Le ceneri di Zeichen al Verano di Roma

Foto_Zeichen-2Due mesi fa la scomparsa del poeta italiano Valentino Zeichen.

Lunedì 5 settembre 2016, a due mesi dalla scomparsa, le amabili spoglie del poeta nato a Fiume il 24 marzo 1938, saranno tumulate a Roma al Cimitero Monumentale del Verano. Alla cerimonia saranno presenti gli amici, i parenti e la figlia Marta Zeichen. Alle ore 11.30 l’appuntamento è al Nuovo Reparto, Riquadro 67, al terzo piano.

Zeichen riposerà non lontano dallo scrittore Alberto Moravia (1907-1990) (Al Monte, riquadro 23) che definì il poeta fiumano un marziale contemporaneo. Valentino amava profondamente il poeta Giuseppe Ungaretti (1888-1970), anche lui sepolto al Verano (Arciconfraternita, scalinata fronte riquadro 145).

Domenica 11 settembre 2016 a Lerici a Valentino Zeichen verrà assegnato postumo il Premio Internazionale alla carriera che sarà ritirato dalla figlia Marta.

A seguire, le parole pronunciate da Marta Zeichen a luglio scorso a conclusione della cerimonia funebre per Valentino Zeichen officiata nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

Mio padre diceva sempre che aveva vissuto a cavallo di due secoli e due millenni e che vivendo si incontra la storia.

La storia lui l’ ha incontrata e l’ aveva profondamente segnato. Aveva vissuto la guerra, la morte della mamma Evelina a soli 8 anni e la cacciata dalla sua città natale. Era approdato profugo a Trieste , poi a Parma ed infine a Roma.

Ho sempre definito mio padre un poeta scienziato. Perché applicava il metodo scientifico ai suoi versi. Perché ha amato immensamente la scienza e la tecnica che erano per lui giacimenti inesauribili di ispirazione.

Comprendeva la scienza in modo stupefacente , essendo lui praticamente un autodidatta e avendo fatto degli studi frammentati e brevi. Il riformatorio a Firenze però oltre alle lettere ed alla chimica, gli insegno la disciplina ed il rigore a cui si sottomise tutta la vita.

Ed è stata proprio la disciplina, il rigore uniti ad una concentrazione assoluta a permettergli di realizzare il suo unico grande obiettivo, ovvero lasciare un segno. Zeichen in tedesco significa segno, nomen omen. Ma tu papà non hai lasciato solo un segno tu hai scavato un solco non soltanto in quelli che ti hanno conosciuto ma in tutti coloro che si sono avvicinati alla tua poesia. Perché la tua poesia scava un solco profondo in ciascuno di noi. Perché parla della caducità, e della fragilità dell’esistenza.

Tutta la tua poesia è incentrata sul concetto Èinsteiniano di spazio tempo, il tempo ti ha ossessionato tutta la vita. Fino alla fine continuavi a guardare incessantemente l orologio le lancette che vedevi come ghigliottine che tranciano la nostra vita. Sapevi che ti era rimasto poco tempo. Quando ti vidi al pronto soccorso immobilizzato e afasico continuavi a guardare l’orologio…

Sei stato vigile, lucido e cosciente fino alla fine. Hai accettato la malattia ed hai fatto tesoro della sofferenza. Tu che la sofferenza l’hai conosciuta così a fondo, tu che tutta la vita hai vissuto di nulla e che di nulla avevi bisogno. Tu che hai sempre rifuggito i beni materiali per inseguire lo spirito tu. che con la tua poesia scarnificata hai trasceso la fisica, che così bene conoscevi, trasformandola in poesia metafisica. Tu che ci hai illuminato squarciando il velo della stupidità e dell’ignoranza mostrandoci la verità.

Ora papà non sono la sola ad essere orfana, ci hai lasciato tutti orfani, perché nessuno come te sapeva decrittare il reale, nessuno come te correlare l’incorrelabile. I tuoi neuroni costruivano delle sinapsi pindariche che strabiliavano l’ascoltatore. È proprio questa tua incredibile capacità di connettere tutte le cose che ti ha permesso di vedere la ragnatela della vita che lega tutti gli esseri.

Ora caro papà hai trasceso lo spazio tempo e sei andato dove l’energia non si dissipa e non si trasforma in entropia.

Ti ringrazio dei doni spirituali che mi hai offerto poiché eterni. Ringrazio mia madre per aver scoperto quando eri poco più di un ragazzo il tuo straordinario talento ed essersi innamorata di te.

Volevo concludere leggendo due poesie, una a me dedicata e l’altra alla madre, Evelina.

Ora le tue poesie sono patrimonio dell’umanità.”

Marta Zeichen

___

A mia figlia Marta
di Valentino Zeichen

Avrei potuto regalarle
dei precetti morali o
dedicarle una poesia;
niente di tutto questo.
Essendo nell’età della tecnica
le ho regalato una bussola
affinché non perda, e semmai
ritrovi l’orientamento.

**

A Evelina, mia madre
di Valentino Zeichen

Dove saranno finiti
la veduta marina,
il secchiello e la paletta,
e i granelli di sabbia
che l’istantaneo prodigio
tramutò in attimi fuggenti,
travisandoli dal nulla
in un altro nulla?
Dove sarà finito l’ovale
di mia madre
che fu il suo volto e
che il tempo ha reso medaglia?
Perché non mi sfiora più
con le sue labbra,
dove sarà volato quel soffio
che raffreddava la
mia minestrina?
Dove le impronte di quel
lesto e disordinato
sparire delle cose?
In quale prigione di numeri
è rinchiuso il tempo?
Rispondimi! Dolore sapiente,
autorità senza voce.

 

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