Donatella Bisutti vince il Premio Camaiore 2012

E’ la milanese Donatella Bisutti ad aggiudicarsi l’edizione 2012 del Premio Letterario Camaiore. La sua opera, ‘Rosa Alchemica’ (Crocetti) ha prevalso per soli due voti (quattordici contro dodici) su Antonella Anedda e il suo ‘Salva con nome’ (Mondadori), sia su Marco Guzzi e il suo ‘Il cuore a nudo’ (Paoline).

Applausi anche per i premi speciali a Claudio Angelini, Renzo Ricchi e Marcia Theophilo. Menzione d’onore a Roberto Malini con ‘Il silenzio dei violini’, dedicato alla difesa dei diritti umani, in particolare della popolazione rom.

Emozionante la presenza del poeta americano Billy Collins, che ha ricevuto il Premio Internazionale, salutato anche dal Console Generale degli Stati Uniti Sarah Morrison in rappresentanza dell’ambasciata Usa.

Gli altri finalisti: Giovanna Bemporad “Esercizi vecchi e nuovi” (Luca Sossella Editore), Alberto Bertoni “Il letto vuoto” (Aragno), Donatella Bisutti “Rosa alchemica” (Crocetti), Marco Guzzi “Il cuore a nudo”, (Edizioni Paoline). La premiazione si è tenuta stasera, sabato15 settembre 2012 presso la sala convegni dell’Hotel Dune di Lido di Camaiore.

 

La giuria del premio letterario Camaiore è composta da Francesco Belluomini (Presidente), Alberto Bevilacqua, Corrado Calabrò, Emilio Coco, Vincenzo Guarracino, Paola Lucarini e Mario Santagostini quest’anno ha esaminato oltre 220 libri.

Autobiografia di Donatella Bisutti

“Sono nata a Milano, ma in una famiglia di origine friulana: quella friulana è una cultura di confine, mia nonna era appassionata di Thomas Mann, e la mia infanzia è stata circondata dall’aura di leggende mitteleuropee, nordiche e slave. Da questo ho derivato l’amore per la natura vista anche come sede di incantamenti e magie, animata da presenze, e anche la profonda convinzione – alimentata in particolare dalla lettura dei racconti di Andersen e Maeterlinck – che gli oggetti inanimati abbiano una loro vita misteriosa che si manifesta soprattutto quando noi non ci siamo, o non li vediamo, e questo in seguito sarebbe confluito, insieme ad altre suggestioni, nel mio primo libro di poesia, Inganno Ottico, in cui ciò che è inanimato ha largo spazio. Del resto ai tempi di questo libro leggevo anche molto un poeta francese, Francis Ponge, che aveva scritto poesie che amavo sugli oggetti e sugli animali.

A tutto questo substrato ha attinto la mia scrittura e quando è uscito il mio primo libro di poesia, nell’85, Inganno Ottico, per il quale avevo ottenuto l’anno prima il Premio Montale per l’Inedito, qualche critico osservò che il mio modo di scrivere “non era tanto italiano”, così per la prima volta riscoprii e diedi importanza alle mie lontane origini friulane. “Tanto italiani” non lo sono in genere gli scrittori del Nord-Est : poeti come Saba, narratori come Ippolito Nievo, come Italo Svevo, o, in tempi più recenti, come Sgorlon o Tomizza o Mario Rigoni Stern, se per italiano si intende soprattutto una tradizione di derivazione toscana.

Sono stata una bambina timida, sognatrice, che girava per i boschi da sola parlando con i funghi e arrampicandosi sugli alberi e credeva fermamente a una cosa: che il mistero esiste ma non bisogna scoprirlo, perché svelarlo del tutto significherebbe anche perderlo Crescendo, ho scoperto che a far intravedere questo mistero senza che tuttavia cessasse di essere tale poteva servire benissimo la poesia.

Questa convinzione doveva continuare ad alimentare in seguito la mia scrittura e ultimamente mi ha spinto a fondare una nuova rivista di poesia che si chiama Poesia e Spiritualità, la quale si propone appunto di indagare questo mistero servendosi degli strumenti della poesia ma tenendo presenti queste parole che amo molto del famoso filosofo rumeno Lucian Blaga: “La conoscenza può solo dissimulare il mistero o riconoscerlo come tale”.

Quando avevo circa 4 anni feci un sogno che ho sempre ricordato: salivo su una collinetta che conoscevo bene e sulla quale la luna pareva essersi posata: così pensavo che arrivando in cima avrei potuto toccarla. Ma quando fui lì scoprii che la luna era in realtà ancora lontanissima. Invece che dispiaciuta, ne fui contenta. Molti anni dopo avrei scritto su questo un racconto per bambini intitolato Lucio e la luce della luna. Un po’ lo stesso tema trattato da Zanzotto in Senhal, quando lamenta che l’allunaggio degli astronauti abbia tolto alla luna il suo poetico mistero. Anche oggi per me la necessità del mistero è essenziale. Il mistero ci circonda, ci insegue, ci provoca da ogni parte. Dobbiamo porgere l’orecchio e aguzzare la vista per percepire e decifrare i segni che ci manda attraverso il Silenzio. Perciò è importante anche il Silenzio, fare degli esercizi di silenzio.”

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Commenti

  1. Si! Si! Il silenzio ed il mistero sono importantissimi ed i piu’ misteriosi sono quelli che ci circondano quando sono silenziosi, ma anche quando parlano.
    Quando verro’ in Italia leggero’ le tue poesie.
    Se non ci fosse Luigia anche tu saresti rimasta nel mondo del silenzio…almeno per me qui lontana. Vorrei tanto inventare una parola magica per ringraziarla, ma non mi viene niente… forse scrivere “tante grazie!” all’inverso? “etnat eizarg!”… Ecco suona proprio come un nordico mistero!

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