L’elegia civica di Rafael Alberti

Rafael Alberti

Canción del ángel sin suerte

Tú eres lo que va:
agua que me lleva,
que me dejará.

Buscadme en la ola.

Lo que va y no vulve:
viento que en la sombra
se apaga y se enciende.

Buscadme en la nieve.

Lo que nadie sabe:
tierra movediza
que no habla con nadie.

Buscadme en el aire.

da “Sobre los ángeles”, Ediciones de la Compañía Ibero-Americana de Publicaciones S. A., Madrid, 1929 Continua a leggere

Paul Celan, da “Conseguito silenzio”

Der Andere

Tiefere Wunden als mir
schlug dir das Schweigen,
größere Sterne
spinnen dich ein in das Netz ihrer Blicke,
weißere Asche
liegt auf dem Wort, dem du glaubtest.

(10 dicembre 1952)

L’altro

Più profonde ferite che a me
inflisse a te il tacere,
più grandi stelle
ti irretiscono nella loro insidia di sguardi,
più bianca cenere
giace sulla parola, cui hai creduto.

Traduzione di Michele Ranchetti Continua a leggere

Bolesław Leśmian, una traduzione


Mrok na schodach

Mrok na schodach. Pustka w domu.
Nie pomoże nikt nikomu.
Ślady twoje śnieg zaprószył,
Żal się w śniegu zawieruszył.
Trzeba teraz w śnieg uwierzyć
I tym śniegiem się ośnieżyć —
I ocienić się tym cieniem,
I pomilczeć tym milczeniem.

Buio sulle scale

Buio sulle scale. Vuoto in casa.
Nessuno aiuterà nessuno.
La neve ha coperto le tue tracce,
Il tuo dolore era sparito nella neve.
Devi credere nella neve ora
E cancellarti con la neve –
E farti ombra di quell’ombra
E tacere con questo silenzio.

Dalla raccolta Dziejba Leśna

Traduzione di Luigia Sorrentino

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Dylan Thomas, due poesie

Dylan Thomas nella traduzione di Maria Borio

Al principio…

Al principio era una stella a tre punte,
Un sorriso di luce attraverso il volto vuoto,
Un ramo di osso attraverso l’aria che si radicava,
La sostanza divisa che diede midollo al primo sole,
E, bruciando cifre nel giro dello spazio,
Cielo e inferno si mescolavano roteando.

Al principio era la pallida firma,
Sillabata tre volte e stellata come il sorriso,
E dopo vennero le tracce nell’acqua,
Timbro del volto coniato sulla luna;
Il sangue che toccò la croce e il graal
Toccò la prima nuvola e lasciò un segno.

Al principio era il fuoco crescente
Che incendiava le atmosfere da una scintilla,
Una scintilla a tre occhi, rossi occhi, spuntata come un fiore,
La vita sorgeva e zampillava dai mari rotanti,
Esplosa alle radici, pulsati dalla terra e dalla roccia
Gli oli segreti che guidano l’erba.

Al principio era la parola, la parola
Che forma le solide basi della luce
Estrasse tutte le lettere del vuoto;
E dalle nuvolose basi del respiro
La parola fluì in alto, traducendo al cuore
I primi caratteri della nascita e della morte.

Al principio era la mente segreta.
La mente era chiusa e saldata nel pensiero
Prima che il caos si dividesse al sole;
Prima che le vene si scuotessero nel loro setaccio,
Il sangue lanciò e sparse ai venti della luce
L’originale costola dell’amore.

Traduzione di Maria Borio

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Cesare Pavese, nella luce stupita

LA NOTTE E IL RICORDO

COMMENTO DI LUIGIA SORRENTINO

Lo stupore di una notte remota avvolge questa poesia di Cesare Pavese. È un istante della vita, ventoso e limpido il ricordo del vago ricordare. Lo sguardo del poeta ha conservato il ricordo di una notte lontana che non sapeva che avrebbe ricordato. Perché quando viviamo un’esperienza, non sappiamo che cosa resterà in noi di quel vissuto, cosa entrerà nel nostro ricordo, non lo sappiamo mai. Ecco apparire lo stupore, la fissità dello sguardo remoto che vede. Lo sguardo remoto è sempre immobile, statico, come pietra appuntita conficcata nel petto. Il bambino guarda la notte sui colli d’estate, ammassati, senza confini. E in quella immobilità solo il frusciare nitido delle foglie, in una morte inconsapevole, desiderio di nulla. Continua a leggere