Francesco Benozzo, “Onirico”

 

FrancescoBenozzo
Nato a Modena nel febbraio del ‘69 e attualmente residente in una piccola frazione dell’Appennino modenese, Francesco Benozzo è poeta, linguista e filologo specializzato in Lingue romanze e lingue celtiche, cantautore e arpista celtico di grande levatura.

Come poeta è noto soprattutto per la composizione orale di lunghi poemi incentrati sulla risonanza spirituale e sciamanica tra il corpo umano e il paesaggio, nei quali cioè “Benozzo, come una specie di sciamano contemporaneo, si pone, a volte per lunghi giorni, in un ascolto reale e fisico dei paesaggi e diventa, tramite la parola poetica, un intermediario tra le vite segrete e a volte invisibili dei luoghi e quelle dei suoi ascoltatori o lettori” (D. Bisutti).

Il più noto di questi poemi ha per titolo Onirico Geologico (poema che Benozzo stesso ha “eseguito” insieme al musicista Bernardo Lanzetti in occasione del “Parma Poesia Festival” del 2008).
Tra gli altri si ricordano Fondazioni / Strofe dell’alluvione vegetale, pubblicato su “La questione romantica”, 19, 2006, Bretagne des Apennins, in lingua francese, pubblicato in Bretagna su “Hopala” nel 2008, Gondomar. Poema dei fondali, pubblicato in Galizia su “A Trabe de Ouro” nel 2008, e Clogwyn Clarach, un lungo poema in lingua inglese sulla scogliera di Clarach, nel Galles centrale, uscito su “The Welsh Planet” nel 2006.

In precedenza, insieme a Matteo Meschiari, aveva pubblicato sulla rivista “Intersezioni” il manifesto Scrivere paesaggi. Lettera di due poeti agli autori di fine Novecento (1995), in cui si auspicava la nascita di una “letteratura di puro passaggio”, e al quale erano seguite varie pubblicazioni a quattro mani sullo stesso argomento.

Come pensatore anarchico ha contribuito alla teorizzazione di un’epistemologia anarchica legata a un nuovo umanesimo, in particolare esposta nel libro-intervista Anarchia e Quarto Umanesimo (Bologna, Clueb, 2012) e nell’Appello all’Unesco per liberare Dante dai dantisti (Alessandria, Edizioni dell’Orso, 2013). Come cantautore e arpista ha realizzato 7 album, prodotti in Italia, Gran Bretagna e Danimarca, e presentati in diversi festival internazionali, tra cui, di recente, al “Summartonar” danese (edizioni 2011 e 2013) e al festival Folk “Tradicionarius” di Barcellona (2013). Vincitore nel 2004 di una menzione speciale della critica ai “Folk Awards” di Edimburgo, nel 2005 ha accompagnato con la sua arpa il premio Nobel per la letteratura Wislawa Szymborska nella sua prima apparizione italiana al teatro Valle di Roma. Nel 2010 è stato finalista al Premio Tenco per la musica d’autore. Nel 2013 ha vinto il Premio Nazionale Giovanna Daffini per la musica, con il brano Codini e spadini, ispirato alla tradizione dei cantastorie e scritto insieme e Fabio Bonvicini, che sbeffeggia i cadetti dell’Accademia militare di Modena e ne auspica una chiusura immediata. Si è esibito in importanti teatri nazionali, quali il Millenium Theatre di Cardiff, la O’Rehally Hall di Dublino, il Pazo da Cultura di Santiago de Compostela, il Teatro Municipal di Madeira, il Teatro Nacional de Cataluña di Barcellona e la Nordic House di Tórshavn. Per dieci anni ha diretto e curato il festival di musica etnica “Arcipelaghi sonori”, uno dei più importanti eventi di musica tradizionale in Italia, che egli stesso ha ideato e creato nel 2002.

Francesco_Benozzo[1]

“Ciò che colpisce di questo poema non è soltanto la bellezza articolata e selvaggia dei suoi versi e del suo ritmo, ma la latitudine mitologica di cui si fa portavoce mentre celebra la sacralità della materia e dei luoghi. Un esempio del tutto unico, al tempo stesso arcaico e avanguardistico, di epica portatile. Un piccolo miracolo in bilico tra canto sciamanico e cosmogonia del cuore umano.”
(Fernando Ribeiro)

“Listening to Francesco Benozzo performing Onirico geologico with his harp has made me suddenly realize how poetry was born even before poets existed.”
(Barry Wallenstein)

“Ascoltare Francesco Benozzo eseguire Onirico geologico accompagnato dalla sua arpa mi ha illuminato improvvisamente su come è nata la poesia ancora prima che esistessero i poeti.” (Chiara De Luca)

da: PARTE PRIMA [ Affioramenti ]

II.

Alba di mare sulla pietra del monte

il silenzio si è raccolto in polle d’ombra

la terra conosce tutti i nascondigli

è la mia voglia di sorgenti segrete

che vorrebbe andare e ancora andare

mentre piovono sabbie sul mondo ricurvo

ogni mio altrove è un balenare geologico.

III.

Gli enormi cetacei glaciali agonizzanti

sono rimasti impigliati nelle secche oblique

percorsi dai temporali di primavera

sbattono le code – frane scomposte ai margini –

gridano versi che all’aria non si sentono

in notti come questa, nel vuoto mitocondriale

i loro profili si aprono alle costellazioni.

VI.

Valli valli allungate valli sospese sul mare

pietre pietre sonore pietre forgiate dal mare

boschi rovine di boschi boschi sfrangiati nel mare

declinazione irregolare dei sedimenti

cose grandi e lontane: tutte hanno un nome

ma il vero onore l’ho appreso senza parlare

prima di nominarle – voce e respiro –

nella nuda grammatica dell’albero

nella logica anarchica delle frane

nella sintassi dei frammenti d’orogenesi

ecco è arrivato un vento pieno di polline

la partitura muta di ciò che accade

ombre fugaci corrono sui bordi dei crepacci

animali sconosciuti, malinconici

non cerco nulla dietro i fenomeni del mondo

camminando i paesaggi percorro teorie

mi siedo e guardo il borgo – forre di tetti –

io, qui, non sto parlando di Smerillo

io ne celebro al buio la densità.

*

da PARTE SECONDA [ Lasse dell’alluvione ]

composte oralmente e successivamente trascritte da una registrazione in ambiente

I.

Eccomi qui di nuovo – terra su terra –

un cane bianco corre sulla neve

la neve masticata dalle mie scarpe

le foglie sotto, marzo, eccomi qui.

II.

Eccomi qui di nuovo – strati di gelo

strati di fumo freddo, di foschie –

eccomi come un uomo della città

come un uomo della montagna ritrovata

come un curioso rimessosi in cammino

come una statua nella nebbia dell’epica

eccomi, con le spalle fredde di brina

dentro il mattino rattrappito nella conca

sotto le scorze frastagliate del Crinale.

V.

Rara, spoglia, liquefatta, violacea

discordante, segreta, incompatibile

macchiata da rigagnoli ferrosi

d’alba, di selva, di palude, di lontano

rara, violacea alluvione vegetale

qui a lato dei miei passi – strati di neve –

parlo nell’aria, accenno, mi copro d’azzurro

niente può più turbare questo disordine

senza passato, senza soglie di attesa

rara, spoglia, liquefatta alluvione

questa mattina io sono per sempre

questa mattina – promontorio di Smerillo –

l’alluvione barbarica delle felci

– alghe, germogli, muffe, rampicanti –

ha crepato – cenere grigia – ogni estensione

ha ripetuto riti senza memoria

nel disgelo senza parole di ogni alibi.

Edizioni Kolibris
Collana Chiara – Poesia italiana contemporanea
FRANCESCO BENOZZO: Onirico geologico € 12,00

 

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