Salvo Basso, “Scriviriscriviri”

Basso, Scriviriscriviri 180Scriviriscriviri
Antologia 1979-2002
a cura di Renato Pennisi,
presentazione di Giovanni Tesio
Interlinea, pp. 104, euro 12
collana “Lyra”

«Il fuoco di Salvo Basso è la poesia. Non dunque una finalità, ma una necessità» scrive Giovanni Tesio presentando la prima antologia del poeta siciliano curata con il titolo 
Scriviriscriviri da Renato Pennisi. L’autore catanese (Giarre 1963-Scordia 2002), appassionato di filosofia e animatore culturale e politico, è una vera scoperta letteraria grazie al suo linguaggio fulminante e corrosivo, spesso in dialetto, con un testo, «nun sacciu scriviri poesii bboni ppe concorsi», che resta il più esplicito documento di un ruolo di poeta laureato cui non ambisce, anche quando una malattia incurabile non gli lascia altre speranze. Perché per Salvo Basso «la poesia è fatta / di scale e scalette: / piano piano che / ti rompi l’osso del collo. // cosa dobbiamo fare, ci prepariamo? / sono pronto, la morte / può arrivare».

 L’AUTORE

Salvo Basso nasce a Giarre, in provincia di Catania, il 23 ottobre 1963. Cresce a Scordia, centro agricolo della Pianura di Catania, dove compie studi regolari conseguendo la maturità scientifica. Successivamente si laurea in Filosofia nell’Università di Catania col massimo dei voti e la lode. Manifesta giovanissimo una precoce vocazione letteraria, iniziando presto a collaborare a fogli locali con poesie, aforismi, riflessioni e divenendo uno dei principali animatori dell’associazione culturale Nadir. Nel 1994 diviene Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Scordia, dal 1998 anche con le funzioni di vicesindaco, svolgendo un appassionato programma politico teso alla crescita culturale delle popolazioni della Sicilia sudorientale e coinvolgendo nel suo entusiasmo altri giovani politici della sua terra. Organizza in quegli anni conferenze, laboratori di poesia e di filosofia, fiere del libro, e grazie alla sua attività Scordia, «paese dove non c’è neppure un albergo» come spesso ripete, diviene il crocevia dove artisti e scrittori di tutta Italia si incontrano.
Le sue poesie intanto vengono pubblicate sulle riviste “Il battello ebbro”, “Molloy” e “Via Lattea”. Negli anni novanta scrive poesie soprattutto in dialetto siciliano, utilizzando un linguaggio fulminante e corrosivo. 
Mentre cresce l’attenzione sulla sua poesia, e mentre si prepara alla competizione politica per la carica di sindaco a Scordia, nei primi giorni di agosto del 2001 si manifestano i primi sintomi di una grave malattia. Il 14 agosto viene sottoposto a Milano a un intervento chirurgico per tentare di asportare un tumore al cervello. Seguono mesi di sofferenze durante i quali continua a scrivere. Muore a Scordia il 26 aprile 2002, pochi giorni dopo l’uscita del libro 
Ccamaffari. Non era sposato e non aveva figli.
 

Un brano del libro
La poesia è fatta
di scale e scalette: 
piano piano che
ti rompi l’osso del collo.
Cosa dobbiamo fare, ci prepariamo?
Sono pronto, la morte
può arrivare
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