Maddalena Capalbi, “Testa rasata”

testa_rasataDalla Prefazione di Mariolina De Angelis

Sono versi vibranti e fluidi, che sottolineano la potenza tematica di un libro che ha al centro il corpo femminile, usato, disprezzato e vilipeso. L’autrice rappresenta con audacia, in brevi taglienti quadri di vita, la violenza subita ancora oggi dalle donne, come nell’antichità, dalle più povere e derelitte, alle più altolocate, alle martiri poi santificate. Il tumulto emotivo trova espressione nell’ordine poetico, che dà voce alla specificità della scrittura, incrementando la diversificazione del pensiero poetico femminile. Sgorgano chiare le parole che dicono del corpo femminile ferito, eterno lutto dell’anima violata, senza apparente riscatto. Esemplari e dolenti, ci vengono incontro figure come Agata, alla quale furono strappati i seni perché si rifiutò al console di Catania, e alla rinuncia a se stessa preferì la tortura. O Lucia, bellissima, che si negò a un giovane e alla quale, per vendetta, furono cavati gli occhi.

[…] Maddalena Capalbi parla di una sopraffazione che in nome di un piacere malato, di un’immonda vendetta, o di una trasfigurazione perversa dell’amore, si rivolge contro i corpi, ma che in realtà ha, e ha sempre avuto, come fine l’annientamento della soggettività femminile.

Non è solo la tragicità, tuttavia, il filo conduttore della raccolta, unica di questo genere, che non si compone solo di mortificazione e sofferenza, ma a un femminile soccombente contrappone sempre, sia pure marginale, ma costante e continuo come un fiume carsico, un femminile capace di affermarsi.

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Irene

Li cercavo ogni giorno
quei piccoli ripari come
nidi caldi
per nascondere la pancia
vergogna della bocca
e dei buoni sentimenti,
sempre in attesa dello squillo
o di un sms.
Vivere non dà sollievo
e chi chiede il nome
non si accorge delle mani
intorno al collo. 

*

Chiara

Non voglio essere più tuo nutrimento
hai pregato che regalassi il mio corpo
a quel dio cannibale
senza avere nulla in cambio,
volevi fossi un niente, una miseria
alla ricerca di qualcosa da amare
un oggetto incandescente nelle tue mani
– sante – dicevi ridendo
spogliandomi indomito per gustare
quel paradiso di morte divoratrice.
la tua madonna di povertà
starà alla finestra al buio, col male negli occhi.

*

Rosa

Disprezzo la quiete della bellezza
che tormenta
non sono l’inferma bisognosa di vendetta
mi accontento della tua proposta.
Vedi, ho indossato
biancheria di pizzo e isolato gambe e seno,
ora vendo i fiori più belli a chi offre di più.
Queste rose sono il respiro violento
che anastetizza.

Da: “Testa rasata”, di Maddalena Capalbi, Moretti & Vitali, 2015  (euro 7)

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Maddalena Capalbi nata a Roma vive a Milano, dal 1973. Ha pubblicato “Fluttuazioni”, LietoColle, 2005, “Olio”, LietoColle 2007, “Sapevo”, Ed. Pulcinielefante, 2008, “Il giardino di carta, Arivojo tutto”, LietoColle 2009, “Nessuno sa quando il lupo sbrana”, La vita Felice, 2011. Dal 2006 coordina il Laboratorio di scrittura creativa presso la II Casa di Reclusione di Bollate curandone ogni anno le antologie poetiche.

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