Colloquio con Domenico Cipriano

ciprianola terra che trema / riempie memoria

di Antonietta Gnerre

Lo scorso anno è uscita negli Stati Uniti (con traduzione in lingua inglese), November, la raccolta di poesie di Domenico Cipriano edita nel 2010 in Italia per Transeuropa edizioni. Barbara Carle, docente dell’Università di Sacramento in California, ha curato questa plaquette per Gradiva Pubblication di New York, nella collana “Poesia italiana in inglese” a cura di Luigi Fontanella. Le poesie contenute sono ispirate al tragico terremoto del 1980 in Irpinia. La poesia si fa voce e i fatti rappresentano la materia a cui i versi danno significato. In un’architettura complessa, dove la disposizione dei testi porta a numeri e date diventate ossessive per non cancellare il ricordo, si sviluppa una poesia “sociale”, emotivamente coinvolgente, vera, eco di un novembre lontano ma sempre presente. Il libro di Cipriano è una poesia sofferta, laddove il dolore per una memoria lacerata e ferita si coniuga con il desiderio di un cambiamento che possa dare un senso alla volontà di ricostruire un nuovo futuro. Un poemetto che, nell’edizione italiana dell’editore Transeuropa, nel 2010 ebbe l’attenzione del Premio Viareggio-Répaci, e la prefazione del prof. Antonio La Penna. Questa traduzione per il mercato americano si caratterizza anche per un ritratto del fotografo Enzo Eric Toccaceli.

Il libro “Novembre” è ispirato dal tragico terremoto del 23 novembre 1980, un pezzo della tua vita che cammina ancora nei tuoi pensieri.

È una sequenza di poesie, o meglio un poemetto, che ha avuto una gestazione dolorosa e lunga. Era un processo che dovevo attraversare con la scrittura, nell’idea concreta di una poetica della realtà che perseguo da anni e di cui credo sia la vera poesia di cui abbiamo bisogno. Essa ha il ruolo di far sentire le cose, il mondo che ci appartiene, e dare un contributo ulteriore e diverso dalla cronaca che conosciamo, cercando di dare un significato profondo ed emotivamente forte ai fatti della nostra contemporaneità. Il terremoto è stato come la guerra per le generazioni che ci hanno preceduto, il nostro 11 settembre; è stato lo spartiacque tra due epoche recenti e ho ritenuto fosse doveroso non dimenticare quei momenti per riflettere sull’oggi, e la poesia è la risposta di questo processo.

copertina_november_fronteQuel lontano novembre è sempre presente nella tua vita?

In ognuno di noi che ha vissuto quell’esperienza i segni sono evidenti anche se camuffati. Così si nascondono in gesti, in pensieri notturni, custoditi come sono nel nostro animo. Novembre è presente nella vita di questa provincia da quel 23 del 1980. Siamo portati con il ricordare gli eventi attraverso le date, ma le date nascondono i fatti, in primo luogo e, soprattutto, le sensazioni emotive che abbiamo vissuto e ci appartengono. Ho pensato che ripartire dall’ossessione della data e dell’ora del sisma fosse il modo migliore per fissare le sensazioni, darle percezione in modo più incisivo.

Sottolinea il latinista Antonio La Penna: “Il terremoto del 23 novembre 1980, che coinvolse e in buona parte distrusse Campania e Basilicata, ha lasciato molte tracce nella letteratura irpina degli ultimi decenni: fu un’esperienza traumatica incancellabile nella memoria; in certi casi sembra una ferita aperta”. Quanto è ancora aperta questa ferita in te?

La letteratura celebra anche eventi che lasciano tracce indelebili nella vita di una comunità. Chi scrive, soprattutto poesia, cerca di recuperare quell’emotività perduta, il sentimento contro il sentimentalismo falso che ci è sempre più trasmesso in questi anni. Una ferita aperta può essere l’occasione di ripercorrere e vivere con più coerenza la nostra breve esistenza, dobbiamo farne esperienza, per comprendere la forza emotiva che ci anima e che non dobbiamo perdere, la poesia aiuta anche a questo, a non perdere la nostra capacità di sentire ciò che viviamo.

Qual è il verso più incisivo della raccolta?

C’è una parte della raccolta che diventa poesia di denuncia, un termine difficile per il ruolo che ha la poesia, ma spero di essere riuscito a rendere in poesia anche la riflessione sugli errori, le occasioni perdute. Ma sicuramente significativo è un verso della prima “strofa”: «la terra che trema / riempie memoria», è una delle chiavi di lettura di questo lavoro.

Non c’è modo di custodire il passato senza turbare il presente. Sei d’accordo?

Sì, in effetti occorre avere il coraggio di rivelare il passato per dare un senso concreto alla nostra memoria, anzi ciò dovrebbe essere un monito per le generazioni future, per conoscere il nostro passato in modo chiaro, senza mistificazioni ed elegie fasulle. Turbare il presente serve ed è importante per non abbandonare i tratti fondamentali della nostra storia contemporanea di cui facilmente siamo portati a dimenticare le lezioni profonde, anche se sono state dolorose.

(November in edizione bilingue a cura di Barbara Carle, presso Gradiva Publications, New York, 2015)

TRE POESIE (INGLESE/ITALIANO) TRATTE DALLA RACCOLTA

2.

it was not the thunder of bombs blazing
the screams our eyes burst open with dust
rough hands on crumbled plaster
and there was a gangrenous slot from which
we emerged like disoriented ants:
I looked at the swollen faces of things
the moon illuminated grey mounds.

2.

non era tuono di bombe che arroventò
le grida gli occhi di polvere spalancati
le mani ruvide sugli intonaci sgretolati
e c’era una feritoia incancrenita da cui
uscivamo come formiche disorientate:
guardavo i volti tumefatti delle cose
la luna ne illuminava i cumuli grigi.

***

14.

“who bears the fault for these warped
entrails of cement and iron, if
the chasm in the stones cut down
bodies” – you ask me who has a child’s
eyes and I listen –“I don’t believe
that the earth alone swallowed up everything
if spurts of blood immerse these bereavements.”

14.

«di chi è la colpa per queste viscere
contorte di cemento e ferro, se
le voragini nelle pietre hanno tranciato
i corpi – chiedi a me che ho occhi
di bambino e ascolto – non credo
che la terra sola abbia inghiottito tutto
se il sangue a fiotti bagna sopra questi lutti».

***

20.

it takes a long time to get over goodbyes, among photos
on anniversaries we always try to find
a face, the outline of abandoned homes.
amidst the clustered avenues without signs
lives the trampling of the crumbled earth when
everything closed in on homes and new houses
blended into dark greys of cement.

20.

gli addii sono lunghi da superare, tra le foto
nelle ricorrenze si prova sempre a cercare
un viso, il disegno delle case abbandonate.
tra i viali intrecciati che non hanno segni
vive il calpestio sulla terra sgretolata quando
tutto si strinse sulle case e nuove case
si mescolarono in grigioscuri di cemento.

Sito web: www.domenicocipriano.it

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