Opere Inedite, Vincenzo Celli

Alla domanda: <<Perchè scrivi?>> Vincenzo Celli risponde quasi chiudendosi: <<Non lo so, e sinceramente, spero di non scoprirlo mai.>>
Però poi Vincenzo scrive : “Il mio rapporto con la poesia – o il suo rapporto con me – è nato da poco. Ho iniziato a scrivere a quarantacinque anni e oggi ne ho cinquanta.”

Vincenzo usa la parola con parsimonia perchè forse sa – ha capito – che nessuna personale sfumatura aggiungerebbe qualcosa al sentimento della poesia che – infine – si fa da sè.  
E così Vincenzo passa accanto alla poesia dei padri, che a loro volta sono passati accanto alla poesia dei loro padri, fino ad andare sempre più indietro. Passare accanto ai padri e aprire bene gli occhi per guardare sul “pelo dell’acqua”, sul sentimento che si fa crescere, che si fa poesia.

“Per me la poesia è un mistero che non so spiegare, se non attraverso le stesse cose che scrivo.”
                                        di Vincenzo Celli
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Giornata mondiale della poesia a Duino

Ha inizio il 21 marzo in occasione della Giornata Mondiale della Poesia proclamata dall’Unesco la festa della Letteratura e della Poesia che ogni anno trasforma Duino, sul golfo di Trieste, in una grande babele poetica. Continua a leggere

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Camilla Miglio, Maree

La grande poesia tedesca del Novecento è lo sfondo delle Maree di Camilla Miglio, AtìEditore, 2010 (Euro 12). Immmagini nitide, fotografate nella precisione della lingua e del verso, immergono il lettore in un paesaggio mediterraneo segnato dalla distanza, dal dolore, ma anche nel piacere.  Il tema della fragilità è il perno su cui ruotano le sue poesie – così come era stato per Paul Celan – come sottolinea Antonella Anedda nella prefazione-colloquio che introduce i versi della Miglio: << La fragilità credo sia la condizione di chi scrive e così facendo si espone.>> risponde la Miglio, ma poi aggiunge: <<Scrivere in versi espone come parlare una lingua che abbiamo guardato dall’esterno e poi acquisito con sforzo, dolore, ma anche piacere.>>

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Opere Inedite, Maria Pia Quintavalla

Il rapporto che Maria Pia Quintavalla ha con la scrittura è di “passione necessaria, nervosa, dai visceri alla testa, ma di fondamenta, ormai, del mio pensare e del mio vivere. Quindi di funzionamento del mio essere.”

Poi Maria Pia tenta un’analogia e scrive: “il rapporto che ho con la poesia è quello che si intrattiene con una buona madre, un doppio di sé per vivere, un pedale, uno strumento, un arto non fantasma; una fiera sorgente (Lettere giovani), da cui apprendere, oppure, una fiaccola concreta, (Le moradas), luce che rende capace di dare forma.”

Per Maria Pia “il dettato interiore crea, da sé, mute forme desideranti, e crea con il fare della e con la lingua non usuali forme, come le musicali, chiavi di violino ad es. per una esatta dizione del mondo ( Le moradas), utopia della mia visione del mondo, e al mondo; modalità affettiva e linguistica pregnante, contrapposto a certo pensiero debole, e tale da diventare un alfabeto vivente, in azione, e perenne. Come la vita, in metamorfosi.”

“Per me la poesia è parte dell’umano destino, sua sintesi significante. Dopo che musa o Beatrice, senso del viaggio. Strada e cammino, anche: voce e voci, loro strumentazioni, verità-passione e sue tecniche, ovvero orchestrazione di verità possibili, sue approssimazioni almeno: ‘verità e passaggio’, anch’io..”

di Maria Pia Quintavalla

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Studi Rossettiani 2011, Scrittori d’Italia

Nell’anno delle celebrazioni del centocinquantesimo dell’Unità d’Italia il “Centro Europeo di studi rossettiani” dedica la rassegna di incontri settimanali 2011 alla narrativa italiana, ‘Scrittori d’italia’ – incontri con gli autori della letteratura italiana contemporanea.
Come fu nel passato, al tempo dell’Unità, intorno ad un ideale e ad una bandiera si riunirono scrittori, poeti, critici e letterati per celebrarne la nascita e costruirne il patrimonio della memoria: fatta l’Italia, bisognava fare gli Italiani e oggi come allora la letteratura si fa carico di ‘fare l’Italia’, raccontando le storie di questo Paese dove centri urbani e periferie, luoghi d’arte e provincie remote sono a volte splendido scenario, a volte tragico palcoscenico di una vita attraversata da grandi esaltazioni ed eterne problematiche, che la Storia ripropone non uguali a se stesse ma cambiando i soggetti, mutando i contesti, moltiplicando le varianti e la varietà di tante ‘Italie’ in una sola Italia.

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