Gian Mario Villalta, “Scuola di felicità”

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FOTO DINO IGNANI

Gian Mario Villalta scrive un commovente romanzo di formazione, in cui ad affrontare un processo di profondo cambiamento non sono solo gli adolescenti, ma anche il loro insegnante.

“La scuola finisce presto, e poi ognuno va per la sua strada. Proprio quando si inizia… è ora di lasciarsi per sempre. La scuola è una follia.”

La vita di un professore non è mai facile: la noia nello sguardo degli studenti, la loro smania di guardare i cellulari durante la lezione, l’aria che, tra ormoni e finestre chiuse, si fa ben presto irrespirabile. E in più la consapevolezza che “gli studenti che vanno bene avrebbero buoni voti con qualunque insegnante; quelli che vanno male invece vanno male con te”. È così anche per il protagonista di questo romanzo, un professore di Lettere, cinquantenne, vedovo, solitario, che da tempo ha perso la fiducia nell’incanto del suo lavoro.

villalta_scuolaE di incanto non c’è nemmeno l’ombra nella rivoluzione messa in atto dalla nuova Dirigente scolastica, Lisa Bardella – un passato politico aggressivo –, decisa a razionalizzare la scuola in base ai più moderni criteri di valutazione e a renderla una vera e propria “Scuola della Felicità”. Obiettivo principale è aumentare la “Fil”, ovvero la Felicità interna lorda, ma anche, o forse soprattutto, recuperare iscritti. Nel frattempo, nell’istituto cominciano a verificarsi strani avvenimenti: chi si intrufola in piena notte per dipingere sulle pareti enigmatici murales di protesta? E perché gli studenti si sono divisi in due fazioni concorrenti, i Marci, contrari a quello che considerano un degrado dell’istituzione scolastica, e i Benesserini, sostenitori invece della Dirigente e dei suoi metodi? Il professore, ormai abituato a tenersi a debita distanza dagli affari della scuola, si ritroverà suo malgrado coinvolto quando alcuni suoi alunni lo chiameranno in piena notte chiedendogli aiuto. Gian Mario Villalta, professore lui stesso, scrive un commovente romanzo di formazione, in cui ad affrontare un processo di profondo cambiamento non sono solo gli adolescenti, ma anche il loro insegnante, che alla fine di un anno scolastico che ricorderà per tutta la vita ritroverà, forse, un senso nel proprio, preziosissimo, lavoro.

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Gian Mario Villalta ha esordito come poeta, presentato da Antonio Porta su ‘Alfabeta‘ nel 1986. Tra le sue raccolte di poesie, “Vedere al buio” (Luca Sossella 2007) e, per la collana ‘Lo Specchio’, “Vanità della mente” (premio Viareggio).
Altrettanto intensa la sua attività di studioso e di critico. Con Stefano Dal Bianco ha curato il Meridiano “Le poesie e prose scelte di Andrea Zanzotto“. Ha pubblicato i romanzi “Tuo figlio” (Mondadori, 2004), “Vita della mia vita” (Mondadori, 2006), il saggio “Padroni a casa nostra” (Mondadori, 2009) , “Fiction” (Mondadori, 2013), “Scuola di felicità” (Mondadori, 2016). È direttore artistico di Pordenonelegge.

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