Nina Cassian, “C’è modo e modo di sparire”

Cassian-330Letture

Nina Cassian è l’ultima testimone della tradizione modernista romena di cui facevano parte Brâncusi e Tzara, Ionesco, Eliade e Cioran. Nina, come loro, ha vissuto inevitabilmente da esule, e ha percorso un cammino artistico molto particolare.

Nel 1985, già titolare di una lunga carriera di successo (con qualche strappo al morso del regime), durante un soggiorno negli Stati Uniti finisce nel mirino della polizia, che ha scoperto certi suoi testi a dir poco caustici contro la politica e i politicanti del Paese: decide allora di non tornare in patria e chiede asilo politico. Qui, sostenuta e tradotta da vari poeti americani, rinasce a nuova vita. E la scelta, la riproposta, la traduzione, a volte la vera e propria ricreazione delle poesie romene precedenti l’esilio, nonché la stesura di nuovi componimenti – in romeno prima, e dopo qualche anno anche in inglese –, alimenteranno un corpus che non ha riscontri, né rivali, nell’odierno panorama poetico internazionale. Si avvertono, nella voce della Cassian, echi ravvicinati di tutta la più nobile stagione del Novecento: da Mandel’štam a Cvetaeva, da Apollinaire a Brecht a Celan, e si potrebbe risalire fino a Emily Dickinson, «sublime sorella», o anche più indietro, all’amoroso furor saf­fico. Il timbro è unico: diretto, spudorato, strenuamente lirico, a tratti disarmante, a tratti sornione, arguto e brutale al tempo stesso – e nudo, sempre, e sempre seducente. Si passa dalle punte epigrammatiche avvelenate ai voli pindarici sulle ali d’organo di un Bach – non per niente la Cassian compone musica: e dipinge, disegna, illustra libri anche per l’infanzia, spesso scritti da lei –, e ogni volta queste poesie, come ha scritto Vittorio Sermonti, ci riguardano da vicino, «sconvenientemente».

cassian_libroNina Cassian è nata in Romania, a Galaţi, nella regione della Moldavia, il 27 novembre del 1924 e vive a New York. L’antologia pubblicata da Adelphi nel 2013 raccoglie i maggiori testi in romeno e in inglese (e in spargano, lingua “carrolliana” da lei inventata per i suoi sfoghi irripetibili) offre al lettore italiano un primo ampio spaccato della sua opera.

(Qualche informazione in più su Nina).
Nel 1945 pubblica la sua prima poesia sul giornale România liberă, e due anni dopo esce La scară 1/1, un’opera  vicina alle avanguardie artistiche e per questo definita decadente dalla critica ufficiale comunista. Successivamente Nina si imporrà uno stile a lei non consono, scrivendo versi di elogio al regime comunista e i suoi leader pubblicado le raccolte Sufletul nostru (1949), An viu – nouă sute și șaptesprezece (1949), Tinerețe (1953), Florile patriei (1954) e Versuri alese (1955). E’ nel 1957 con la pubblicazione di Vârstele anului e Dialogul vântului cu marea la poetessa ritornerà alla sua vera poesia, libera dalla celebrazione ideologica del regime comunista.

Nel 1985 è invitata negli Stati Uniti a tenere un corso di “Creative Writting” all’Università di New York e decide di non rientrare più in Romania.  È stata sposata tre volte. Attualmente vive a New York con il marito Maurice Edward.

Da: “C’è modo e modo di sparire”, di Nina Cassian, Biblioteca Adelphi 2013, a cura di Ottavio Fatica.
Traduzione di Anita Natascia Bernacchia, Ottavio Fatica

Ispita

Îţi făgăduiesc să te fac mai viu decât ai fost vreodată.
Pentru prima oară îţi vei vedea porii deschizându-se
ca nişte boturi de peşti şi-ţi vei putea asculta
rumoarea sângelui în galerii
şi vei simţi lumina lunecîndu-ţi pe cornee
ca trena unei rochii; pentru prima oară
vei înregistra înţepătura gravitaţiei
ca un spin în călcâiul tău,
şi omoplaţii te vor durea de imperativul aripilor.
Îţi făgăduiesc să te fac atât de viu, încât
căderea prafului pe mobile să te asurzească,
să-ţi simţi sprâncenele ca pe două răni în formare
şi amintirile tale să-ţi pară că-încep
de la facerea lumii.

1961

La tentazione

Più vivo di così non sarai mai, te lo prometto.
Per la prima volta vedrai i pori schiudersi
come musi di pesce e potrai ascoltare
il mormorio del sangue nelle gallerie
e sentire la luce scivolarti sulle cornee
come lo strascico di un abito; per la prima volta
avvertirai la gravità pungerti
come una spina nel calcagno
e per l’imperativo delle ali avrai male alle scapole.
Ti prometto di renderti talmente vivo che
la polvere ti assorderà cadendo sopra i mobili,
che le sopracciglie diventeranno due ferite fresche
e ti parrà che i tuoi ricordi inizino
con la creazione del mondo.

1961

 

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Commenti

  1. Leggo questi versi e sento lo stesso sodalizio tra disillusione e incendio verbale, tra humor e violenza visionaria, lo stesso autoironico amore del disfacimento che amo in Cioran. Nessun autore dovrebbe essere guardato “sub specie” di un altro, ma come chi ama Baudelaire, prima o poi, incontra Cioran, così chi ama quest’ultimo sente che questi versi sono nati dalla stessa temperie, sono scaturiti da una sorgente comune. Grazie.

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