Nanni Cagnone, “Accoglimento”

Nanni Cagnone

Amor conduce
silenzioso dono,
che per riuscire
dev’essere paziente,
a capo scoperto
inoltrarsi nel tacito
nel folto e venerare
le lacrime,
devotamente figlio
d’ogni almanaccare,
finché non farà notte
su un popolo d’ombre.

**

Quando
s’abbassa il giorno,
si può dirlo ancora tale
o in verità si tratta
d’un esonerante dolore,
non esser piú entro la cosa
ma decano oltreconfine,
in regioni smemorate
o nel rimpianto?

Diversità minima nel cielo
fu sempre turbamento—
ricordo una donna di Tebe
confusa da vicende di nuvole,
smarrito anche il suo nome.

**

Indimenticati
torbidi addii,
quante volte sollievo
e quante mancamento.
Il guscio delle cose
desolato, vuoto,
dice revocabile
il progresso
verso cose ultime,
intendo necessarie.

Férmati
all’intatto sorriso
precedente, nel vuoto
ricambialo, se puoi. Continua a leggere

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Addio a Anne Stevenson

Anne Stevenson

Solo qualche giorno fa avevamo pubblicato alcune poesie della poetessa Anne Stevenson senza sapere che ci stava per lasciare. Nata nel 1933 si è spenta il 14 settembre 2020, a 87 anni.

Anne Stevenson nata a Cambridge, in Gran Bretagna, aveva sei mesi quando i genitori, americani, ritornarono negli Stati Uniti. Crebbe e studiò prima nel New England, dove il padre insegnava filosofia a Harvard e Yale, poi a Ann Arbor, nel Michigan. In America studiò musica, pianoforte e violoncello, e letteratura europea. Sembrava avviata a una carriera concertistica ma, ancora molto giovane, iniziò ad avere seri problemi all’udito. Si dedicò allora completamente alla poesia. Dopo una serie di spostamenti tra gli Stati Uniti e la Gran Bretagna (ha risieduto in Inghilterra, Scozia e Galles), si è infine stabilita definitivamente in Inghilterra, a Durham, assieme al marito Peter Lucas.

È autrice di più di venti raccolte di poesia, le più recenti sono “Poems 1955-2005” (2005), “Stone Milk” (2007) e “Astonishment” (2012), tutte pubblicate da Bloodaxe, e di libri di saggi e critica letteraria che includono una biografia della poetessa Americana sua coetanea Sylvia Plath, Bitter Fame: “A Life of Sylvia Plath” (1989), un notevole studio critico dell’opera di Elizabeth Bishop, Five Looks at Elizabeth Bishop (Bloodaxe Books, 2006) e “About Poems and how poems are not about” (2017), basato su una serie di conferenze da lei tenute alla Newcastle University.

Ha vinto numerosi premi, in America e in Inghilterra, tra i quali nel 2002 il Northern Rock Foundation Writer’s Award e nel 2007 il Lannan Lifetime Achievement Award for Poetry e il Poetry Foundation’s Neglected Masters Award. Nel 2008, la Library of America ha pubblicato Anne Stevenson: Selected Poems, a cura di Andrew Motion, l’allora Poeta Laureato del Regno Unito, nell’ambito di una serie dedicata alle maggiori figure della poesia americana.

Una selezione di sue poesie, tradotte in italiano e curate da Carla Buranello, è stata pubblicata nel 2018, in edizione bilingue, da Interno Poesia Editore, con il titolo Le vie delle parole.

Il suo ultimo libro, “Completing the Circle”, è appena uscito in Inghilterra. Continua a leggere

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Le colombe di Damasco, Kate Clanchy e Giorgia Sensi



COMMENTO DI GIORGIA SENSI

“Le colombe di Damasco”, poesie da una scuola inglese, Edizioni LietoColle, 2020 è la versione italiana, cura e traduzione di Giorgia Sensi, di un’antologia di poesie scritte da studenti con un’età compresa tra gli undici e i diciotto anni, e tutti nella stessa piccola scuola inglese, Oxford Spires Academy.

Il titolo dell’antologia inglese è “England: Poems from a School”, Picador, 2018. La curatrice, la poeta Kate Clanchy, ha lavorato nella scuola come Writer in Residence per circa otto anni. Tutti i ragazzi inclusi nell’antologia vengono da famiglie di migranti, e parecchi sono rifugiati. Oxford Spires Academy, inoltre, nonostante il nome ambizioso, non è una scuola selettiva, per privilegiati; è una normale scuola secondaria superiore “comprehensive” sita nella zona est di Oxford: un agglomerato industriale, povero, di urbanizzazione selvaggia, ben lontano dalle famose guglie.

L’originale inglese ha avuto un’accoglienza eccezionale nel Regno Unito, sia dalla stampa nazionale sia dalla critica sia dal pubblico.
Si spera fortemente che questo sia, come è giusto, un libro di grande impatto anche in Italia.

A testimonianza dell’impegno umanitario sollecitato da questo libro, l’editore LietoColle, Michelangelo Camelliti, e la sottoscritta hanno deciso di donare i proventi di ogni copia di Le colombe di Damasco, poesie da una scuola inglese, a UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati, sezione italiana.
Qui se ne presenta una piccola selezione.

I Want a Poem

I want a poem
with the texture of a colander
on the pastry.

A verse
of pastry so rich
it leaves gleam on your fingertips.

A poem
that stings like the splash of boiling oil
as you drop the pastry in.

A poem
that sits on a silver plate with
nuts and chocolates, served up to guests who
sit cross legged on the thoshak.

A poem
as vibrant as our saffron tea
served up at Eid.

Let your poetry
texture the blank paper
like a prism splitting light.

Don’t leave without seeing all the colours.

Shukria Rezaei (18) Continua a leggere

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Stelvio Di Spigno, “Minimo umano”

Stelvio Di Spigno

COMMENTO DI ALBERTO PELLEGATTA

Basterebbe la dedica al geniale compositore Alfred Schnittke per capire che l’ultimo libro di Stelvio Di Spigno non è la solita raccolta di poesiole. Minimo umano (Marco y Marcos 2020) è un «diluvio di archi e applausi campionati», un concerto tra le «solitarie sponde dell’universo sonoro», e soprattutto la conferma di un autore dei più solidi e risolti stilisticamente, capace di riutilizzare con sapienza le tecniche della tradizione, con lampi di autentica verticalità, come nella perfetta Quasar o nella Variante lombarda lacustre: «laghi calmi e oblunghi… tuorli oculari e gli archi molli… Riflettono soltanto la mancanza / che il pensiero ha di se stesso, / come una debolezza o sfinimento, / e nessuna collina viene avanti».

Una poesia a diverse dimensioni, che trattiene armonia e immaginazione, preferendo il reale, seppur doloroso: «da qui non ci si alza, non si vola». Anche questa è la frontalità dell’infinito: «sanno partire e non sanno tornare…. fratelli / dal cognome diverso e disunito, le piccole ali / dei cormorani, che un giorno li spinsero / al singhiozzo, ora sono spente, senza mistero».

La poesia di Di Spigno diventa disperatamente dolce: «nemmeno quest’oasi di acque / sonnolente riempie / la notte mentale di speranza… nessun nome verrà estorto o estratto / in quiete e sorte di verdissimo lichene».

Esiste chiaro, nel libro, un esoscheletro di rimandi ai personaggi del Boccaccio (e persino alle parole di Atreyu ne La storia infinita) o al Leopardi più disilluso («il sole invalido piomberà, / come la vendetta di una iena»).

La letteratura si mischia ai personaggi familiari, ai paesaggi trasfigurati dell’infanzia, come nel citato e compianto Mario Benedetti, poeta friulano recentemente scomparso.

Un libro meteoropatico («Gennaio mi castiga»), che assume le cadenze della supplica («Amatemi per ciò che non ho dato») ma sterza sulla «rotta tirrenica», diventando plastico: «Me ne andrò da questo stallo di pietra dura, / un giorno d’inverno castissimo, / con le foglie squamate, sopravento e ghiacciate, /lascerò il programma del mondo, il ricavo quotidiano, / la prua dell’auto punterà a un sud assoluto».

Il verso arioso («purché si risorga in superficie, come trote») edifica una struttura complessa: «Ho una casa / aperta alla dolcezza dei tuoi assoli… fiamme, catene / burroni e pietre vaghe… da troppo, / inseguo il tuo confine boreale… Sciogliti. Sali in questa tormenta». Per ricordare all’uomo di «essere umano, anche un minimo», di dare credito al «cielo di ringhiera», alle voci che sopraggiungono dai «nostri / quartieri famelici e ribelli», ai sentimenti, «chiusi in campane / di vizio».

Il poeta del terzo millennio si congeda senza troppi giri di parole: «Resta un po’ di me in una cabina telefonica, / dove a perdifiato chiamavo l’editore, / le fidanzate e il deputato, dai bassifondi d’Europa, / con lo stesso strepito in gola per tutti: fatemi / esistere, oppure ascoltatemi, datemi / una qualsiasi gioia». Continua a leggere

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Giannino di Lieto (1930-2006)

Ragazze in bilico

Donne giovani forse
senza volto senza corpo le voci
una voce in vena di canzonare
cela l’abbaglio di una farfalla di notte
alla luce immolarsi come valore semiotico
dei balbettamenti runici o
la ricerca assidua di liberazione
da un androne semibuio della fabbrichetta:
siamo divisi da un canale di acqua livida
contenuta fra l’erba palustre e il ciglio della strada
lungo una mattinata tersa.

da Poesie e racconti. 2005-2006. Ripubblicata nell’Antologia – Giannino di Lieto Opere (Interlinea 2010)

*

Deduzione al blu

Prevedendo una nana bianca non congiunta in abbandono
decade a giochi di chilometri sotto una cinta mineraria
come affascinati raccoglie in tracce di costellazioni
un regno di bellezza senza dubbi appollaiati all’orlo
messaggi di silenzio ruotano a conforto semplici pietre
disposte in cerchio hanno misteri di comunicazione al cielo
un turno di idee per vincere uno spazio vuoto nell’oscurità
nonostante trasparenze proprie del nuotatore subacqueo
contempla eventi lontani dove strappa storie dal cuore
una raffica come un’enorme nave dai boccaporti chiusi
il tempo di prendere contatti altri angeli o dèmoni
forniscono una base per decifrare codici agli uomini verdi
viaggiatori di una grande solitudine una stella il nostro carro
sconta la popolazione delle nubi tranquillo annichilire al rosso
non è più vicino di un castello medioevale tuttavia (Lapo)
riesce ad arretrare fino a noi deduzione al blu
òvvia come una palla di fuoco corre lontano perché
il cammino degli occhi è curvo così la frombola catturando vortici
si sente stanca, appare la gravità un manubrio
in scala d’altissime velocità per una geometria di maschere.

da Punto di inquieto arancione (Nuovedizioni Enrico Vallecchi, Firenze 1972)

Ripubblicata nell’Antologia – Giannino di Lieto Opere (Interlinea 2010) Continua a leggere

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