Fabrizio Bernini, L’apprendimento elementare

Lo Specchio Mondadori cambia faccia e dedica un nuovo spazio ai giovani poeti emergenti pubblicando quattro delle voci più giovani della poesia contemporanea: Fabrizio Bernini con L’apprendimento elementare, Carlo Carabba con Canti dell’abbandono, Alberto Pellegatta con L’ombra della salute e Andrea Ponso con I ferri del mestiere.

“Il mondo di Fabrizio Bernini è quello della realtà d’oggi, vista nei suoi dettagli di concreta e spesso degradata omologazione quotidiana. Il suo è il movimento di un osservatore attentissimo, dotato di una verve critica impietosa e sarcastica, che non lo sottrae alla consapevolezza dell’essere, inevitabilmente, parte coinvolta in quella stessa condizione che è oggetto e bersaglio del suo sguardo. Nei suoi versi riesce dunque a raccontare in modo caustico il presente, con l’energia e la concisione di un’efficace sintesi, incrociando un’asciuttezza sentenziosa con il risalto netto del frammento ritagliato abilmente nel reale.”
dalla quarta di copertina

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Opere Inedite, Marina Pizzi

Oggi, a Opere Inedite, leggiamo la poesia di Marina Pizzi.
Credo che questa foto esprima tutta la poesia di Marina. Le avevo infatti chiesto di inviarmi una foto che la rappresentasse, che rappresentasse il suo rapporto con la poesia. E questa è la foto che Marina ha scelto e mi ha inviato.
A guardarla, Marina sembra lontana, quasi in secondo piano rispetto a ciò che la circonda. Eppure in quello stesso spazio Marina è immersa, e da quello spazio Marina “parla” del rapporto con la sua poesia. 
Sembra quindi, a chi vi scrive, che il suo ‘io poetico’ si ponga in una sorta di “tana” della parola, una tana che la circonda e l’abbraccia, che la sovrasta, anche, la fa piccola, lontana.
La sua è una voce che – per usare una sua espressione – arriva dalla “galassia del distacco”, e piange “la rotta di non saper la rotta/ né la perfetta eresia del vento.”

(Luigia Sorrentino) Continua a leggere

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La traduzione di poesia, Birgitta Trotzig

Figura centrale nell’ambito della letteratura svedese contemporanea, autrice tra le più originali e profonde del la poesia europea di questi decenni, Birgitta Trotzig esprime la forza del suo pensiero in un costante, complesso rapporto tra spiritualità e vivo senso della corporeità e della materia. Lo fa attraverso una poesia che trova spesso nella forma del componimento ritmico in prosa il proprio spazio espressivo più adeguato e che si lega ad alcuni dei maggiori esempi della tradizione novecentesca, come Osip Mandel’stam e Rainer Maria Rilke, ma che trova forti motivi di consonanza anche in autori come Nelly Sachs ed Edmond Jabès. Quella di Birgitta Trotzig, del resto, è una poesia raffinata e coltissima, nella cui forte tensione metafisica possiamo trovare tracce del pensiero di Sant’Agostino e di un grande teologo medievale come Meister Eckhart , al quale del resto la scrittrice svedese (autrice anche di racconti e romanzi) ha dedicato un saggio. La lettura dei suoi testi, dunque, ci introduce in un mondo stratificato e ricco di implicazioni , dove agisce un forte sentimento religioso e si agita l’ossessione del male accanto ai temi dell’ingiustizia umana e del dolore. Le improvvise aperture visionarie, i potenti stacchi verticali, la percezione inquieta del nulla e della morte conferiscono tensione continua alle prose e ai versi della Trotzig, proposta in un’ampia antologia curata e tradotta da Daniela Marcheschi. (Nella foto Birgitta Trotzig , di EWA RUDLING/SCANPIX) Continua a leggere

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Open Studios all’Accademia tedesca di Roma

Appuntamento all’Accademia tedesca.
Gli Open Studios sono la prima presentazione pubblica dei borsisti 2011 durante il loro anno accademico a Roma.
In questa serata i nuovi borsisti aprono i loro atelier al pubblico della cultura romana e fanno vedere chi sono e che cosa hanno portato dalla Germania. Continua a leggere

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Arte e poesia, Giuseppe Capitano

Giuseppe Capitano, grande temperamento tra gli artisti contemporanei,  presenta a Roma Arborea parte seconda, dal 1 aprile alla diagonale/galleria di via in Caterina 83/c, (angolo via Giulia).

“Arborea parte seconda esibisce le ragioni/emozioni di una fuga dal territorio desertificato della contemporaneità verso quello della spiritualità che è atemporale. Il salto che effettua Capitano è quello di spostare l’attenzione dall’oggetto al soggetto , soggetto pensante e in divenire, che si ricollega alla sua interiorità per costruire un mondo di individui liberati.
Le opere parlano del desiderio/azione di evadere da uno stato di prigionia fisico/mentale attraverso il luogo misterioso della creazione, i cui frutti risultano esotici e familiari nello stesso spazio. Nessun intento provocatorio perché consapevole che l’estraneità/mostruosità ci appartiene.
Buona Visione. ”
                                                                               G. C. Continua a leggere

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