Opere Inedite, Patty Indiano

Patty Indiano dice di aver amato la poesia fin da giovanissima: “la poesia è stata sempre per me il luogo della riflessione, della ricerca dell’autentico, della libertà da tutti i filtri che poniamo tra noi e la verità.” E la verità per Patty , quando si ha il coraggio di esprimerla, necessita di un linguaggio energico e senza fronzoli, senza metafore, anche duro… e, secondo lei, tanto più efficace quanto più spoglio e privo di retorica.
Partendo da questi presupposti, la poesia di Patty è giunta a una scrittura asciutta, quasi scarnificata, che lei stessa definisce ‘essenziale’. Patty ama in particolare la poesia femminile, soprattutto quella di Anne Sexton e di Sylvia Plath, che sono state per lei un importante punto di riferimento. Patty pur riconoscendo valore alla tradizione poetica, rifiuta gli stereotipi e le convenzioni stilistiche. I suoi nuclei tematici sono: la sessualità, la maternità, la solitudine, lo sdoppiamento e l’amore.    

“La parola poetica è l’ultima possibilità che abbiamo di opporci al silenzio, alla disperazione, al vuoto, alla morte”.
Di Patty Indiano

Non voglio innamorarmi
La tua mano su di me,
troppo vicina la tua voce
al cuore.
E mentre te ne andavi
io, che ho sentito che ero sola,
che ho capito che ero già sola
io,
non voglio innamorarmi
ho detto.
No. No.
Fame

Io avevo fame come i cani
Randagi hanno fame e perciò
Ti ho seguito poiché tu soltanto
Capisti la mia fame e perciò ti ho seguito
Anche quando non volevi
Anche quando sparivi alla vista
E quando arrivasti a lanciarmi le pietre:
Poiché una volta soltanto, la prima,
mi chiedesti se avessi fame, io come un cane
a te per sempre fedele.
Come un cane del tuo odore seguivo le tracce
non importa se venivo scacciato e deriso.
Dammi ora un segnale
(La crepa l’impronta)
perché il poco di te mi possa bastare.

A mio figlio

Figlio che sei stato un seme
Quando la vita fatica al buio
Io ti sentivo crescere nel silenzio
non respiravo per non fermare
il laborioso travaglio
tu col mio sangue
diventavi tu fatto
e ti scioglievi dall’abbraccio tenace,
per farti vita.
E la luce fu
faticosamente tua.
Io ti vidi andar via.
Ma in me è la radice,
dove affonda il tuo passo
perché non sei mio e sei mio,
perché vai e ritorni
perché sei il frutto e io sono la terra.

Patty Indiano è nata nel 1961 a Ostuni dove vive e insegna Lettere in un liceo scientifico.
Da tempo si occupa di poesia, trattando in particolare tematiche specificamente “femminili”. Negli anni scorsi ha partecipato ad alcuni concorsi, ottenendo dei premi e dei riconoscimenti: nel 2005 finalista al Premio Letterario Elsa Morante; nel 2006 ho conseguito un diploma di merito dall’associazione Poesia della Vita, nel concorso Premio una Poesia d’Amore Arden Borghi Santucci; nel 2007 ho ottenuto il terzo premio nel concorso di poesia “Città di Campi Salentina“; ha inoltre ricevuto appezzamenti da Maurizio Costanzo e dal suo staff nel corso della trasmissione Mattino Cinque; sono presente in un paio di antologie poetiche; ha infine pubblicato nel 2004, per la casa editrice di Roma Il Filo, una raccolta di poesie, Il Velo di Merope.

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Commenti (4)

  1. Non so dire molto bene sulla poetica degli altri,
    ma queste poesie mi piacciono. Sono concrete e prive di compiacimenti autoreferenziali e termini astrusi.
    Mi piacerebbe leggere qualche altro testo.

    vincenzo celli

  2. Caro Vincenzo Celli,
    questo blog e questa sezione Opere Inedite, offre lo spunto ai lettori, poeti o no, per approfondire il discorso poetico dei loro ‘preferiti’. Le consiglio di cercare le poesie di Patty Indiano, di leggerla, insomma più approfonditamente.
    Grazie e a presto.
    Luigia S.

  3. E’ così che funziona!
    Nella poesia, si ricordi sempre, vale moltissimo ‘il passa-parola’. Bisogna cercarli gli autori che ci piacciono, che aggiungono qualcosa di più al nostro sapere.
    La nostra ‘biblioteca’ personale deve avere ben in mostra gli autori della nostra vita. Non solo scrivere poesia, dunque, ma anche leggere!
    Auguri, caro Vincenzo..

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