Joë Bousquet, Mistica

Nello scaffale
a cura di Luigia Sorrentino

Joë Bousquet MISTICA Introduzione di Xavier Bordes il sano vive e il malato crolla Interpretazione italiana di Massimo Sannelli, La Finestra Editrice, Lavis 2013. Prima edizione italiana, su licenza Gallimard, copertina di Sergio Pedrocchi.

“Eco è veramente la dea del linguaggio poetico. Sull’opera che deve nascere, fa passare questo soffio lamentoso, desolato, in cui si eleva l’esigenza della vita fisica che si alimenta di uniformità e ripetizioni. Nel pensiero la vita vuole ritrovare la carne; ecco perché la poesia è il suo atto più alto: interiorizza la parola. E io pensavo a questo, è chiaro, quando ho scritto, in un quaderno di note che ho sotto gli occhi: «scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che si conosceva. Siamo separati dal mondo perché lo siamo da noi stessi; una ferita è proprio questa separazione, e se siamo feriti possiamo amare solo ferendo». Sono certo che esistano esseri di luce, e la loro mente annulla la distanza con la la velocità. Tutta la realtà è il contenuto del loro pensiero”.

Joë Bousquet

Interpretazione di Massimo Sannelli
(La Finestra Editrice, Lavis 2013)

da Mistica

L’atto supremo del pensiero è difficile, perché è la conquista di un bene, e in principio uno scrittore non sa dove trovarlo; dopo, lo vede brillare contemporaneamente in due spazi opposti, così bene che impadronirsene è un modo di privarsene. Ma un giorno, e quando ha già scritto molto, invano, un autore sa tradurre abbastanza bene nella propria lingua la sua attività casuale. Allora nota che scrivere è trovare il cammino delle lacrime, scoprendo quello che tutti conoscevano.

 

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Gli scrittori hanno votato la cultura al disprezzo e vediamo che il loro sforzo di essere solo uomini fallisce, perché ignorano che cosa li fa come sono. C’è un solo modo per tornare alla natura: crearne il bisogno in una vita rigorosamente chiusa nelle lettere, e lancia i suoi segreti nell’avventura delle passioni eterne. L’esempio di questa rinuncia è nella riuscita letteraria del monaco che scrisse L’imitazione di Cristo. La necessità di dare un’origine critica ai nostri scritti ha un motivo. Lo troveremo.

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Il cuore è chi si piange.

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Se il cuore batte più forte, quando il non visto cambia in immagine il visto, e un oggetto emoziona, divenuto la fiamma dell’oggetto inatteso che raggiava attraverso, è perché ha appena preso la sua vita nelle nostre labbra, per un istante, e ha inventato la parola con i nostri occhi, che danno loro le ali; e questa gioia gli offriva e gli nascondeva una verità vicinissima: l’indipendenza del linguaggio; e il suo allontanamento da noi, quando la parola è anche il cielo di cui è la stella cadente.
Una parola, la più dolce di tutte quelle che basta pronunciare perché la fonte della parola sia lontana dalla voce. Questa parola, che ogni visione prolunga, è il richiamo: fratelli miei.

Nota di lettura di Marco Albertazzi
Joë Bousquet è a tutti gli effetti un autore profondo. Non è detto che la scrittura profonda sia sempre una scrittura indecifrabile; e Bousquet brucia oscuramente, ma non chiudendosi nei non-sensi. È oscuro perché tutti i valori di Mistica sono opposti a quelli che dominano oggi; è oscuro perché la sua mistica non è contemplazione, ma vita dedicata, intorno alla quale si affollano tutti, cioè noi, i sani, i malati, i vivi, i fantasmi. La vita dedicata è la fedeltà all’indecifrabile, allora «io porto il peso di una responsabilità di cui non conosco il senso». Questo è il motivo principale della sua pubblicazione. L’aspetto mistico del libro implica la necessità di luce, di incarnazione del Lógos. Tutto è vero e tutto è falso, la vita è sogno e la vita è materia, il sano vive e il malato crolla – a tutti questi schemi ovvi Bousquet oppone la vita astratta dei quaderni bianchi e degli amori intensi, nei quali non è avvenuto nulla di volgare. E oppone alle verità – di volta in volta storiche, politiche, elettorali – una ricerca obbligata, quasi sempre impeccabile (sul piano dello stile, certo, e non solo): anche il padre Dante, in noi, tra di noi, ha parlato di una «volontà di dire», e va bene ripeterlo, perché noi non la capiamo. Dimentichiamo che la volontà di dire è volontà di Amore, e Dante obbedisce. Può essere un gioco di parole, oppure un punto su cui giocarsi un’esistenza: e Bousquet sta su questo punto. In Italia Mistica non c’è mai stata, per 40 anni: appare ora, nel solco di tempi più grotteschi che bui, più fatui che oscuri. La traduzione, in questo caso, ha cambiato nome: non traduzione, ma interpretazione italiana, opera di Massimo Sannelli. L’interprete è anche attore, e più che un attore – un facitore di finzioni – è un realizzatore di parole sonore, abituato a considerare la pagina come la partitura della voce, e la voce stessa come respiro intonato, cioè come il suono della vita. Così ha tradotto Bousquet, performando sillaba per sillaba il libro, suonandolo sulle labbra e nella gola, come se lo stesse facendo ex novo. E come se il libro avesse una sua volontà di dire, che condiziona il fiato di un attore.

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