Nicolas Rozier, œuvres inédites

PhotoNicolasRozier


La traduzione della poesia
a cura di
Luigia Sorrentino

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Nicolas Rozier (nella foto di Zoé Balthus) scrittore e pittore, è nato a Reims nel 1971, ha scoperto successivamente le opere di Roger Gilbert-Lecomte e di Antonin Artaud, la cui intensità esemplare  guida il suo sforzo di percussione, di carica travolgente, e di esaurimento parossistico del linguaggio, che si tratti del dominio scritturale o pittorico. La città dedalea e ostile, la fratellanza degli abissi e una forma di eroismo del cuore, sono fra le ossessioni maggiori della sua opera.

il-crollatoioGli scritti. L’Écrouloir (“Il crollatoio”) dopo un disegno di Antonin Artaud, (Ed. de Corlevour, 2008) appare dopo un primo libro di poesie: L’espèce amicale (“La specie amichevole”) nel 2006 presso Fata Morgana e Le tambour pectoral (“Il tamburo pettorale)” testo per Roger Gilbert -Lecomte pubblicato nel catalogo della mostra “Il Grande Gioco” nel 2004. Tombeau pour les rares (“Tomba per i rari”) (Ed. de Corlevour 2010), è una galleria poetica e pittorica dedicata a poeti che si sono distinti per la loro fragilità potentissima, aperta a 29 scrittori viventi. L’Astre des Anéantis (“L’astro degli annientati”), pubblicato nel 2011, prosa poetica, riunisce gli elementi di un breviario dell’assoluto. La main de brouillard (“La mano di nebbia”), poesia per Francis Giauque, sarà pubblicato nel 2016 al Castor Astral.

Nicolas Rozier sta attualmente coordinando un progetto di riedizione dell’unico libro di Colette Thomas (“figlia di cuore” di Antonin Artaud): Le testament de la fille Morte (“Il testamento della figlia morta”) alle edizioni de Corlevour.

I giornali europei  Sorgue, Pyro, Thauma, Nunc, Les Cahiers André Laude e Les Cahiers Artaud hanno accolto i suoi disegni e poesie.

I suoi disegni e dipinti (che vediamo in queste immagini) sono esposti in Francia e in Belgio. Essi accompagnano anche testi di José Galdo, Zéno Bianu, Pierre Dhainaut, Charles Dobzynski e Olivier Penot-Lacassagne. Marcel Moreau, Guy Darol e Jean-Yves Masson hanno elogiato i suoi testi.

 

Pastel (1)Écrivain et peintre né à Reims en 1971, Nicolas Rozier y découvre  successivement les œuvres de Roger Gilbert-Lecomte et d’Antonin Artaud dont l’intensité exemplaire guide son effort de percussion, de charge bouleversante, et d’épuisement paroxystique du langage, qu’il s’agisse du domaine scripturaire ou pictural. La ville dédaléenne et hostile, la fraternité des abîmes et une forme d’héroïsme du cœur comptent parmi les hantises majeures de son œuvre.

L’Écrouloir, d’après un dessin d’Antonin Artaud (Ed. De Corlevour, 2008), paraît après un premier livre de poésie : L’Espèce amicale en 2006 chez Fata Morgana et « Le tambour pectoral », texte pour Roger Gilbert-Lecomte publié dans le catalogue d’exposition « Le Grand Jeu » en 2004. Tombeau pour les rares (Ed. De Corlevour 2010), est une galerie poétique et picturale dédiée aux poètes distingués pour leur fragilité surpuissante et ouverte à 29 écrivains vivants. L’Astre des Anéantis, paru en 2011, prose poétique, rassemble les éléments d’un bréviaire de l’absolu. La main de brouillard, poème pour Francis Giauque, paraîtra au Castor Astral en 2016.

pastel_3Nicolas Rozier coordonne actuellement un projet de réédition du seul livre de Colette Thomas (fille de cœur d’Antonin Artaud): Le testament de la fille Morte aux éditions de Corlevour.

Les revues Europe, Sorgue, Pyro, Thauma, Nunc,  les Cahiers André Laude et les Cahiers Artaud ont accueilli ses dessins et ses poèmes.

Ses dessins et peintures  sont exposés en France et en Belgique. Ils accompagnent également les textes de José Galdo, Zéno Bianu, Pierre Dhainaut, Charles Dobzynski et Olivier Penot-Lacassagne.

Marcel Moreau, Guy Darol et Jean-Yves Masson ont salué ses textes.

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VIVRE A LA HACHE
(VIVERE A COLPI D’ASCIA)

Nicolas Rozier

(Traduzione di Giampaolo Lay e Pierrette Lavanchy)

  

Le coeur est un mort
qui n’oublie jamais ses vivants

N.R.

Il cuore è un morto
che mai dimentica i suoi vivi

N.R.

I

 

IL PROMONTORIO

 

Sulla cima più povera

Sul promontorio ancora caldo

dove le nostre mani tagliate alle giunture

si cercano per ogni freddo

cammino sugli zoccoli strappati

dalla tua ombra filante

 

I tetti della città troncano

le tue fughe del tunnel

e il tuo viso da asilo fracassato

buca il riflesso delle maree nere

evasa sì, dall’asilo dei ritratti

dove si custodisce nel segreto

la folata dello sguardo vespertino

e il suo inchiostro di lacrime gettate

 

Per le tue ciglia e per i tuoi occhi

Le matite del sole

hanno tagliato i loro bastoni

per mantenere la nota cupa

lo sfondamento acuto

del riccio di mare prismatico

dalle palpebre di picche

 

L’ultima camiciola è saltata

e il cannello delle tue righe

può mollare il suo disegno

di segare i mondi

 

Con la figura di seta tagliuzzata

il profumo del tuo cuore

brilla sull’obliquo delle rovine

e dappertutto i tuoi occhi e le tue labbra

vanno come le folli evase

da un bacio al sangue del rasoio.

 

(Da Nicolas Rozier Vivre à la hache – 9 novembre 2014)

I

 

LE PROMONTOIRE

Au sommet le plus pauvre

Au promontoire encore chaud

où nos mains coupées aux jointures

se cherchent par tous les froids

je marche sur les socles arrachés

de ton ombre filante

 

Les toits de la ville tronçonnent

tes fugues de tunnel

et ton visage d’asile fracassé

troue la rate des marées noires

Evadée oui, de l’asile au portrait

où l’on garde au secret

la bouffée du regard vespéral

et son encre de larmes jetées

 

Pour tes cils et tes yeux

Les crayons du soleil

ont taillé leurs bâtons

pour tenir la note sombre

l’enfoncement acéré

de l’oursin prismatique

aux paupières de picots

 

La dernière camisole a sauté

et le chalumeau de tes lignes

peut lâcher son dessin

à scier les mondes

 

Avec ta figure de soie cisaillée

le parfum de ton cœur

brille sur l’oblique des ruines

et partout tes yeux et tes lèvres

vont comme les folles évadées

d’un baiser saigné au rasoir

 

9 novembre 2014

 

 

II

 

LA CORSA ALLE FIAMME

 

Sanguinare a pieno muso di grido

Non fracasserà mai

la pallottola del mio cranio

 

La grande carica di singhiozzi di furore

non avrà mai il suo cannone della piaga afona

 

Spaccarsi in due su tutti gli orizzonti

non era l’immagine

 

Il corpo non era lo scheletro

di una stella sregolata

 

Nessuna rampa di sangue

all’altezza

del mio lento massacro

né fiori abbastanza pestati

per spruzzare il tuo viso

 

Battersi non toglierà

i lembi di diamanti

che erano tutti per te

 

Parigi non sarà l’otre di ferro

e di vetro dove avrei potuto schiacciarmi ancora

nelle sue macerie di vecchie bombe

 

Parlare al ventre per strisciare fino al torace

non ha avvenire

 

Scorticare la montagna interna

non porta ad alcuna vetta

 

Bramare l’osso

sotto i denti della tigre

fa ridere le tenebre

e la pioggia dei cieli sgozzati

cade addosso

 

Sono una macchina di carne

che non esce più dal rosso infinito

Ho preso lo sfregio per il baleno

È aperto da ogni parte

 

Niente monta

nelle piaghe

ma in fondo al cratere

in fondo al pozzo

agli sbattimenti della glottide

degli inferni

sputerò tutti i chiodi

 

Nicolas Rozier – 10 novembre 2014 – 22h.36

 

 II

 

LA COURSE AUX FLAMMES

Saigner à pleine gueule de cri

ne claquera jamais

le boulet de mon crâne

 

La grande charge aux sanglots de fureur

n’aura jamais son canon de plaie aphone

 

Se pourfendre par tous les horizons

n’était pas l’image

 

Le corps n’était pas le squelette

d’une étoile détraquée

 

Nulle rampe de sang

à la hauteur

de mon lent massacre

ni fleurs assez broyées

pour éclabousser ton visage

 

Se battre ne lèvera pas

les lambeaux de diamants

qui tous étaient pour toi

 

Paris ne sera pas l’outre de fer

et de verre où j’aurais pu m’écraser à neuf

dans ses gravats de vieilles bombes

 

Parler au ventre pour ramper au thorax

n’a pas d’avenir

 

Se dépiauter la montagne interne

ne pointe aucun sommet

 

Bramer à l’os

sous les dents de tigre

fait rire les ténèbres

et la pluie des ciels égorgés

tombe dessus

 

Je suis une machine de viande

qui ne sort plus de l’infini rouge

 

J’ai pris la balafre pour l’éclair

C’est ouvert partout

 

Rien ne monte

dans les plaies

Mais au fond du cratère

au fond du puits

au battement de glotte

des enfers

je cracherai tous les clous.

 

Nicolas Rozier – 10 novembre 2014 – 22h36

 

 

 

III

 

L’EROICO

 

Tu l’eroico, l’ultimo, lo spacciato, il fottuto

Tu il calcinato degli orrori

che finisci col pugnale

i sosia del sole

Tu lo sventrato dal ferro dei viali

il crivellato delle lanterne dove lampeggiano

i bordelli della vita

Tu che rastrelli ogni piano della carne

dove il cuore si è perduto

Tu l’ultimo nato dall’inferno

con il viso sbarrato da un ala nera

sopra la tomba degli occhi

i tuoi occhi rotolati in fondo alla terra petto della vita

e scrigno di un grido che non tossirà più al vulcani

ma volerà alle galassie vagabonde

Tu la scure di fuoco nero in fondo agli occhi

Tu creperai di una fiamma bruna

violata nella fornace

di uno stupro di troppo ai margini del braciere

La tua ribelle dal nome di furia, dal sangue di folle

dagli occhi urlanti

la tua lupa d’eternità bella da ruggire

nello spandere il tuo sangue come una vela di tempesta

Quella che farà del tuo volto il fuoco arato di un viso

Tu vedrai il suo cuore decapitato

sulla cima della speranza

Tu vedrai per terra lo scalpello della tua anima

la polvere d’osso della sua mano distolta / sottratta

su un altro cammino di cenere

E il combattimento avrà il suo nome

Riscalda la fiamma in pianto

piantala ancora nella sua terra d’incendio

dove i volti sono delle torce

e i cuori dei campioni

Schiaccia il pugno di tuono

sulla terra come un cranio

Avrò il sangue che risuona

E tutti vedranno

gli dei della guerra

in una collana di teste

attorno al tuo collo

 

III

 

L’HÉROÏQUE

 

 

Toi l’héroïque, le dernier, le fini, le foutu

Toi le calciné des horreurs

qui achèves au poignard

les sosies du soleil

Toi l’éventré au fer des boulevards

le criblé des lanternes où clignotent

les bordels de la vie

Toi qui ratisses chaque étage de la viande

où le cœur s’est perdu

Toi le dernier né de l’enfer

au visage barré d’une aile noire

sur la tombe des yeux

tes yeux roulés au fond de la terre poitrine de la vie

et coffre d’un cri qui ne toussera plus aux volcans

mais volera aux galaxies vagabondes

Toi la hache de feu noir au fond des yeux

Tu crèveras d’une flamme brune

violée dans la fournaise

d’un viol de trop aux marges du brasier

Ta rebelle au nom de furie, au sang de folle

aux yeux hurlants

Ta louve d’éternité belle à rugir

à déployer ton sang comme une voile de tempête

Celle qui fera de ta face le feu labouré d’un visage

Tu verras son cœur décapité

au sommet de l’espoir

Tu verras par terre le ciseau de ton âme

la poussière d’os de sa main détournée

sur un autre chemin de cendre

Et le combat portera son nom

Réchauffe la flamme en pleurs

replante la dans sa terre d’incendie

où les visages sont des torches

et les cœurs des champions

Ecrase le poing de tonnerre

sur la terre comme un crâne

J’aurai le sang qui résonne

Et tous ils verront

les dieux de la guerre

en collier de têtes

autour de ton cou

 

IV

 

LA COLLINA DI VITRY

 

Ne avrò visti

di cimiteri della speranza

Delle colline, dei mucchi, dei cumuli

Dei pendii di terre sporche

Delle stazioni sciocche

Dei ponti infetti dei silos delle baracche

caduti dalle pattumiere dell’inferno

Degli ammassi lugubri in cemento

leccati da pali come puttane di legno

leccando cianche varicose

Degli scugnizzi nudi di tre anni insudiciati

di terra e di merda schiaccianti smorfie

alle inferriate dei tuguri

masticando delle pietre e dei chiodi

Ma quella, la collina storta

lustrata dalle piogge di novembre

bisogna incrociarlo, il suo sguardo di discarica

per essere sicuro che

niente mai verrà dagli uomini

ma da certe forme battute

abbandonate, cadute agli occhi

come l’osso da rosicchiare nelle celle

al ventre di un segno crepato

nella gobba delle pietraie

stregata da slitte

di bambini cupi più degni

che orfani di vampiri

 

Questa piramide per i poveri

e i morti ingozzati di vergogna

nessuna mummia faraonica concima il suo silenzio

Ciò che porta nelle viscere

è l’osso dell’infelicità di un ossario superumano

e il galeotti potevano sempre zapparla

Soutine ingollare il suo grumo

e i poeti battersi per la sepoltura vivente

che li guida

Pure la storia dei minatori

pure i loro tendini sotto la fiamma

pure il colpo del grisou russo

con mille morti al secondo nel buco

s’annega in questa catastrofe ostinata

che molla fremiti di terra fermati, bloccati, soffocati,

alla polvere della cava

morsa dai tristi

e se bisognava che si voltasse e si mostrasse

la ragazza di pena all’origine del mucchio,

un accatastarsi di notte fredda nei porti

di banchine morte sotto il vento

farebbe sbattere la capigliatura

di una donna resa

alla luna sotto le grida

e di un uomo gettato in mare

ma manca

e mancherà sempre

una sorella come un’anima

una fra miliardi

il cuore spaccato in grido

e che cadrebbe

come una piuma

sul morto pieno

schiumante del troppo

tardi dove la vita finirà

senza FINE

 

4 novembre 2014

 

LA BUTTE DE VITRY

 

J’en aurai vu

des cimetières de l’espoir

Des buttes, des tas, des terrils

Des pentes de terres sales

Des gares débiles

Des ponts infects

Des silos et des baraques

tombés des poubelles de l’enfer

Des tassements lugubres en ciment

léchés par des poteaux comme des putes de bois

léchant des guiboles à varices

Des gavroches nus de trois ans barbouillés

de terre et de merde écrasant des grimaces

aux grillages des taudis

mâchant des pierres et des clous

Mais celle-là, la colline tordue

lustrée aux pluies de novembre

il faut le croiser, son regard de crassier

pour être sûr que rien jamais

ne viendra des hommes

mais de certaines formes battues

laissées, lâchées aux yeux

comme l’os à rogner des cachots

au ventre d’un signe crevé

en bosse de caillasses

hantée par des luges

d’enfants sombres plus dignes

que des orphelins de vampires

 

Cette pyramide pour les pauvres

et les morts gavés à la honte

nulle momie pharaonne n’engrosse son silence

Ce qu’elle porte aux entrailles

c’est l’os de malheur d’un ossuaire surhumain

et les galériens pouvaient toujours la piocher

Soutine déglutir son caillot

et les poètes se battre pour l’enterrement vivant

qui les mène

Même l’histoire des mineurs

même leurs tendons sous la flamme

même le coup de grisou russe

à mille morts seconde dans le trou

se noie dans cette catastrophe butée

qui lâche des frissons de terre arrêtés, stoppés, étouffés

à la poussière de caveau

mordue par les tristes

et s’il fallait qu’elle se tourne et se montre

la fille de peine à l’origine du monceau

un empilement de nuit froide dans les ports

de quais morts sous le vent

ferait claquer la chevelure

d’une femme rendue

à la lune sous les cris

et d’un homme par-dessus bord

mais il manque

et manquera toujours

une sœur comme une âme

une parmi des milliards

le cœur fendu en cri

et qui tomberait

comme une plume

sur le gisant plein

écumant du trop

tard où la vie finira

sans FIN

 

4 novembre 2014   22h23

 

V

 

UN SOLE OGNI MORTO

 

Il sole di Van Gogh è caduto

Niente poteva strapparlo

Era l’invincibile gigante

del povero e del forte

la luce fissa dei coraggi

Ora, ritorno al sole senza Van Gogh

che fiammeggia davanti ma fucila da dietro

e resta solo a bruciare senza mai ritrovare

il tocco di collina dalla sua palla di fuoco

né il sentiero per il volto

bucato dalla terra al cielo

che non è più che una galera d’occhio nero

 

E i tuoi occhi potevano vedere e il tuo sangue andare

in questo cemento di sarcofago

Il sole della vita non sa che cosa fare del singhiozzo del vuoto

e pure la morte del soffrire deve gonfiare il suo schizzo di stiva vuota

E non più perché alle travi di sogno crocefisso

Nient’altro che il ridere grigliato, il ridere del silenzio planato

al colpo di tromba bianca vuotata d’un colpo

nel torace

 

Il sole eleva una forca mai vista

la forca ai quattro orizzonti

E mai una croce sarà così dura,

così perfettamente temprata

nel sangue di patibolo

che l’immensità d’arena blu

 

Non potrai dire una parola,

soprattutto non più la parola del tuo viso apparso

senza questa mitraglia di raggi in diluvio

senza questo disco di savana che soffia un vento giallo

sulla tua fronte, tu non potrai più apparire senza questa armata

di calore lacerata dove persino il dannato rende un po’ di tinta safari

 

È la muta, la grande muta, il grande scagliarsi

il grande accerchiamento, la processione, la ronda solare,

il grande raduno, la coalizione elettrica, le mani della ronda

la corda delle travi, la discesa delle coorti, la caccia alle streghe

la Commune a rovescio, è il falò di una capriola sui ciocchi,

e la fine dei ciocchi irriconoscibili che tacciono nero su giallo nel getto di ombre

nere

 

Le siepi sono erette

Da una parte i morti, dall’altra i soli.

Un sole a morto

ogni sole reso al suo morto.

E nel tuo cuore al ballo dei morti al sole

Ho gridato il ferro di tutte le sbarre

Ma ciascuna delle mie vite

pianterà un raggio nel tuo cuore.

 

V

 

UN SOLEIL PAR MORT

 

Le soleil de van Gogh est tombé

Rien ne pouvait l’arracher

C’était l’invincible géant

du pauvre et du fort

la lumière fixe des courages

Maintenant, retour au soleil sans van Gogh

qui flambe par devant mais fusille par derrière

et reste seul à brûler sans jamais retrouver

le toucher de colline de sa boule à feu

ni le sentier au visage

troué de la terre au ciel

qui n’est plus qu’un bagne d’œil noir

 

Et tes yeux pouvaient voir et ton sang aller

dans ce ciment de sarcophage

Le soleil de vie ne sait rien faire du sanglot de vide

et même la mort à souffrir doit rengorger sa giclée de soute vide

Et plus de pourquoi aux poutres du rêve crucifié

Rien que le rire grillé, le rire de silence plané

au coup de trombe blanche vidée d’un coup

dans le poitrail

 

Le soleil treuille un gibet jamais vu

le gibet aux quatre horizons

Et jamais une croix ne sera aussi dure,

aussi parfaitement trempée

dans le sang de potence

que l’immensité d’arène bleue

 

Tu ne pourras dire un mot,

surtout plus le mot de ton visage apparu

sans cette mitraille de rayons en déluge

sans ce disque de savane qui souffle un vent jaune

sur ton front, tu ne pourras plus apparaître sans cette armée

de chaleur lacérée où même le damné rend un peu de teinte safari

 

C’est la curée, la grande curée, le grand haro

le grand encerclement, la procession, la ronde solaire,

le grand rassemblement, la coalition électrique, les mains de la ronde,

la corde des poutres, le dévalement des cohortes, la chasse aux sorcières,

la Commune à l’envers, c’est le feu de joie d’une bousculade dans les bûches,

et la fin des bûches méconnaissables qui se taisent noir sur jaune dans la jetée d’ombres noires.

 

Les haies sont dressées

D’un côté les morts, de l’autre les soleils

Un soleil par mort

chaque soleil rendu à son mort.

Et dans ton cœur au bal des morts au soleil

J’ai gueulé le fer de tous les barreaux

Mais chacune de mes vies

plantera un rayon dans ton cœur

 

IX

 

GRAVITAZIONE UMANA

 

Albero delle anime

Uomo delle tenebre

sbucciato alle scogliere

faro dagli occhi bianchi

pompa di vuoto

pelata al blizzard delle comete

Tu la testa dai rilievi di asteroidi

quando serri le mandibole

come tu contrai le tempie

disegnando alle vene del cranio

questa fronte di coma che traspira

tutti gli incubi gonfiati nelle vene

Il tuo cuore imbalsamato, arricciato, conciato

il tuo cuore piantato su una picca di bassa marea

Strappo il tuo palo d’impalato

e brandisco il tuo sangue

che non è più di me o di un altro

né del vento né degli scirocchi

ma del rantolo dove muggiscono le tempeste

sfigurate di un supermondo

dove i singhiozzi duri sono la legge

e la legge ferrea la nota bassa

delle passioni soffocate

nella fila indiana assordata

delle vecchiaie

la cultura delle demenze

e del sangue custodito in riserva

nei laboratori nostalgici

dei sangui schiavi

essiccati sulla pietra

come cucinati per la perdita

La gravitazione fisica

è la caduta dei corpi

e la gravitazione umana è la morte

ogni uomo una calamita mortale

che cerca il suo nucleo

senza mai sentire il sapore di appello

delle braccia solitarie che si scaldano

si scarnano

maturate dall’angoscia eterna

di passare

 

 

IX

 

GRAVITATION HUMAINE

 

 

Arbre des âmes

Homme des ténèbres

rapé aux falaises

phare aux yeux blancs

pompe de vide

pelée au blizzard des comètes

Toi la tête aux méplats d’astéroïdes

quand tu serres les mâchoires

comme tu crispes les tempes

dessinant aux veines du crâne

ce front de coma qui transpire

tous les cauchemars enflés dans les veines

Ton cœur embaumé, froncé, tanné

ton cœur planté sur un piquet de marée basse

J’arrache ton poteau d’empalé

et je brandis ton sang

qui n’est plus de moi ou d’un autre

ni du vent ou des siroccos

mais du râle où mugissent les tempêtes

défigurées d’un surmonde

où les sanglots durs sont la loi

et la loi de fer la note basse

des passions étouffées

dans la file indienne assourdie

des vieillesses

la culture des démences

et du sang gardé en réserve

aux labos nostalgique

des sangs esclaves

séchés sur la pierre

comme cuisinés pour la perte

La gravitation physique

c’est la chute des corps

et la gravitation humaine c’est la mort

chaque homme un aimant mortel

qui cherche son noyau

sans jamais sentir le goût d’appel

des bras seuls qui s’échauffent

se décharnent

mûris par l’angoisse éternelle

de passer au billot

X

TU IN FACCIA

 

Davanti ai tuoi occhi

rinnego ogni volto e persino il tuo

perché il tuo volto non ha più tratti

ma un fuoco di testa

che picchia in scure di fiamme

 

Mi ricordo del salto brutale

delle tue mandorle

e del battaglio caduto in faccia

Idioti, poveretti, guerrieri

hanno tutti la mia testa i tracollati

 

Tu in faccia

a un millimetro di fiato

è la pazzia su un gancio

un trabucco nell’angolo del cuore

La coppia in legno di un albero in pianto

Rogo cerchiato, palla totale del fuoco di fila

arco elettrico e spezza-tenebre

 

Non più tunnel

ma la storia corta

per scaricare a gran cuore puro

La PAROLA FINE dai chiodi della croce

in legno di cielo

 

la testa fessa dai tutti i rintocchi

il re dei miei impiccati ti abbraccia al fuoco

Semplificato come un attrezzo

sono il ferro nelle tue mani

Afferrato dal tuo sguardo

Io sono infinito

 

26 dicembre 2014

 

X

 

TOI EN FACE

 

Devant tes yeux

je renie tout visage et même le tien

car ton visage n’a plus de traits

mais un feu de tête

qui cogne en hache de flammes

 

Je me souviens du saut brutal

de tes amandes

et du brelan tombé en face

Idiots, pauvrets, guerriers

ils ont tous ma tête les écroulés

 

Toi en face

à un millimètre de souffle

c’est la folie sur un crochet

un trébuchet au coin du cœur

Le couple en bois d’un arbre en pleurs

Bûcher cerné, boulet total du feu roulant

Arc électrique et brise-ténèbres

 

Plus de tunnels

mais l’histoire courte

pour débarder à grand cœur pur

Le FIN MOT des clous de la croix

en bois de ciel

 

La tête fendue par tous les glas

le roi de mes pendus t’embrasse au feu

 

Simplifié comme un outil

je suis le fer entre tes mains

Empoigné par ton regard

Je suis infini

 

Nicolas Rozier – 26 décembre 2014

____

NOTIZIE SUI TRADUTTORI

Giampaolo Lai, è membro Ordinario della Società Svizzera di Psicoanalisi e della International Psychoanalytical Associationpsicoterapeuta iscritto all’Albo degli Psicologi della Lombardia e all’Ordine dei Medici di Milano, vive e lavora a Milano. È il fondatore del Conversazionalismo, dispositivo psicoterapeutico che innesta la filosofia del linguaggio nella teoria e pratica della psicoanalisi.

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Pierrette Lavanchy è membro della Società Svizzera di Psicoanalisi e della International Psychoanalytical Associationpsicoterapeuta iscritto all’Albo degli Psicologi della Lombardia. Vive e lavora a Milano.

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