La vostra voce, Ornella Spagnulo

La vostra voce, Ornella Spagnuolo
a cura di Luigia Sorrentino

Autopresentazione
Ornella Spagnulo (1982) ha seguito il master in scrittura creativa della Luiss – Luiss Writing School – dopo una laurea a pieni voti in Lettere con tesi pubblicata (Il reale meraviglioso di Isabel Allende). Ha collaborato con “Il Romanista” e con diverse testate online (Flanerì, Romatg24, Finesettimana), scrive per “La Voce del Municipio”. Ha partecipato a tre antologie con Giulio Perrone Editore (due di poesie e una di racconti) e ha svolto uno stage di tre mesi presso Fazi, come lettrice. Nel blog www.ornellaspagnulo.blogspot.it ha pubblicato i primi brani del suo ebook The Wall, che si basa sulle Città Invisibili di Calvino e sui Pink Floyd, e racconta emozioni e conflitti dell’adolescenza.

UN MESTIERE CHIAMATO BUROCRATE
.
Un mestiere chiamato burocrate
mentr’io guardo
e registro
la realtà assente
d’ogni più vera forma
.
dell’essere,
.
guardo,
inatteso,
l’oblio della parola
che mi sorprende;
ecco i sorrisi
i destini che s’intrecciano
e chiedono
cosa sia
del mondo vero
cosa ha
davvero un senso.
.
Se la morte
può sorprendere l’uomo
al baratro
tra i due destini
che sono la morte e la vita.***

TI CHIEDO
.

A te chiedo:
strappare la cera dal fuoco
lasciare un sigillo di pace
credere che sia vana
questa vita
è un dovere?
.
Questa vita è un dovere
mi dico
mentre stanca la notte mi consuma
e al giorno
non oppongo silenzio
ma urla
di vuoto
di sogno
di uccelli in volo,
semplici colibrì
che m’insegnano
cosa è giusto fare.
.
Sulle rive del mare
l’onda non lascia spazio
al piede
ma tiepida e urlante
reclama il limite
della natura umana.
L’urlo del mare in tempesta è mio amico.
Strappo la cera dal fuoco.
Lascio un sigillo di pace.
La vita è vana,
mi dico,
mentre il sole non smette di urlare.

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Commenti (3)

  1. Molto intensa e compatta la seconda poesia. La vita sotto la crisi somiglia al moto d’un turacciolo, che, messo sul crine dell’onda, non avanza né arretra, ma compie semplicemente un moto circolare. Ogni mattina e ogni sera ci martella la domanda di Camus: ne vale la pena? E la risposta è sempre sì, malgrado tutto, perché la vita può avere un cuore malato, ma ha una periferia così bella, e così succosi sono i frutti che ci nevica addosso, che noi la vogliamo succhiare fino in fondo anche a costo di arrivare, prima o poi, a un midollo di orrore. Ho trovato questo nella tua poesia, e sono molto contento di averla letta: ha aumentato la mia vitalità. Grazie.

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