Alberto Toni

alberto_toni_autoritrattoLa foto di Alberto Toni è di Dino Ignani

AUTORITRATTO
da un’idea di Luigia Sorrentino
a cura di Fabrizio Fantoni
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Sono nato a Roma in via Ciro Menotti, 26, tra il lungotevere delle Armi e piazza Mazzini. I ricordi che ho di quel luogo sono legati alle zie, le sorelle di mio nonno, Ada e Anna, che lì hanno abitato fino alla fine. Noi intanto, i miei genitori ed io, ci eravamo trasferiti a Cavalleggeri, avevo, credo, due o tre anni. Ho varcato di nuovo quel portone qualche anno fa, ero in zona per alcune sedute di agopuntura. Ho cercato di ritrovarmi, come è normale, di figurarmi gli appartamenti delle zie, al secondo e terzo piano, se non sbaglio. Ma il ricordo di via Ciro Menotti è legato anche a una festa fine anni Settanta, forse a casa di Scialoja e Gabriella Drudi (un giardino d’angolo con il lungotevere), con Pagliarani che accenna una mossa di twist e James alla chitarra. A quel tempo frequentavo il Laboratorio di Elio e muovevo i primi passi in una Roma poeticamente vivissima. Continua a leggere

Fabiano Spessi, “Una promessa di felicità”

spessiDalla nota di Giulio Greco

Si legge una volta la raccolta di Fabiano Spessi e si ricava l’impressione di averne scandagliato la profondità; subito dopo la si vuole rileggere e ci si accorge che elementi importanti erano sfuggiti; la si prende in mano per la terza volta e affiorano particolari nuovi. Perché? Perché questi versi nell’apparente cristallinità celano un fiume carsico che risveglia ricordi, esperienze, immagini della Milano contemporanea.

E la città, che può essere considerata contemporaneamente emblema di un mondo globalizzato e luogo in cui vive l’autore, è presente con una concretezza “visiva” con i suoi bar, i supermercati, i kebab, la periferia, i centri commerciali, le vie, le luci, i negozi, il mondo della moda, l’Expo… luoghi sempre riflessi nella mente dei personaggi che di volta in volta contribuiscono a delineare il “mondo interiore” dell’uomo del nostro tempo.

Ne risulta una visione squallida, perché lì infatti, si celebrano i riti della banalizzazione, cui non sfugge l’ambiente dei film e della letteratura, l’immagine della donna, lo stesso sentimento d’amore: tutto si compera, tutto si vende. […]
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Rudy Toffanetti, “Sul confine”

ToffanettiOPERA PRIMA
a cura di Luigia Sorrentino

Dalla Prefazione di Davide Rondoni

Cosa è questa poesia sospesa tra il liceo e l’abisso? Questa voce che porta con sé senza vergogna (e perché dovrebbe?) insegnamenti ginnasiali, vocalità e costruzioni primo novecentesche, sperdimenti foscoliani (siamo in zona Pavia no?) e deviazioni, radicali e fulminanti osservazioni sulla vita contemporanea?
Ha un talento – lo dice anche Loi nella sua notarella da segugio. Ma non basta il talento mai. Occorre altro. Ok, certo il lavoro. E qui ce n’è parecchio. Letture molte e molto orecchio, e corpo a corpo con molti poeti, dall’antichità alla migliore tradizione italiana. Ma il talento e il lavoro non bastano per fare un poeta. Occorre un’altra cosa. Occorre il pianto. E si fottano tutti i letterati dal ciglio asciutto che credono che la poesia sia combinare parole e citazioni. Occorre il pianto. Occorre avere – come si intravvede in queste pagine – una figura troppo magra che ti ferisce, un destino che ti strappa il cuore. […]
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Luisa Pianzola, “Una specie di abisso portatile”

libro-pianzoladi Nadia Agustoni

La poesia di Luisa Pianzola in questa nuova raccolta “Una specie di abisso portatile” 2015, attesta un interrogarsi rigoroso sulla memoria e sul presente e nello stesso tempo la fluidità e porosità della lingua; lingua viva che respira e sa raccontare il tempo, il lavoro, il corpo, la speranza e l’indifferenza. Temibile lo sguardo dell’autrice che indaga le più riposte pieghe della modernità, dai suoi miti materni (e paterni), fino agli echi di un capitalismo quotidiano e famigliare che riverbera di non detti, come di frasi rivelatrici e cattivi pensieri. E’ forse la cattività in cui ci stringono le mode, i vezzi, i conformismi a fare da filo conduttore tra le sillogi che compongono questo libro. L’autrice, più che onestamente, non si chiama fuori; nessuno è assolto, nemmeno indicato a dito, piuttosto ne escono evidenziate le trasformazioni a cui si soggiace a volte senza capirle. Continua a leggere