Antonia Pozzi, “Guardami: sono nuda”

Nello scaffale, Antonia Pozzi
a cura di Luigia Sorrentino

“Guardami: sono nuda”, Barbes editore, a cura di Simona Carlesi è una piccola raccolta di versi scritti da Antonia Pozzi e uscita nel 2011.

“Ho paura, e non so di che: non di quello che mi viene incontro, no, perché in quello spero e confido. Del tempo ho paura, del tempo che fugge così in fretta. Fugge? No, non fugge, e nemmeno vola: scivola, dilegua, scompare, come la rena che dal pugno chiuso filtra giù attraverso le dita, e non lascia sul palmo che un senso spiacevole di vuoto. Ma, come della rena restano, nelle rughe della pelle, dei granellini sparsi, così anche del tempo che passa resta di noi la traccia.”
Antonia Pozzi

Queste riflessioni Antonia Pozzi, nata nel 1012, le scriveva in un quaderno tra il 1925 e il 1927. Antonia è una ragazzina, ma è già preda della vertigine, della perdita, che esplorerà fino al giorno della sua morte, il 2 dicembre 1938. Il suo corpo fu ritrovato in un fossato gelido in una  campagna vicino Milano.

Antonia è follemente innamorata del suo professore di latino e greco, conosciuto al liceo: Antonio Maria Cervi. Quest’uomo sarà il suo eterno amore impossibile. Più tardi Antonia incontrerà Dino Formaggio, figlio di operai, con il quale avrà una relazione anch’essa osteggiata dalla famiglia di Antonia, dell’alta borghesia milanese.

Canto della mia nudità

Guardami: sono nuda. Dall’inquieto
languore della mia capigliatura
alla tensione snella del mio piede,
io sono tutta una magrezza acerba
inguainata in un color avorio.
Guarda: pallida è la carne mia.
Si direbbe che il sangue non vi scorra.
Rosso non ne traspare. Solo un languido
palpito azzurrino sfuma in mezzo al petto.
Vedi come incavato ho il ventre. Incerta
è la curva dei fianchi, ma i ginocchi
e le caviglie e tutte le giunture,
ho scarne e salde come un puro sangue.
Oggi, m’inarco nuda, nel nitore
Del bagno bianco e m’inarcherò nuda
domani sopra un letto, se qualcuno
mi prenderà. E un giorno nuda, sola,
stesa supina sotto troppa terra,
starò, quando la morte avrà chiamato.

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Commenti (2)

  1. Una calma disperata per la consapevolezza che la vita la sta già abbandonando. Sembra già rimpiangere che l’offerta di sé, nuda e totale (se qualcuno mi prenderà), cada nel vuoto, per quanto franca e, quasi, spudorata essa sia. E’ già consapevole che l’offerta di sé, nuda e sola, sarà soltanto accolta dalla morte, appena questa la chiamerà (e a quella chiamata, sembra dire, lei non opporrà nessuna resistenza. Anzi…) Una poesia dolente e tenerissima per quel bisogno-offerta d’amore che nessuno raccoglie.

  2. E’ strano quanto poco questa autodescrizione corrisponda all’aspetto della Pozzi quale ci è stato tramandato dalle fotografie; quanto questa nevrosi mistica del senso non traspaia dalle foto in cui la poetessa appare una giovane donna, affascinante e solida, un po’ selvatica e sdegnosa, cui piace stare in mezzo alle mntsgne e con i cani. La solidità di quella figura è sempre stata un enigma per me.

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