Interrestràre, il nuovo libro di Tiziano Fratus

Voce del verbo Interrestràre, «verbo intransitivo, crasi fra le parole incanto, terrestre, camminare e meditare. Azione che produce un sentimento di meraviglia camminando in una valle o in un luogo colmo di bellezza.»

Tiziano Fratus, il “Cercatore d’alberi”, è un poeta, la cui produzione editoriale è vasta, ricca, profonda. Nei suoi scritti e nelle sue meditazioni ha perfezionato il concetto di Homo Radix, una pratica di meditazione in natura e la disciplina della Dendrosofia. Di sé egli dice: «Abito un continente compreso fra la carta e la corteccia. La prima radice: la poesia.».

Il 26 settembre è uscito per le Edizioni Lindau il suo ultimo libro, Interrestràre. Quaderno di meditazioni, un diario intimo nel quale l’autore si racconta, segue il corso del proprio fiume e ne fa ricordo, riflessione, poesia in movimento. Il libro è dedicato al poeta William Stanley Mervin (Pulitzer per la poesia nel 2009, poeta dell’ecologia profonda) scomparso proprio nelle settimane in cui Fratus terminava di lavorare a queste pagine (15 marzo 2019). Ma sono tante le persone a lui care che lo “accompagnano nel bosco” per tentare di placare quella sete inestinguibile di “natura” e di “rinascita” che agita l’autore. Da Gary Snyder (il Poeta Laureato del Selvatico) a John Muir, da Wendell Berry a Robert Bly, da Thomas Merton ad Adriana Zarri. Ebbro di selvatichezza, di quella intraducibile wilderness che esisteva all’inizio dei tempi, quando al sesto giorno Iddio creò uomini e piante, bestie e il mondo così come poi è giunto a noi, lo spirito pulsa, e cammina nelle parole e nella nostra consapevolezza.

Tiziano Fratus

Tiziano Fratus adesso abita nella «Casa del leccio», in un piccolo paese ai piedi delle Alpi Cozie, sulle orme dei suoi antenati vissuti in quella stessa Pianura Padana. Tra boschi e montagne, porta avanti un percorso spirituale di comunione con la natura e di meditazione, di studio e scrittura. Interrestràre raccoglie i frutti di questo percorso in divenire: appunti e meditazioni che prendono spunto dalle intuizioni più varie e, come le piante, si espandono per gemmazione, si ramificano creando connessioni sempre più profonde. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Il valore della cura

Un’antologia di poesie e saggi per riflettere sul valore che ha, o dovrebbe avere la cura nella società contemporanea.

La Fondazione Sanità e Ricerca, organizzazione senza fini di lucro, ha a Roma ha un Centro per le cure palliative in cui assiste persone non autosufficienti, inguaribili e nel fine vita, sia in Hospice che a domicilio. Nel 2018 l’Hospice del Centro ‒ aperto per volontà del Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente Onorario della Fondazione Roma – ha compiuto venti anni di attività e per questa occasione la Fondazione ha deciso di realizzare un «piccolo dizionario» per sottolineare l’importanza della cura. Quarantadue parole diverse, due per ogni lettera dell’alfabeto, affidate ad altrettanti poeti italiani contemporanei che le hanno interpretate ciascuno a loro modo. Il libro è arricchito da cinque saggi scritti da esperti delle diverse discipline coinvolte nell’iniziativa (bioetica, diritto, filosofia, linguistica, sociologia), che permettono di approfondire il concetto di cura e offrono spunti interessanti per una disamina del suo rapporto con la società contemporanea.

I contributi poetici:

Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Patrizia Valduga, da “Requiem”

[Il cuore sanguina, si perde il cuore]

 

Il cuore sanguina, si perde il cuore
goccia a goccia, si piange interiormente,
goccia a goccia, così, senza rumore,
e lentamente, tanto lentamente,
si perde goccia a goccia tutto il cuore
e il pianto resta qui, dentro la mente,
non si piange dagli occhi il pianto vero
è invisibile, qui dentro il pensiero.

Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Alessandro Bellasio, “Il laccio antartico”

Alessandro Bellasio / credits ph. Dino Ignani

IL LACCIO ANTARTICO

​​​​​​                           Per C. e M.

I.

Risalendo, a colpi di gomito,
per questa tumida, strenua
vena accidentata, respiro adesso
la mia caligine, tutti gli anni
diluviati addosso, e i padri che ho bruciato
in una antica
camera iperbarica.
Lasciami, ti dico, lascia
mi – io
sono di lato
ai miei pezzi e vi galleggio
al centro, come un sughero

in questa stanza
solitaria, dove mi addormenta
senza amore, rimini… Io,
con la punta
più gelata del mio ago,
ho toccato
questo vento di metallo, quell’
artide lontano
che mi somiglia e parla,
quel pensiero
troppo vero
di me, e in me
mia calotta carnivora – ventosa
a tentacoli
che mi divorava. Io
so
che non c’è resurrezione, nessuna
luce
in fondo al corridoio, oltre questo perdere
nitido, assoluto – a questa
stanza calpestata
da un’astinenza
che sento inginocchiarmi a notte,
quando fisso, perfettamente solo,
ciò che in questa vita è stato
metà di un carcere, metà del nulla.
Ricordatevi: mai, qui io,
ho chiesto a voi di amarmi. Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Antonio Machado (1875-1939)

Antonio Machado

Anoche cuando dormia

Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que una fontana fluía
dentro de mi corazón.
Dí: ¿por qué acequia escondida,
agua, vienes hasta mí,
manantial de nueva vida
en donde nunca bebí?
Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que una colmena tenía
dentro de mi corazón;
y las doradas abejas
iban fabricando en él,
con las amarguras viejas,
blanca cera y dulce miel.
Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que un ardiente sol lucía
dentro de mi corazón.
Era ardiente porque daba
calores de rojo hogar,
y era sol porque alumbraba
y porque hacía llorar.
Anoche cuando dormía
soñé ¡bendita ilusión!
que era Dios lo que tenía
dentro de mi corazón.

 

Ieri notte mentre dormivo
sognai,felice illusione!,
che una fontana fluiva
dentro il mio cuore.
Dimmi, per che gora nascosta,
acqua giungi fino a me,
sorgiva di nuova vita
dove non bevvi mai?
Ieri notte mentre dormivo
sognai, felice illusione?,
che un alveare avevo
dentro il mio cuore;
e le api dorate
fabbricavano in esso,
con le vecchie amarezze,
bianca cera e dolce miele.
Ieri notte mentre dormivo
sognai felice illusione !,
che un sole ardente splendeva
dentro il mio cuore.
Ardente perché dava calore
di rosso focolare,
e sole perché rischiarava
e perché faceva lacrimare.
Ieri notte mentre dormivo
sognai, felice illusione !,
che era Dio quel che avevo
dentro il mio cuore.

Traduzione di Maria Teresa Cattaneo Continua a leggere

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •