Antonella Bukovaz, al Limite

Nello scaffale, Antonella Bukovaz
a cura di Luigia Sorrentino
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di Nadia Agustoni

Antonella Bukovaz ci consegna con “al Limite” un libro aperto, la cui materia è incandescente. Dal Friuli non sono mancate in queste anni voci importanti (Cappello, Vallerugo, Tomada, Obit, Villalta) che hanno parlato forte e chiaro di tematiche che sentiamo attuali, e in questo senso Bukovaz conferma la vitalità di una regione che ha dato i natali a tanti poeti e dove di poesia si ragiona da sempre. Questo libro esce per “Le Lettere” nella collana fuoriformato diretta da Andrea Cortellessa ( la sua nota è in seconda di copertina) e con prefazione di Alina Marazzi, la postfazione è di Franco Armino seguita da una nota di Moreno Miorelli che traccia brevemente la geografia e la storia delle Valli del Natisone, di cui Bukovaz ci parla nei suoi versi.
Sette le sezioni in cui “al Limite” è diviso: “Storia di una donna che guarda al dissolversi del paesaggio”, “Canto per linguesconfinate”, “al Limite”, Camerardente” “Object in the mirror” “Identiquà Identilà” con più titoli e “Tra – dire” con più titoli; i testi sono accompagnati oltre che dal DVD di Paolo Comuzzi con le musiche di Antonio Della Marina, anche da foto di luoghi ripresi nel video. Il DVD inoltre contiene i “mikrokozmi” filmati dell’autrice su cui ha registrato poesie sovrapponendole “ai versi ” della terra.

Il tema del paesaggio è presente in molta poesia contemporanea, Bukovaz ha la caratteristica di parlarcene cercando di trasmetterci un suo modo di sentire il paesaggio, che è carnale, o forse e meglio, il sentirlo come una pelle che fa respirare; questo, pur in una identità complessa, fa si che infine si senta unita ai luoghi stessi fino a percepire la scomparsa del limite e raggiungere una profondità che esige parole non più rinviabili: ” Ciò che scompare infatti annuncia un luogo più intero / più profondo per farsi seme.”
Limite é allora confine e sconfinamento, la cui necessità Bukovaz avverte:
” … io però / cerco un’altra materia a sostenere la geografia / che porto tatuata sotto la pianta dei piedi”.
Da questo il non definirsi, ma il riconoscere le radici e la ricchezza della complessità e del divenire, ben aldilà di ogni fondamentalismo identitario.

La storia delle Valli del Natisone, per cui rimando alla nota finale di Moreno Miorelli, é un “di qua e un di là” emblematico delle vicende di quei luoghi di confine, dove insieme alla partita della storia si é consumata la tragedia di popolazioni che si sono straziate per appartenenze che si sono rivelate alla fine meno definite di quanto molti pensassero, e in tutto questo anche le vicende individuali, le singole vite, sono divenute tasselli di un mosaico che pare tessuto nella trama dei corpi e delle lingue. Questo spiega il dolore che affiora a tratti dai versi che sembrano affacciarsi su qualcosa che si sta decidendo mentre si è ancora nel momento tra accogliere e rifiutare “il confine”.

In “Identiquà Identilà” l’appartenenza è presa di petto: ” Ho sbagliato a non prenderti prima di petto/ e risolvere da aperte nemiche/ la guerra stellare delle radici/ je nase …. ni nase…/”; e vi è il respiro delle riflessioni degli ultimi decenni sui temi dell’identità. Le guerre Jugoslave hanno del resto mostrato il retroterra buio, arcaico e tremendo dei nazionalismi e ricordando che il confine passa vicinissimo a Topolò, dove Bukovaz è cresciuta, comprendiamo come l’autrice si senta investita di una responsabilità che proprio nel suo dire è per forza di cose necessità di chiarezza personale e politica.

La parte finale del libro ci porta ai nomi e al dire (dire é Tra-dire) e il poeta tocca qualcosa che deve farci pensare: ” Non scrivere – ma assistere alle proprie parole – sarà leggersi la prima volta.”
Antonella Bukovaz conosce la forza e lo shock del testimoniare di due lingue, sa che il suono di una lingua é il primo confine che incontriamo e superarlo é ridarsi una nascita. Nascere è incertezza, e così è per le parole, lo dice lei stessa alla fine, ed é come se ci portasse coi suoi versi in una parte di noi.

Aggiungo che, se poco si è parlato di questo libro, é forse per la difficoltà di riflettere su temi che sembrerebbero chiedere più l’intervento della filosofia che della poesia. E’ invece della poesia che abbiamo bisogno per dire quello che l’inconscio muove in noi, quello che la ragione non sempre accetta perché “Tra-dire” è anche dire “tra” e può accadere che la pausa (spesso necessaria) a volte ci sovrasti con un altro silenzio.

 
da Canto per lingue sconfinate

Oggi (just for one day)
si potrebbe giocare a pensare che la lingua
danes (just for one day)
si potrebbe giocare a pensare che la lingua
permetta esplorazioni
che non hanno a che vedere con il pensiero
si materializzi
in un vento che sposta i piani di osservazione
e produca
il gesto che fa sparire l’orizzonte.
Parlo dal bordo e solo mi capisce
chi arretra per dare spazio
alla respirazione della distanza
tra una lingua e l’altra
componendosi nel suono che resta
mentre infilo il dito nella terra
infilo il dito tra un sasso e l’altro
e parlo da questa compresenza
in cui sempre cerco la parola persa.
Vesti il sudore dei miei pensieri
scivoli in rivoli dalla cupola
della mente gocciolandomi in bocca
ne prendi la forma
come un tempo che segna
e l’aria che occupa.
Parlo dal colmo in me razume samo
chi diserta la linea immaginaria
e gode di suoni incomprensibili.
Parlo dal fondo dov’è l’amaro e inizia la gola
e i suoni slavi compongono il mondo
che appena mi consola.
(….)

di Antonella Bukovaz

da: al Limite – Edizioni Le lettere 2011
Collana fuoriformato con DVD

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Commenti (3)

  1. Una bella lettura per il lavoro di Antonella, che conosco e apprezzo da tempo. Sono dunque felice che sia giunto qui, anche perchè il prezzo piuttosto alto del libro (ma ovviamente non dipende da Antonella!) credo che ne abbia limitato un po’ la diffusione, diffusione che invece avrebbe meritato.

    Francesco t.

  2. Grazie Francesco, e grazie a Luigia dell’ospitalità.
    Il libro tratta materia incandescente, come ho detto, è un libro coraggioso e che chiede riflessione, ma gioca a suo favore il tempo perché i suoi temi hanno l’urgenza non solo del presente, ma del futuro. Ad Antonella un saluto caro.

  3. Ho letto con piacere il libro di Antonella Bukovac, una poeta che apprezzo da tempo per la sua personalità, capace di coniugare semplicità espressiva e complessità del pensiero). L’aggettivo “incandescente” utilizzato da Nadia Agustoni calza a puntino con questa poesia, dove l’energia del dire è direttamente proporzionale alla sostanza “dinamica” del pensiero.

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