alopecie sui crani, l’assottigliarsi, avere male,
sempre un posto da vivi.

Ma questo dissolversi no, e lasciare dolore
su ogni cosa guardata, toccata.

Qui durano i libri.
Qui ho lo sguardo che ama il qualunque viso,
le erbe, i mari, le città.
Solo qui sono, nel tempo mostrato, per disperdermi. Continua a leggere