Lawrence Ferlinghetti, “A Coney Island of the mind“ & “Greatest Poems”

Lawrence Ferlinghetti (Foto d’archivio)

di Vernalda Di Tanna

Sconcertante, iconoclasta, dissacrante e melanconico, Lawrence Ferlinghetti delinea i capisaldi della sua poetica in quarantanove poesie raccolte in “A Coney Island of the mind” (1958), acme della sua produzione. Ferlinghetti prende per mano i suoi lettori, come se fossero dei bambini-adulti che hanno smarrito il senso della realtà più autentica: prontamente li accompagna in una sorta di giro turistico per le strade di San Francisco, città che assurge a simbolo di quella che è la capitalista e consumista “società del benessere” statunitense. Spenta e vivace, dalle luci al neon fino ai grattacieli, San Francisco espone cartelloni pubblicitari rivolti ad un pubblico di massa. Persino in un luogo sereno come il Golden Gate Park si annida una “spaventosa depressione”. L’autore fa della città e dei suoi (poco empatici) cittadini un circo, un grottesco cabaret, sineddoche dell’intero Stato nordamericano. Invece, il suo artigianale e spontaneo mestiere di poeta lo identifica con quello di un acrobata che ha il compito di indovinare la verità, prima di poter raggiungere la Bellezza, avanzando in bilico sul tagliente sguardo del suo pubblico. Ferlinghetti afferma di non essersi “mai sdraiato con la bellezza” in vita sua, ma “di esserci andato eccome a letto” generando le sue poesie. Su uno sfondo panico, immerso nella natura che l’autore immagina come un Paradiso, diversamente da Dante, “in cui la gente sarebbe nuda/ […]/ perché vuol essere/ un ritratto delle anime/ ma senza angeli apprensivi a dir loro/ di come il regno dei cieli sia/ il ritratto perfetto di/ una monarchia”. Le poesie dell’Ultimo dei Beat edificano, come afferma l’autore stesso, “un Coney Island della mente”, “un circo dell’anima”.

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L’art Irreductible

L’ART IRREDUCTIBLE
Ex-Carcere La Modelo – Barcellona (Spagna)
Fino al 22 gennaio 2019
di Alberto Pellegatta

Jean Dubuffet sosteneva che per gli artisti dell’Art brut «l’imitazione, al contrario di ciò che succede per gli intellettuali, ha poca o nessuna importanza; motivo per cui estraggono ogni cosa (temi, scelta dei materiali, mezzi di trascrizione, ritmi, forme ecc.) dalla loro mente, e non dagli stereotipi dell’arte classica o della moda. Assistiamo così a un’operazione artistica pura, bruta, che l’autore reinventa in tutte le fasi e avvia a partire dai soli impulsi». Dubuffet è stato infatti il primo collezionista d’Art brut – un tesoro da 5000 pezzi conservati al Museo di Losanna. Seguirono diversi psichiatri illuminati, che iniziarono a osservare con attenzione artistica le creazioni dei propri pazienti. Continua a leggere

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COMPATTO, le letture inedite di Raffaello Baldini

Raffaello Baldini, foto di Simone Casetta (Tutti i diritti riservati)

Se la raccolta fondi raggiungerà il budget stabilito, finalmente vedrà la luce un patrimonio acustico, ancora inedito, di immenso valore culturale.
Raffello Baldini legge 47 poesie in dialetto e le stesse 47 in italiano. Tutte le poesie sono state raccolte in un quadruplo CD audio.

Compatto si può acquistare, regalare per Natale oppure sostenere attraverso questo link di crowdfunding:

https://www.eppela.com/raffaellobaldini

Le registrazioni, rimaste nel cassetto per un più di un ventennio e curate da Simone Casetta, sono il frutto di 10 anni di lavoro fatto con Raffaello Baldini, poeta e drammaturgo di Santarcangelo di Romagna. L’autore che meglio ha saputo fondere la marginalità del dialetto con l’universalità della grande poesia, considerato uno dei maggiori autori del secondo Novecento.

Una figura mite e prorompente allo stesso tempo, capace di parlare dei temi umani più drammatici con sapiente ironia. Per la quale Silvio Soldini è di recente tornato dietro la macchina da presa per dedicargli un film, il cui titolo, “Treno di parole”, allude alla sua specialissima poetica che fa di ogni componimento un monologo.

Compatto si svilupperà su 4 CD audio con fotografie e testi critici raccolti in un unico contenitore. Il progetto è concepito e prodotto da Simone Casetta, fotografo milanese, che lo ha pensato insieme al poeta santarcangiolese prima della sua scomparsa.

Raffaello Baldini, foto di Simone Casetta (Tutti i diritti riservati)

L’autore, che nelle due versioni autografe, italiana e dialettale, mantiene una medesima forza espressiva, testimonia il carattere orale della sua poesia. Per la parte in dialetto l’opera registrata ha anche il valore di documento sistematico per le fonie e la pronuncia del dialetto di Santarcangelo, nel modo in cui si è parlato quando il poeta era bambino. Uno strumento preziosissimo anche per l’interpretazione delle opere di Raffaello Baldini non presenti in Compatto.

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Addio a Gio Ferri

Gio Ferri, Foto d’archivio

Gio Ferri, (1936-2018) poeta e critico, è stato fondatore e condirettore con Giuliano Gramigna e Gilberto Finzi, per decenni, di Testuale, critica della poesia contemporanea.

Gio Ferri per Adam Vaccaro è stato uno dei principali interlocutori di ricerca teorica intorno alla poesia, “ma è stato prima di tutto – ha precisato Vaccaro – esempio di straordinaria generosità umana, un fraterno carissimo amico. Infine, non da ultimo, è stato uno dei cofondatori di Milanocosa, che mi ha costantemente sostenuto nella prosecuzione del suo attivo percorso culturale.”

 

Scheda di Gio Ferri
di Vincenzo Guarracino

Nato a Verona nel 1936, Gio Ferri è stato così giornalista, grafico, poeta, poeta visivo, critico d’arte e di letteratura. Uno sperimentatore, insomma, a tutto tondo, instancabile e indefesso.
Fondatore assieme a Gilberto Finzi e Giuliano Gramigna nel 1983 della rivista “TESTUALE, critica della poesia contemporanea”, e poi fino al giorno della scomparsa, direttore della stessa, è stato autore di almeno 30 raccolte di poesia, tra cui “Le Palais de Tokio”, e il poema interminabile “L’Assassinio del poeta” (Anterem) soprattutto “Inventa lengua” (Marsilio ), una messinscena di sé a partire dalle formelle della basilica veronese di San Zeno in uno straordinario “ibrido linguistico”, nel volgare di Giacomino da Verona, come l’aveva definito Giancarlo Buzzi.
Assieme a queste, ci sono narrazioni e teatro: “Albi” (Anterem), “Macbeth, ricreazione”, “Il Dialogo dei Principi” per la musica di Franco Ballabeni. Nel campo della saggistica, innumerevoli saggi, presentazioni, prefazioni in particolare “La ragione poetica. Scrittura e nuove scienze” (Mursia). “Forme barocche nella poesia contemporanea” (L’assedio della poesia).
Una “carriera”, si diceva così una volta, intensa e intelligente: multis luminibus ingenii. Oggi che ne piangiamo la scomparsa credo che si possa ricordarlo e avere un’idea del suo multiforme ingegno, anche soltanto attraverso due testi che qui brevemente presentiamo. Continua a leggere

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