Addio a Pino Daniele

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La musica italiana e internazionale perde un grande artista:  Pino Daniele. Il cantautore napoletano avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo, ma è stato stroncato da un infarto.

Non dimenticheremo i suoi esordi, a Napoli, con i concerti gratuiti a fine tournée a Piazza del Plebiscito, con una folla di oltre 200 mila ragazzi stipati fin davanti all’ingresso del palazzo Reale. Non dimenticheremo il sodalizio artistico che Pino ebbe con un altro indimenticabile artista, Massimo Troisi, una persona chiave nella sua vita e nella sua carriera. Si conobbero nella trasmissione televisiva “Non stop” (1976), “…ma stranamente sembrò a tutti e due di essersi già incontrati”. Sono proprio gli anni in cui Pino Daniele maturava artisticamente, cercando di affermare la “napoletanità” con la musica blues. Quest’operazione di contaminazione affascinava incredibilmente il coetaneo e amico Troisi, che, raggiungendo con “La Smorfia” la TV nazionale, è invece già a buon punto per quanto riguarda l’esportazione dello spirito partenopeo.

La collaborazione fra Daniele e Troisi inizia con “Ricomincio da tre” del 1981 e  continua con “Le vie del signore sono finite” (1987)  e “Pensavo fosse amore… invece era un calesse” (1991).

“Tra noi c’era una grande sintonia,” raccontava Daniele in una delle sue numerose interviste, “era facilissimo lavorare con Massimo, perché mi lasciava molto campo libero nella scelta delle musiche, nella proposta, nel gusto: si fidava molto del mio intuito”. E fu così, che quando scomparve Troisi, Pino Daniele dedicò all’amico una canzone: “Tu dimmi quando”… Ancora oggi, quando l’ascoltiamo, ci commuoviamo, perché come qualcuno ha già scritto in rete, “quella canzone era Troisi”.

Il popolo napoletano è grato a Pino Daniele, alla sua generosità e lo piange in silenzio, consapevole che con lui, se ne è andata una pagina storica della musica italiana, la musica blues, il fusion, molto distante per contenuti e per temi, da quella dei “neomelodici” che attualmente va per la maggiore nella città campana. Ma non per i “veri partenopei”, come dicono i napoletani.

Il blues napoletano inventato da Pino Daniele non morirà con lui. Restano le sue incisioni, ma anche “la musica” che Pino condivideva con gli amici di sempre, con la sua band, con artisti come Tullio De Piscopo, James Senese, Joe Amoruso, Enzo Gnagnaniello, Tony Esposito, Antonio Romano, Rino Zurzolo e il più giovane, Antonio Onorato.

Chiuque abbia frequentato Napoli tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, sa quanta passione c’era tra i ragazzi quando si parlava di Pino Daniele. Due erano gli argomenti per fare amicizia con i quali si iniziava la conversazione. La prima domanda riguardava il terremoto del 1980: “Tu dov’eri?”. La seconda, “Ti piace Pino Daniele?”. E poi, per scoprirsi solidali e amici, si intonavano le note e le parole di quella che forse rimarrà la canzone più famosa del cantautore napoletano, “Napule è“…

“Napule è na’ carta sporca, ma nisciuno se ne ‘mporta… e ognuno aspetta a ciorte… Napule è addore e mare… Napule è tutto nu suonno e ‘a sape tutt’ ‘o munno, ma nun sann’ ‘a verità”. 

Ci sono strofe e parole che fanno parte del Dna dei napoletani e di moltissime altre persone:  “Je sto vicino a te, pecchè ‘o munno è spuorco”. Oppure, “Fatte e fatte tuoie, ma s’ai suffrì caccia ‘a currea”. E ancora: “Miette ‘e creature ‘o sole pecchè ann sapè addò fa friddo e addò fa’ cchiù calore”. E poi, la sua canzone fra le più malinconiche, “Alleria”: “Alleria, pe’ nu mumento te può scurdà, che hai bisogno d’alleria… quann’ hai sufferto o’ ssape sulo dio… E saglie ‘a voglia d’alluccà, ca nun c’ azzicche niente tu… vulive sulamente da’… Ma l’alleria se ne va…” 

“Oggi Napoli è sola”, scrive Roberto Saviano sulla sua bacheca di Facebook.  

Ciao Pino, grazie di tutto.

(Luigia Sorrentino)

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