Karl Kirchwey, “Stumblig Blocks – Romans Poems”

Stumbling Blocks: Roman Poems (TriQuarterly/Northwestern University Press, 2017), il settimo libro di Karl Kirchwey (Fellow del 1995), prende—come il suo secondo volume, The Engrafted World (Henry Holt, 1998)—Roma come punto d’origine per l’esplorazione di storia, mito e autobiografia. Durante il suo mandato come Andrew Heiskell Arts Director all’American Academy in Rome (2010–13), Kirchwey ha organizzato escursioni guidate a siti, monumenti e opere d’arte di Roma che sono stati il soggetto di componimenti poetici straordinari. Questi itinerari hanno dato origine a un nuovo volume per la serie “Pocket Poets” della Everyman’s Library, Poems of Rome, curato da Kirchwey e comprendente opere dal Rinascimento ad oggi. In quest’occasione, Kirchwey leggerà e discuterà estratti da questi due libri che sono stati concepiti all’American Academy in Rome. Continua a leggere

Octavio Paz, poesie

Octavio Paz

Parole di forma di polverio
di Octavio Paz
traduzione Franco Mogni

A José Emilio Pacheco

                                                  Apro la finestra

 che dà

                                                      su nessuna parte

                                La finestra

                                                               che si apre verso dentro

                                             Il vento

                                   solleva

             istantanee lievi

                                                               torri di polvere turbinante

                                                 Sono

                                                         più alte di questa casa

                                          Stanno dentro

                                         questo foglio

                         Cadono e si rialzano

                                        Prima di dire

                         qualcosa

                                               al piegare il foglio

                                  si disperdono

 

                                       Turbini d’echi

                          aspirati     inspirati

                                                   dal loro proprio girare

                                            Adesso

                                                           si aprono in un altro spazio

                                                    Dicono

                                                  non ciò che dicemmo

                                        un’altra cosa sempre altra

                                                   la stessa cosa sempre

                                        Parole del poema

                                                che giammai diciamo

                                         È il poema a dire noi

 

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Jackie Kay, “Compagna”

Jackie Kay, per gentile concessione dell’autrice

Anteprima editoriale: Jackie Kay, Compagna, Giuliano Ladolfi, Collana Zaffiro, 2018. Poesie con testo originale a fronte, tradotte in italiano da Floriana Marinzuli e da Bernardino Nera.

Strawberry Meringue

for Edwin Morgan

The time before the last time I saw you
my mum and I bought you a strawberry meringue,
a vanilla slice and a cream fancy
and round your bed we three
had our own wee tea party;
a nice auxiliary, Nancy, brought the tea,
and we thought of words to rhyme with meringue.
Did you say harangue? Am I right or am I wrong?

The old Home used to take you to Dobbies
on Mondays when they did marvellous meringues,
you said, your boyish eyes gleaming.
Then you asked me if I’d read Orhan Pamuk’s
Snow, or Red, which was open on your bed,

and told me of a poem
you were translating from the Russian,
and asked me after my son, and Carol Ann.
Love, you said, Ah love, wistfully.
If you can be friends you’re doing not bad.
In your room today are perhaps a dozen books
and a few favoured paintings; life pared down,
clean as an uncluttered mind.
Friendship, dear Edwin, a scone, a meringue,
and your poems hovering like old friends too,
or old lovers – Strawberries, that last thrilling line –

Meringhe alle fragole

per Edwin Morgan*

La volta prima dell’ultima di quando ti ho visto
mia madre ed io ti abbiamo comprato una meringata alle fragole,
una fetta di millefoglie e una brioche glassata alla crema
e noi tre attorno al tuo letto
abbiamo fatto una piccola festa;
un’infermiera gentile, Nancy, ha portato il tè,
e abbiamo pensato alle parole che rimassero con meringhe.
Hai detto arringhe? Mi sbaglio o no?

All’altra Casa, ti portavano da Dobbies** di lunedì,
quando facevano delle meringhe deliziose
hai raccontato con occhi luccicanti da bambino.
Poi mi hai chiesto se avessi letto i romanzi di Orhan Pamuk
Neve, oppure Il mio nome è Rosso, che era aperto sul letto,
e mi hai parlato di una poesia
che stavi traducendo dal russo,
e mi hai chiesto di mio figlio e di Carol Ann.
L’amore, hai detto, Ah l’amore, con nostalgia.
Se restate amiche va bene così.

Oggi nella tua stanza c’è forse una dozzina di libri
e alcuni quadri preferiti; una vita ridotta all’essenziale,
limpida come una mente sgombra.
L’amicizia, caro Edwin, uno scone, una meringa,
e anche le tue poesie tutte intorno come vecchi amici,
o vecchi amanti – Fragole, quell’ultimo verso intrigante –

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Wislawa Szymborska & Herbert Zbigniew

Di Fabio Izzo

Le vetrine delle principali librerie di Varsavia e di Cracovia sono invase da un libro non di poesia ma che possiamo tranquillamente definire“poetico”, stiamo parlando di “Jacyś złośliwi bogowie zakpili z nas okrutnie: Korespondencja 1955-1996”, (traducibile con “Alcuni dei malvagi ci hanno disprezzato crudelmente: Corrispondenza 1955-1996”). Wisława Szymborska e Zbigniew Herbert sono stati due grandi poeti, due grandi amici e forse qualcosa in più, come viene svelato in questo epistolario appena pubblicato in Polonia, ma lo vedremo mai pubblicato in Italia?

Le loro missive sono cordiali e intime, ma non è di un improbabile pettegolezzo che vogliamo parlare oggi. Dalle loro lettere possiamo invece ammirare la padronanza del linguaggio che si sviluppa in domande e risposte concise, piene di umorismo. Questo volume “Jacyś złośliwi bogowie zakpili z nas okrutnie”, come già accennato, contiene le lettere di entrambi, ma non solo. Ci sono anche gli immancabili collage della Szymborska e alcuni interessanti disegni di Zbigniew Herbert. Continua a leggere

In memoria di te, Sergej Esenin

Non ho rimpianti, non chiamo, non piango,
Tutto passerà come fumo dai bianchi meli
Afferrato dall’oro dell’appassimento
Io non sarò mai più giovane.

Tu ora non batterai più così,
Cuore, toccato dal freddo,
E il paese intessuto di betulle
Non mi attirerà a bighellonare a piedi nudi.

Spirito vagabondo! Tu sempre più di rado, di rado
Fai muovere la fiamma delle labbra.
O mia freschezza perduta,
Ardire degli occhi e piena di sentimenti.

Ora sono divenuto più avaro di desideri,
Vita mia? O forse sei stata un sogno per me?
Come se io nella risonante primavera
Galoppassi su un cavallo rosato.

Tutti noi, tutti noi in questo mondo siamo morituri
Dagli aceri quieto fluisce il rame delle foglie…
Sii tu per sempre benedetto
Tu che sei venuto per fiorire e morire.

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