Boris Abramovič Sluckij , “Il sesto cielo”

 

sluckijCon la scelta delle poesie di Boris Sluckij, Passigli editore ha inaugurato una sezione della collana di poesia interamente dedicata alla poesia russa del Novecento e contemporanea. Infatti, al di là degli autori più celebri del primo Novecento, alcuni pubblicati anche dalla Passigli Editori (Achmatova, Berberova, Blok, Esenin, Majakovskij, Mandel’stam…), la Russia ha espresso e continua a esprimere altri importanti poeti che per la maggior parte restano del tutto sconosciuti ai nostri lettori. Tra questi, Boris Sluckij, di cui qui si dà la prima antologia italiana. Un autore in cui solo a distanza di tempo si è compresa la vera grandezza e originalità, anche perché risulta di non facile definizione, diviso da una sorta di adesione alla storia sovietica del suo Paese e nello tempo profondamente critico verso quel regime, tanto che solo con la Perestrojka gorbaceviana, ebbe luogo una vera riscoperta dell’autore e di quella parte della sua opera rimasta fino a quel momento inedita.

Dal risvolto di copertina

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Da : Il sesto cielo e altre poesie di Boris Sluckij , a cura di Alessandro Niero, Passigli, 2013. Con testo russo a fronte.

 

Cavalli nell’oceano
     a I. Erenburg

Nuotare, nuotano i cavalli.
Ma bene no. E non vanno lontano.

“Slava’sta per ‘gloria’ in italiano.
Nnome che si ricorda, non ti sbagli.

Cercando di varcare l’oceano,
e del nome fiera, una nave navigava.

Mille cavalli nella stiva scuotevano
mille bonari musi e notte e dì scalpicciavano

Mille! Quattromila ferri di cavallo!
Di buona sorte però non forieri.

Una mina aprì sul fondo una falla
e terra intorno proprio non ce n’era.

La gente montò sui scialuppe e barche,
i cavalli, invece, partirono a nuoto.

Posto non c’era su zattere e barche,
quei poveretti, infatti, potevano farci ben poco.

Una chiazza saura nuotava nell’oceano,
un’isola baia nuotava nel mare blu.

E dapprima il nuotare parve non meno
difficile che dentro un fiume, e non più.

Boris Abramovič Sluckij
Trad. di Alessandro Niero

 

Лошади в океане

И.Эренбургу

Лошади умеют плавать,
Но – не хорошо. Недалеко.

“Глория” – по-русски – значит “Слава”,-
Это вам запомнится легко.

Шёл корабль, своим названьем гордый,
Океан стараясь превозмочь.

В трюме, добрыми мотая мордами,
Тыща лощадей топталась день и ночь.

Тыща лошадей! Подков четыре тыщи!
Счастья все ж они не принесли.

Мина кораблю пробила днище
Далеко-далёко от земли.

Люди сели в лодки, в шлюпки влезли.
Лошади поплыли просто так.

Что ж им было делать, бедным, если
Нету мест на лодках и плотах?

Плыл по океану рыжий остров.
В море в синем остров плыл гнедой.

И сперва казалось – плавать просто,
Океан казался им рекой.

Но не видно у реки той края,
На исходе лошадиных сил

Вдруг заржали кони, возражая
Тем, кто в океане их топил.

Кони шли на дно и ржали, ржали,
Все на дно покуда не пошли.

Вот и всё. А всё-таки мне жаль их –
Рыжих, не увидевших земли.
Борис Слуцкий

 

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Boris Abramovič Sluckij
 è un poeta russo. Nacque nel 1919 a Slavjansk (Ucraina) da una famiglia di origine ebraica. Combattente nella Seconda Guerra Mondiale, scrisse versi di forte intonazione polemica, lontani dalla retorica staliniana. Nel 1957 poté pubblicare la sua prima raccolta, Pamjat (“Memoria”). Poeta dalla vigorosa intonazione prosastica, vicina al linguaggio parlato, pubblicò poi, tra le altre, le raccolte Vremja (“Il tempo”, 1959), Rabota (“Il lavoro”, 1964) e Sovremennye istorii (“Storie contemporanee”, 1969). L’ultimo libro di Sluckij appare nel 1978. Già l’anno precedente il poeta si era allontanato dalla scena letteraria, sprofondato nella depressione. Non scriverà praticamente più nulla fino alla morte, avvenuta a Tula (200 km. a sud di Mosca) nel 1986. all’inizio della cosiddetta Perestrojca.

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