“Tibet degli ultimi”, Leda Palma

Nello scaffale, Leda Palma
a cura di Luigia Sorrentino

Leda Palma, friulana, di Pagnacco e romana di adozione, dopo aver a lungo meditano la questione tibetana ha scritto una raccolta di poesie “Tibet degli ultimi” (La Nuova Base Editrice, 2011, euro 12,50) di denuncia della drammatica sitiazione del Tibet. Leda Palma come un’Antigone della contemporaneità riafferma nei suoi versi i diritti umani della persona, di un intero popolo, oppresso nella sua identità, tradizione, lingua, religione.  Con traduzione in inglese a fronte a cura di Brenda Poster, Leda Palma ci offre un libro di haiku.
.
Ogni haiku è caratterizzato dalla struttura dei tre versi, rispettivamente di cinque, sette e cinque sillabe. Un insieme di frammenti che per la loro immediatezza costituiscono ancora oggi una forma di poesia “popolare” e trasversale diffusa soprattutto tra le classi sociali che contrastano la più elaborata poesia cinese.  

come alpinisti
i tibetani vivono la rassegnazione
il dolore addomesticato

Leda Palma, ha alle spalle un’importante e intensa attività nel mondo teatrale, radiofonico e televisivo quale autrice, conduttrice, regista e autrice di sceneggiati. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: Ho ripiegato l’alba, I rami fatti cima, Là dove l’ombra, Sole d’Aral, Ingiurie e silenzi, una raccolta di racconti (Rose novelle) e vari saggi.

Lieve d’anima
a spaziare preghiere
in cima al sole

*

Vento d’angelo
tende una mano ai bimbi
api dell’alba

*

Virgola il cielo
un nitido di luna
scerpa gentile

*

Mutano foglie
all’inconciliabile
sacre nevi

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Commenti

  1. Sembra che coloro i quali amano vivano accanto a quelli che vogliono predominare, cosi’ i profughi viaggiano il mondo e conoscono i limiti del fare. Rimane una volonta’che si dibatte per esprimersi. Ogni goccia d’acqua conta anche se si evapora sull’asfalto.

    Se il dolore addomesticato e’ un atto di civilta’ sublime… agli indomesticabili assetati di giustizia, rimane il dolore selvatico ed irresponsabile.

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