Addio a Francesco Belluomini

Lutto nel mondo della poesia. Il pomeriggio del 27 maggio 2017 se n’è andato l’amico e il poeta Francesco Belluomini, nato a Viareggio nel 1941.

Presidente del Premio Letterario Camaiore da lui ideato nel 1981, Francesco Belluomini viveva con la moglie Rosanna Lupi, in Versilia, a Lido di Camaiore.

Ha pubblicato quindici volumi di poesia, tra gli ultimi “Occhi di Gubìa” (LietoColle, 2008, poi uscito anche in versione spagnola nel 2009 dal titolo Escobenes a cura di Emilio Coco) e “Nell’arso delle sponde” (Verona 2010). I romanzi “Le ceneri rimosse” (Newton Compton, 1989); “Sul secco di quell’erba” (romanzo in versi, Pagine, 2002); “L’eccidio di SantAnna di Stazzema” (Bonaccorso, 2006); “La finestra sul mare” (Bonaccorso, 2007); “Villa Giulia” (Bonaccorso, 2009). Suoi testi sono stati pubblicati in antologie, periodici e riviste specializzate. Fondatore e Presidente del Premio letterario Camaiore.

La moglie ha salutato il compagno di una vita scrivendo sulla sua bacheca di Facebook queste parole: “Ciao, amore mio. Ci hai lasciate sole… Io e la tua adorata figlia Raffaella vivremo sempre nel tuo ricordo: grande Francesco Belluomini. Lui vi saluta e vi abbraccia, suoi cari amici di FB. Purtroppo una brevissima e terribile malattia ce lo hanno strappato per sempre.”

ESTRATTI

Da “Intimi riflessi”, di Francesco Belluomini, (Bonaccorso Editore, 2015)

E’ facile trasporre dentro tempi
dell’azione la storia del passato
nel presente, ma regole non scritte
trasmettono la memoria dolorosa,
versando come fonte sincopata
i flussi dei ricordi conservati.
Al diavolo metafore e lirismo
se nel gioco c’entra la mia vita,
sebbene qualche scatto d’impennata
ne regga l’architave dell’impianto.

*

Se di parlato genere si tratta,
me ne farò ragione. Se l’accusa
dimostra che l’assenza di richiami
impoverisce tempi e contenuti,
buon però le faccia. Tanto mai servito
dell’alto contributo di tal geni,
preferendo non scrivere a più mani.
Intanto presso tutto nelle gabbie
di metrica stringente, la cui forma
sostenga l’ogni povero linguaggio.

*

Chissà cosa poi valga darsi tono
per qualcuno che lascia vuoti spazi
nei giorni che saranno ancora nostri.
Non mancano che giorni per sfatare
il mito dell’eccelsa resistenza
al dolore, che falsa sublimante
suggestione di quieta rassegnata
resa, sotto gli strappi della bestia
che s’è impadronita del suo corpo
per meglio derubarle la sua storia.

 

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