Valerio Magrelli

POESIAFESTIVAL 2014 photo Serena Campanini-Elisabetta Baracchi

POESIAFESTIVAL 2014
photo Serena Campanini-Elisabetta Baracchi

AUTORITRATTO

Da un’idea di Luigia Sorrentino
A cura di Fabrizio Fantoni

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La cicala e la formica, di Valerio Magrelli

                      Vivere è conoscere il mondo e voltarlo a benefizio tuo
                                            Francesco Guicciardini

Avevo vent’anni quando pubblicai su “Nuovi Argomenti” il mio primo intervento critico, ossia Marcel Proust e la pesatrice di perle. L’invito proveniva dal direttore della rivista, Enzo Siciliano, mentre l’idea era nata da un corso di Giovanni Macchia, che avevo seguito all’Università di Roma “La Sapienza”. In verità, baravo. Infatti, Siciliano mi aveva aperto quelle prestigiose porte grazie ai miei versi. Poco dopo, però, pensai di approfittarne per indossare un abito diverso: accanto a quello dello scrittore (ufficiale, per quanto fossi appena un esordiente), volli vestire infatti la divisa del francesista (titolo che avrei acquistato veramente solo col dottorato del 1986, dopo una torturante tesi in Storia della Filosofia colpevole, o meritevole, di avermi portato per anni fuori strada).

Baravo, dicevo, perché ovviamente nessuna rivista accademica avrebbe mai accettato il contributo di una matricola. Baravo, insomma, sì, ma a fin di bene, in quanto sfruttai la voce della poesia-cicala per accumulare nutrimento con la fatica della critica-formica. E in effetti ancora oggi ringrazio Dio, o chi per lui, d’essere diventato un docente. Non per nulla, come è stato affermato, il professore è qualcuno che non si rassegna ad abbandonare la scuola. Indubbiamente questo ha avuto a che fare anche con la scellerata decisione di mio padre, il quale, dopo la laurea, “per uno scatto d’ira, abbandonò l’Università, ossia l’unico luogo dove avrebbe potuto rifugiarsi (e dove più tardi io stesso mi sono rifugiato!)”

Ma questa è un’altra storia. Oggi, dopo le mie nozze d’argento con l’insegnamento, posso dire che nella mia vita (a differenza della famosa fiaba) i due insetti sono sempre vissuti d’amore e d’accordo. Poesia-cicala e critica-formica hanno, in realtà, collaborato strettamente, scambiandosi spesso le parti. Ahimé, parliamo dei bei tempi andati, quando lo Stato finanziava ancora la scuola pubblica, invece di quella privata, e la sinistra si opponeva alla destra, invece di darle man forte. Comunque, con buona pace dei duecento dirigenti statali pagati più del presidente degli Usa, dei pensionati d’oro e dei parlamentari pregiudicati che premiamo con un vitalizio, io sono riuscito, almeno finora, a compiere la mia missione impossibile: sopravvivere studiando ed insegnando. Così, da ventisei anni, sono un professore pendolare, e dopo avere odiato il mio destino, ora lo benedico, e benedico la mia professione di “vu ‘mparà”. Sono un lavoratore cognitivo, che va in giro cercando di piazzare le proprie merci, ben sapendo, però, che queste merci sono il prezioso frutto di un sacrosanto, amatissimo lavoro.

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