Marisa Papa Ruggiero, “Di volo e di lava”

papaDalla PREFAZIONE di Giancarlo Pontiggia

Ci sono libri che si affidano a un’intuizione – solitaria concentrata ossessiva – e intorno a quel monolite concrescono a spirale, restando sempre inchiodati a quel movimento, a quell’immagine generatrice. Anche Di volo e di lava di Marisa Papa Ruggiero è uno di questi: se non che l’intuizione, qui, non è solo un’immagine privata, ma un luogo di straordinaria forza suggestiva, in cui natura e storia, tempo e arte si sono attorti in un unico nodo, sprigionando nel corso dei secoli una molteplicità frondosa di figurazioni e di pensieri. Quel luogo sono le latomie siracusane, le enormi cave di calcare – labirintiche stanze di pietra che sprofondano in pozzi profondi, o s’inerpicano verso la luce di un cielo troppo alto, troppo azzurro – da cui furono tratte le pietre per edificare gran parte della meravigliosa città greca, ma dove furono anche segregati, e fatti morire, gli Ateniesi catturati in una delle tante rovinose imprese della guerra del Peloponneso.

E infatti, fin dal primo componimento, la scrittura si fa subito vertigine, visione (<<capovolta fossa di cielo / riflessa in lava mai spenta>>), che tenta mimeticamente di tradurre in barocca visionarietà la potenza infera e petrosa dello spazio. Dentro il quale – come abbiamo modo di scoprire poco a poco – sono altre voci, contemporanee e insieme remote, ad accamparsi: voci di una poesia alta e tragica di cui il poeta dissemina versi, prima di rivelare – nell’ultima pagina – i nomi. Quei nomi, e quei versi, si fanno dunque anch’essi pietra, silenzio, buio, feritoia, confondendosi con suoni più antichi, con altri silenzi, altri passi, altre – ben più smisurate – ere.

Marisa Papa RuggieroMetaforica e aspra, violenta e anarchica, è proprio la voce di chi parla, con i suoi labirinti immaginosi, i suoi scuri stridii, a porsi dunque al centro del libro: voce che dà voce, o che evoca altre voci, in un movimento all’indietro – nella chiocciola profonda dei tempi e della storia – capace di evocare un luogo-origine, una sorta di ombelico poetico, una <<radice dell’urlo>> da cui tutto sembra essere scaturito: di qui quegli <<alfabeti di zolfo e di sale>>, quell’<<antico suono / che stringe a cerchio le parole>> e <<le incanta>>.

E sono voci materiche, ora vegetali ora minerali, che cercano volta per volta di fissarsi in una forma, in un corpo, o almeno – metonimicamente – in una parte capace di accoglierne l’urgenza, e l’invocazione: forme sempre provvisorie, <<in attesa di nome>>, vasi (crateri, olle, catini) di suoni-immagini che investono chi legge, <<tra boato e schianto>>, smuovendo fondi magici della mente e dell’anima, remote conchiglie di sensi.

Tutto arde, allora, s’infuoca, svetta, deraglia, si consuma in questo pozzo di buio (in questo libro sprofondato) dove <<tessere di luce>> – improvvise, corrusche, baluginanti – si accendono, e tracciano <<una catena di contrappesi / che congiunge il Carro / al megaron della fine / all’architrave in fiamme della casa>>.

Marisa Papa Ruggiero

da: Di volo e di lava Punto a capo Editrice, 2013

*

Spalanca il buio
la reazione a catena
di cifre tossiche
esplose sottolingua

Ha dita ardenti
di brughiera
voce che brucia in luce

Ma là tra i sassi
o sul rigo bianco

il punto invalicato
                           dell’enigma
inscritto in un presagio

         Serrami in rughe e spasmi di vocali
         sarò racconto
         di concentrici cerchi
         dentro il tronco

Corpo-tronco interamente
scritto
visitato

      l’unico fra i tronchi
     che l’ascia non abbatte
suo destino è il fuoco

*

Ruotare il corpo cercare
il punto d’intarsio
con la pelle del bosco
avviene

per attrazione dei contrari
il paesaggio dei profili
avviene pensarmi adesso
in altre pulsazioni
e mi vedo coincidere
con lo stesso campo visivo

della sovrana roccia che mi guarda
e mi sconfina in un dettaglio
fuori asse
che rompe dentro l’assetto
alle parole
se penetro nel fitto
potrei smemorarmi
sparire

*

    Resta all’impiedi scavati
    in quest’ascolto
    sporgiti in ogni punto e sanguina

                 Questa è la nostra
                 palpebra fissa
                 alla cisterna secca

                qui la scia di un disegno
                che precipita
                lì la miccia esplosa nella mano

     Ora è sete affilata
     che raschia la muraglia
     ora è
             incisione a fuoco
     l’acido che rode
     la mente del disegno

     colore che si distacca
     dallo spettro
                e s’alza
     a nudità fosforiche
     sul fiato della materia
     e splende

*

Da un tempo non ancora giunto
ti congedi
e slacci doglie e divieti
               corda tesa nell’aria
tu danzante in suoni
in ogni rigo o specchio
che ti pensa
        tu scivolata a lato
        tu
        mai cercata

Ti congedi e ritorni
ad ali sciolte
all’inversione del crudo seme
alla declinazione esatta
che rende infinitamente aperta
quest’assenza
questa
taciuta assenza
che non ha misura

*

Verso maree più alte
un addio lasciato
in ogni gola d’uccello

Adesso è suono
che dalle corde si stacca
sogna solo di aprirsi
aprirsi come un ombrello
che nessuno trattiene

Se intarsio ancora
fiato e ombra
a un brulichio di passi
sull’erba ci sarai lo so
oltre il depresso arco
da cui ritagli il corpo
davanti allo strapiombo

          Ora è quel salto
            lo splendore
            di un minuto
       che si schianta al suolo
         che mai raggiunge
                  il suolo

 

*

 

Ora è cratere caldo di animale
Ora è spiga che oscilla
Riponi tu nel cesto
i nostri freddi grani
di papavero
inghiotti del rosso cupo
il solo odore

Chiede carnose foglie di rupe
l’imperfetto del corpo
posseduto
sommerso
chiede tessere dorate
negli alveoli della notte

chiede un fiammifero sul cuore
che rivolti le mappe
di creta ossuta e silenzio
e guardi dentro

e guardi dentro
nel punto cieco di caduta
il tatuaggio sacro
l’ininterrotto invaso
germinante

—-

Marisa Papa Ruggiero ha compiuto studi di formazione artistica a Milano e a Napoli. In questa città, dove tuttora vive e dove ha svolto attività didattica nei Licei statali, è attiva sia sul fronte dei linguaggi creativi, con particolare riguardo alla poesia, che su quello della verbo-visualità, con mostre e raccolte antologiche. Dal 1991 decorrono le sue pubblicazioni di poesia in volume, edite soprattutto da Ripostes, da Guida, da Manni. Alcuni titoli: Limite interdetto, Origine inversa, Persephonia, Passaggi di confine, e il recente: Di volo e di lava. Sue composizioni sono state tradotte in forma teatrale dal Gruppo culturale: L’Ascolto. Tra i lavori in prosa: Le verità bugiarde e alcuni libri d’artista. È presente in antologie e in riviste italiane ed estere con scritti poetici, in prosa e critici. Ha fondato con altri le riviste di ricerca letteraria:Oltranza, Risvolti, e di recente, la rivista di poesia: Levania.

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