Mariapia Veladiano, “Ma come tu resisti vita”

veladianoNello scaffale

“Ma come si fa a non prendere e stringre mani fino a sentir male, guardare fino a far lacrimare gli occhi, come si fa a vivere così, sapendo.
Sapendo che possiamo celebrare finalmente insieme la diaspora dal nostro egoismo, fare una cosa sola, o anche due, e così scendere dal calvario di una vita che intanto ci inchioda a esser soli, sordi, ciechi e scontenti.
L’ottimismo e voler resistere al male, comunque.”

Mariapia Veladiano crede nelle parole che fanno la differenza. Le sceglie per noi, ce le affida. Affinché queste parole possano essere nostre compagne. Il libro è quasi un dizionario dei sentimenti. In esso ci sono il bene e il male che si confrontano,  si osservano, si sfidano, come in questa piccola prosa che ho scelto per voi,  che ha per titolo “Tenerezza”. Ha a che vedere con gli abbracci, quelli che fanno la differenza e che mancano, mancano ovunque, quando si è piccoli, ma anche quando si è adulti.
Proviamo ad ascoltare queste parole.

Da: “Ma come tu resisti, vita” di Mariapia Veladiano, Einaudi, 2013

Tenerezza

Certo che ci si espone. Allarghiamo le braccia per accogliere e il cuore è lì comodo a chi ci pugnala. Sorridiamo e la risata del mondo ci può travolgere cattiva. La mano aperta per carezzare può venire afferrata e i polsi fanno male mentre qualcuno ci spinge contro il muro. E il cullare è anche duro, di notte, stremati, con gli occhi già chiusi di fatica.
Ma cosa viene dall’assecondare la legge del corpo, seduzione buona, consolati per contatto, per passaggio di calore, legge fisica e spirituale del disarmo che smantella la volontà d’offesa, non si uccide chi si abbraccia! O forse sì, incarnazione, croce, storia della tenerezza di Dio per l’uomo. Tenerezza che ci rende giusti. Amati più di quel che ci amiamo. Giudicati per quel che possiamo e non per quel che facciamo, o siamo.
Desiderio accolto nella forma dell’origine: carezza antica che viene dall’audacia di chi si fida, si affida completamente e non teme abbastanza per sé perché teme molto più per noi. Quanto divina è la tenerezza che si fa scoglio all’offesa, non scappa l’agonia, è leggera e tremenda, non sa di frontiera fra me e te.
La tenerezza è lenta come il tempo del piacere. Come un’eternità che promette pace.

Mariapia Veladiano, vicentina, laureata in filosofia e teologia, dopo avere insegnato piú di vent’anni lettere, è oggi preside. Per Einaudi Stile Libero ha pubblicato La vita accanto (2011, Premio Calvino, finalista al Premio Strega), Il tempo è un dio breve (2012) e Ma come tu resisti, vita (2013). Il primo è stato tradotto in Inghilterra e Francia (2013) e sarà pubblicato in Spagna (2014). Da Rizzoli è uscito Messaggi da lontano (2013), una detective story per ragazzi. Scrive sui quotidiani «la Repubblica» e «Avvenire», e sulla rivista «Il Regno».

ASCOLTA SU YOU TUBE L ‘INTERVISTA A MARIAPIA VELADIANO di Luigia Sorrentino
https://www.youtube.com/watch?v=6rJ7xQFoUpU

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