La vostra voce, La strada vecchia

La vostra voce
a cura di Luigia Sorrentino

Pubblico “un ricordo in prosa” di Carlo Cacciuttolo. L’autore mi scrive di volerlo dedicare “a coloro che senza scrupoli di coscienza abbattono strade, tratturi, viali alberati che, per la gente del posto, hanno una storia. L’ho dedicata a mia madre perchè la sua infanzia e successivamente le nostre vacanze estive erano trascorse in quel luogo, Latiano (BR) Contrada Pozzello”.

LA STRADA VECCHIA
di Carlo Cacciuttolo

Venivi chiamata dagli abitanti della zona: “La Strada Vecchia”, avevi un profumo che sapeva d’antico. Come tante altre della contrada Pozzello ti percorreva il cavallo tra una siepe di more da un lato e un muretto basso di pietre sconnesse dall’altro, la pioggia ti divertiva saltellando sulla terra arsa e tu subito dopo ricambiavi emanando profumi intensi di erba bagnata e fiori di ogni specie e, quando il sole coceva gli ulivi, allora l’albero del fico esternava la sua presenza emanando il suo profumo inconfondibile.

Con la tua complicità mi recavo spesso a trovare amicizie femminili, ora dimenticate; il percorso non era lungo ma all’età di dieci anni le distanze sembrano enormi quando cammini a piedi da solo e a me sembrava quindi allontanarmi di molto dalla “villa Alfieri” dove villeggiavamo. La notte magica priva di luce artificiale ti metteva in contatto con l’immenso, e la via lattea era lì ad indicarti la strada del ritorno. Quanti attimi di inconsapevole felicità si rincorrono ora nella mia mente! La raccolta delle more imbiancate dalla polvere di pietra schiacciata dai calessi! Le passeggiate con i miei genitori! L’arrivo improvviso di amici che da lontano percorrevano il lungo viale interrotto dalla ferrovia che ci consentiva di aver abbastanza tempo per rimetterci in ordine.

Quante speranze, quanti sogni, quanti progetti per il nostro futuro!

Ora il manto di asfalto ha coperto la tua memoria e ti ha reso simile a tante altre sconosciute e fredde, ma per me rimarrai sempre la cara, tanto amata “Strada Vecchia”. Di notte, quando ti penso e piango, un nodo mi viene alla gola perché tu non ci sei più al pari di un amore impossibile o di una persona cara che non torna più.

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Commenti (3)

  1. E’ così. Un luogo dell’infanzia diventa una “persona” cara nella memoria, una specie di luogo sacro, un altare su cui si santificano le emozioni e le esperienze-primizie della nostra vita, per cui la sua perdita è perdita definitiva e irrecuperabile di una parte di noi, la più cara e preziosa poiché appartiene alla nostra stagione più struggente, in cui ogni esperienza è stata vergine e irripetibile, è stata iniziazione alla vita.

  2. Queste parole mi hanno richiamato alla mente una stradina vicino Savelletri, in provincia di Brindisi, che mi sono trovata a percorrere a fine agosto, quasi a volermi perdere tra le campagne del Salento.
    Ricordo che correva a pochi metri dal mare, solitaria, persa tra i poderi, battuta dal sole, delimitata solo da muretti a secco e fichi d’india. La sua semplicità resisteva ancora contro la modernità della litoranea, dove macchine e TIR sfrecciavano ad alta velocità, facendo giungere in lontananza gli echi dei motori.
    Sarei voluta rimanere ancora a percorrerla, ormai rapita da quel silenzio e quel senso d’antico, rinunciando per sempre all’idea di riprendere la strada provinciale.
    Era così bella, tanto che mi sembrò quasi di rispetto a percorrerla con i miei pneumatici.

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