Massimo Gezzi a “Ritratti di poesia” 2012

Immagine anteprima YouTube

C’è qualcosa di ‘familiare’ nella poesia di Massimo Gezzi. C’è qualcosa che commettiamo tutti i giorni nelle sue parole… ci sono luoghi che amiamo e dai quali la vita (la poesia) non ci separa, ma ci avvicina.  

(Nel video qui riproposto la conversazione tra Massimo Gezzi e Vincenzo Mascolo a “Ritratti di poesia” 2012.)

 

Poesie da: L’attimo dopo di Massimo Gezzi, Transeuropa (2009)

Ultimo trasloco
.
Come se ci fosse altro tempo, oltre a questo,
altri giorni per sentire questo freddo
salutare, imparare un’altra lingua,
bussare a una porta socchiusa, entrare –
le processioni sulle auto sul corso, l’intuizione
di un bene nascosto al di là
di tutti i muri e che solo rinunciando
a tutti i muri brillerà
(come la tavola del mare corrugata
dalla brezza scintillava
di origine ai prime raggi dell’alba).
.
Allora il nostro dovere di uomini liberi
è di contare le finestre illuminate
nel buio. Perché sul confine
tra il paese e la campagna una donna
si è svegliata a ruminare la sua angoscia
(disoccupazione, amore inconfessabile che svelle
la serratura della porta, malattia).
Perché un uomo abbandona
la sua casa una notte e tutti pensano
che è vita, in fondo, quella, è bellezza.
.
Nei mobili ereditati dai nonni i nipoti
leggono il passato come gli anni
nel legno, accarezzano le assi
e risvegliano il timbro della voce
degli assenti, li invitano nella casa
pitturata di fresco, li sistemano
negli angoli, acquattati
con il viso schiacciato sulle ginocchia a mormorare
la preghiera che il vento ogni sera
chiede al mandorlo, la perfetta consistenza
del tuo sangue che attraversa
ogni singolo millimetro di te,
senza svegliarti.

*

L’amore, i cromosomi
.
Passo sulla cenere di un fuoco, affondato
in un cratere di carbone. Qualcuno qui
ha incrociato parole, contorni, sospeso
al filo dell’alba che avrebbe
di nuovo sfoderato la bandiera della boa,
la riga dei legni accumulati sulla riva.
Seduto qui vicino, sento ancora il tepore della sabbia,
il benessere che dà, quando è notte,
un corpo più caldo dell’aria e della pelle.
Non ho capito niente più di questo:
ho incontrato e scordato molti uomini
e donne negli anni, ne ho visto maturare
i figli e i tumori, a volte la stanchezza contenuta
nei piccoli particolari apparentemente
privi di interesse, come un capo
vecchissimo dai colori troppo accesi,
o un sedile anteriore troppo ingombro
per essere almeno per ipotesi abitato
da qualcuno. Verranno a questa spiaggia
uomini e bambini: rideranno nella luce,
senza che un no a tutto questo possa essere
un no per davvero: i cadaveri dei granchi
per metà sono già vento, invisibili e reali
come l’amore, i cromosomi.

*

Grottammare
.
Le generazioni che hanno fatto Grottammare,
gli uomini che ordinatamente hanno issato
le pietre di questo muraglione
a strapiombo – gli inquilini delle case
deserte tutto l’anno, che hanno tolto
gli infissi incrinati per sceglierne di nuovi –
i muratori, che hanno spinto nelle sedi
i cubetti di porfido, gli anziani
che hanno messo a dimora i getti dei cespugli
che adesso impazziscono di bocci.
E a sinistra, questo scarno lungomare
che pare senza limiti, di notte
questo domino di luci che attraversa
i confini regionali, per tutte le persone
che dividono una terra, e davanti a una tavola
conversano, o si ignorano –
.
al debole silenzio della luna, stanotte,
come vogliono parlare di loro ai passanti,
additare con orgoglio il muro edificato
con le proprie energie, l’agave piantata per gioco
e poi proliferata, il loro passato in questa casa
o in quest’altra, invisibili e muti, convinti
che le cose, alla fine, si ricordino di ognuno,
mentre cade la brina sul balcone e l’autostrada
scompare dentro il tunnel, e in un giro di piloni
risospinge via tutto.

Massimo Gezzi (1976) ha pubblicato Il mare a destra (Edizioni Atelier 2004) e L’attimo dopo (Luca Sossella Editore 2009; finalista Premio Palmi e Premio Metauro). Nel 2009 ha vinto il Premio Cetona Giovani. Come studioso ha curato il volume L’autocommento nella poesia del Novecento (Pacini 2010) e il Diario del ‘71 e del ‘72 di Eugenio Montale (Oscar Mondadori). È assistente alla Cattedra di Letteratura Italiana dell’Università di Berna.

Condividi
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Commenti

  1. Pingback: Tre settimane di poesia nei lit-blog italiani (VI) | nabanassar – letteratura ed arti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *