Loredana Magazzeni. Volevo essere Jeanne Hébuterne

Nello scaffale, Loredana Magazzeni
a cura di Luigia Sorrentino

Loredana Magazzeni. Volevo essere Jeanne Hébuterne
Le Voci della luna Edizioni 2012
.
di Nadia Agustoni

Un libro di poesia in cui sono presenti il pensiero femminista e le elaborazioni sul gender, oltre che la vita dell’autrice, una Alice le cui meravigliose scoperte la rendono libera. E’ importante dire subito che Loredana Magazzeni con “Volevo essere Jeanne Hébuterne” entra nel vivo di una materia che riguarda chiunque si sia interrogato sul maschile e sul femminile, sulla costruzione del genere e sull’esistenza-resistenza femminile in un mondo poco accogliente per le donne.


Mi sono chiesta: “perché farlo in poesia?”
In questi anni si è molto discusso di queste tematiche, ma più in ambito filosofico, perché in Italia femminismo e poesia hanno avuto un percorso difficile, arduo. Negli anni Settanta abbiamo avuto il lavoro e la riflessione di Mariella Bettarini e Biancamaria Frabotta e poi molta frammentazione, a volte ripensamenti. Negli ultimi quindici anni, in particolare, si è proceduto individualmente, magari nel confronto parziale, ma certo senza propositività, almeno fino al Manifesto “Fragili guerriere – poepiche” di Rosaria Lo Russo e Daniela Rossi messo in rete su Absolute poetry.

Traccio in questo modo una breve genealogia, per nulla esaustiva, ma che legando alcuni fili mi permette di portare il libro di Magazzeni dentro un plurale.

Le prime due poesie, in apertura, ci mettono subito di fronte a due figure di donna diverse, Jeanne Hébuterne e Sofia Tolstoj, ed entrambe stanno lì come due lettere aperte su cui meditare, perché sono due approcci alla vita divergenti: uno romantico, fino alla morte, l’altro calcolato. Se la giovane Hébuterne, innamorata di Modigliani, scrive una pagina sola con il proprio suicidio, Sofia Tolstoj è fedele trascrittrice delle pagine del marito, una utile copista che però non può, nemmeno nell’amore, dimenticare la contingenza di figli e doveri. Queste poesie iniziali sono anche due parentesi che da un estremo all’altro contengono voce e vita di chi sta scrivendo; e che una donna scriva ci viene detto subito dopo, usando una forma inusuale per questo dire, come è l’haiku, ma insieme usando anche un significativo plurale: ” Dietro il computer/ le nuove atlete siamo/ del mondo in rete”.
Il viaggio di Loredana Magazzeni è costellato di esperienze, anche di durezze, e come nota nella prefazione Gabriella Musetti c’è in questo libro tutta la vita dell’autrice, ed è nella sua volontà di risalire china e china e di scardinare luoghi comuni, che la voce, in modo ironico e tragico insieme, si mette alla prova con l’haiku e con il sonetto, anzi il “Transonetto”, forme chiuse ma che recano in sé la possibilità di una libertà che non è più fuga da se stessi, ma capacità di misurarsi con un limite, assumere una misura per entrare in una riflessione che è centro di pensiero nuovo e coraggio della propria sensibilità. E’ come se l’iniziale costrizione, lasciasse incarnare dei versi che, vivi tra dettato e forma, si prendono gioco di ogni rigidità.

Capire chi è chi nel continuo rovesciarsi dei “Transonetti” è arduo e non è nemmeno importante se si leggono a conclusione “Postfazione” e “Post scriptum” dove l’autrice chiarisce ulteriormente il proprio pensiero. Personalmente credo che nel gioco delle parti uno è ognuno e sia qui più proficuo soffermarsi sulle diverse tipologie di scrittura che Magazzeni adopera, perché nel libro ve ne sono diverse, dalla prosa dei “Taccuini” alla scrittura scioltissima dei versi, fino alle due forme più chiuse di cui ho già detto. Una prova che l’autrice supera e che voglio condensare nei suoi versi: “Forse un giorno imparerò a convivere/ con questi demoni addormentati sulle spalle/ presenze quotidiane che non temono gli angeli/ come lari vocianti ed assidui penati/ mi attendono sempre sulla soglia di casa./ Rabberciata, sublime corte dei miracoli/ di cui vive la vita, e che vive con me/.”

Prologo
.
Se conoscenza genera parola
e luce sopra altra luce a noi rivolge
illuminando ciò che fu ineffabile,
dall’utopia di una politica possibile

può la parola dire l’indicibile?
Come può nominare il senza nome?
Dove la lingua interrogata tace
e sopra più livelli si traduce

poesia, tu solo antidoto al presente,
bocca di tutte le bocche appassionata
scrittura, tu sei mia riparazione,
ascia nel vuoto, gesto di potenza.
.

XIV
Non ho altri che me, non sono un altro,
mio corpo che ti affidi alla ragione,
non al sentire plurale di quest’ora,
né alla promessa di un’elaborazione.

Il genere interroga la lingua
e dentro più livelli la traduce
segue rotte meticce nell’azione
di trasumanar da sé, oltre confine

di conoscenza, amor che ha gli occhi belli
e talvolta pensieri delicati,
ma amico a me non è, e tra i fratelli

non riconosce me, a lui uguale.
Uguale è l’ora: la coperta della notte
volto sul fianco che non presto ai sogni.
.
XV
Disarmonia è la misura dell’amore,
non reca rime qui, facili sconti.
Non chiede scuse, giunge e porta via
millenari i suoi doni e le sue pene.

Dura un’ora soltanto e il resto perde
e sotto il grande occhio della mente
-scrive Clarice- in pane di memoria
il suo grano d’insonnia mi regala.

Amor lui è, e unisce me a me stessa
mi fa femmina e maschio, mi fa una
amor fa madre il figlio e il figlio madre

amore è ciò che sempre li accomuna,
una lingua, una storia, una memoria
amor è ciò che congiunge e disaduna.

di Loredana Magazzeni
.
da Transonetti, Sonetti d’amore transessuale, in Volevo essere Jeanne Hébuterne, Le Voci della Luna Poesia, 2012

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Commenti (5)

  1. Interessantissimo quel cercare il filo che si annoda con gli altri per giungere al plurale dell’esperienza delle tematiche femministe. Ho letto con attenzione i versi proposti. Grazie

  2. Ho avuto l’immenso piacere di conoscere ed ascoltare Loredana al Premio Nazionale di Poesia “Anna Osti” di Rovigo, dove eravamo entrambe premiate e lei leggeva da “Jeanne Hébuterne”. E’ stato un momento toccante e profondissimo.

  3. Accolgo l’efficace invito formulato da Nadia Agustoni, che predispone, con un bel gioco di richiami, alla lettura dei “Transonetti” di Loredana Magazzeni e delle sue altre incursioni nella storia, “in approcci alla vita divergenti”, lungo la strada per convivere “con questi demoni addormentati sulle spalle”.

  4. Libro coraggioso in quel raccontare e stare dentro la propria esperienza e capirla e insieme capace di essere sul margine dove anche altro ci appartiene.

  5. Cara Nadia, grazie davvero di questa tuo indispensabile commento al nuovo, importante libro dell’amica Loredana Magazzeni,cui di vero cuore auguro la più viva attenzione da parte di lettrici e lettori sensibili e della critica davvero degna di questo nome.
    Ad entrambe, il mio augurio più sentito ed un sororale, intenso saluto da Mariella

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