Rosaria Di Donato, “Lustrante d’acqua”

lustrante1Letture

Dalla prefazione di Sandro Gros-Pietro

Nel caso di Rosaria Di Donato si può parlare a buon titolo di una scrittura ellittica, capace di descrivere un percorso sempre collocato a distanza costante tra i due fuochi da cui prende origine. E i fuochi sono la materia e lo spirito ovvero, se si preferisce dirlo in versione più dotta, la storia del mondo reale e la metafisica dell’eterno. Non si tratta di una con- trapposizione dell’inconciliabile, ma al contrario di una complementarietà unificante. Di Donato declina le forme di contiguità dialettica tra ciò che in noi decade e ciò che in noi resiste all’erosione del tempo. La sola lingua che descrive tali figure di opposti estremi è la lingua dell’amore, che continuamente rigenera alla vita ciò che è decaduto nella morte: “è trionfo d’amore / è melodia / che offre al mondo / la speranza / che muta il pianto in canto / che nel pia- netaspento / trasforma il rapido sospiro / in un respi- ro ch’empie / tutto di vita”. Appare evidente la professione di fede in un Altrove, da indicare con la maiuscola, capace di calmare la sete di giustizia e di bellezza che vibra nel cuore del poeta: “a volte viene / il desiderio di rifugiarsi / nella città di dio / celeste gerusalemme / di diaspro e lapislazzuli / fatta d’amore e sogno”. Il connubio tra la decadenza della storia e l’eternità della metastoria si rinnova continuamente nella catena degli eventi e si manifesta con particolare chiarezza nei momenti più tragici, quelli che hanno la capacità di mettere a nudo e di svelare definitivamente l’equilibrio delle forze in campo, come si legge nei versi di epitaffio per l’undici set- tembre: “nessuno nessuno / niente sopravviverà / solo il cielo resterà / immobile a fissare / le macerie”. Allora la poesia può anche rendersi preghiera, un alto dettato di purificazione e di glorificazione: “padre nostro che sei nei cuori / rendici santi grazie al nome tuo // fa che possiamo entrare nel tuo regno // la tua volontà sia in noi / ovunque per sempre”. […]

Da: “Lustrante d’acqua” di Rosaria Di Donato, Genesi Esitrice, 2008

città

a volte viene
il desiderio di rifugiarsi
nella città di dio
celeste gerusalemme
di diaspro e lapislazzuli

fatta d’amore e sogno
con la porta stretta
un piccolo varco
per cui passano i giusti
quelli come bambini
fatti a somiglianza
resi semplici

qui viviamo invece
nel caos prolifico
a volte sfiorati
a volte assaliti dal male
a volte annientati
consumati dal nulla

fantasmi riempiono la mente
delitti impuniti
delitti perpretati contro la vita
nulla vale l’essere umano
dal niente schiacciato
dal niente

qui viviamo costretti
consumiamo il non-pensiero
la folla ci opprime

chiederà mai qualcuno
ragione del senso

*

a pierpaolo pasolini

pierpaolo non posso
stasera scrivere di te
ora devo dire
dei clandestini che affondano nel mare

commercio disumano
vite-mercescaduta scempio
genti condannate a non esistere
dall’abisso divorante di sabbia ed acqua

ma più abissale ancora
in questo tempo
di sviluppo tecnologico globale
la contraddizione
che uniti vede gli aggettivi
global e diseredato
che opposti vede i sostantivi
libertà e perduto

la morte non è sempre assassina
un angelo protegge i senza-volto

affondano nel mare clandestini
ma diseredati alla coscienza
tornano seppur sconfitti
la storia è loro

*

la madonna ai monti

al tuo manto rivolti
ci copriamo di stelle

sussurro di mare

cingi il mondo di grazia

*

lustrante d’acqua

riaccedere a ciò che ci è stato tolto
vuol dire avere le possibilità
non negate dell’ancora
avere il tempo svincolato da ipoteche
il sorriso intriso di attese
che l’anima desta schiude
al pensiero di nuovo infinito

sospeso tra orizzonti
lustrante d’acqua il mondo
rinato dal diluvio
accolto con battito d’ali
fluttuante al tatto e reso vivo
da un sonante disegno di colori
manto avvolgente profili stagliati

all’orizzonte assurti
monti protesi-volti
cime innevate maestose
raccolte al chiarore del giorno
come gocce di rugiada su un fiore
corolla di fresco mattino
dischiusa al nascente tepore

*

vedi che vedi non vedi

laggiù il canto ha il dolce sapore di un tempo
e non si avverte quell’afono vuoto d’essere
che incombe d’intorno crepe e dirupi invadendo
di sé ma non l’anima che preme d’amore
di grazia rinata rifulgente al mattino e dimora
diviene del nuovo e tempio d’inviolato futuro

vedi che vedi non vedi

è dio che ti ha preso per mano ti ha portato
in un paese lucente dove non costa il perdono
è fatto di alberi e terra e mille leprotti affannati
saltellano intorno le orecchie appuntite drizzando
prestando attenzione e giocando a sentire l’odore
del mondo profumo di semi calore di corpi vicini

vedi che vedi non vedi

è sull’orlo di un baratro che l’uomo cammina
eppur danzando riesce a star fuori dal branco
abbraccia i vicini e acclama alla vita che grida
con stormo di uccelli festosi che lesto si posa
di spazio vitale in cerca di riparo e di feconda
radura in cui nuovi nidi porre a dimora

vedi che vedi non vedi

*

quale gioia

quale gioia stamane ha il silenzio
nel profondo torpore del giorno
non vedo contrasti
l’arpa insegue un daino

*

solo luce

 

                     a Vittorio Gassman
                    nel giorno del suo funerale

le parole taceranno
in canto muteranno
i gesti cesseranno
solo luce

l’eterno interlocutore
t’accoglie
di candore ti veste
solo luce

non più dolore
solo luce

all’empireo
diversamente intendi
paradiso e mondo
teatro e vita

non più mistero
solo luce

taumaturgo il santo
in tua mano porge ulivo-ramo
muto-adori l’abisso
trapassi silenzii

luce traboccante
di un re
che t’incorona di pace
platee di stelle

solo luce
solo luce

Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. In poesia ha pubblicato: “Immagini”, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; “Sensazioni Cosmiche”, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; “Frequenze D’Arcobaleno”, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999.   Collabora a riviste di varia cultura ed i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog “Neobar” di Abele Longo ed altri siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia si interessa di arte, cinema, letteratura.

Commenti (2)

  1. Grazie Luigia Sorrentino per la tua disponibilità e cortesia!..per il tuo impegno notevole verso la poesia e nella sua diffusione.
    Buon Lavoro!
    Cordialmente,
    Rosaria Di Donato

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