Il Panormita, “Ermafrodito”

 

 

di Nicola Gardini

Trascendendo il suo tempo, Antonio Beccadelli (Palermo, 1394 – Napoli, 19 gennaio 1471) detto il Panormita, continua a insegnare al mondo che la letteratura è stata – e ancora può essere – il solo modo per parlare degli istinti; che la letteratura ammette nello spazio del sociale le inclinazioni di ciascuno, anche le piú difficili da comprendere e da definire sul piano della morale, a cominciare dal sesso. Non si sottolineerà mai abbastanza che la poesia e la prosa per secoli hanno svolto il compito di rappresentare la diversità e l’eccezione e di affermarle, se non come alternative, sí come realtà possibili. L’Ermafrodito, ispirato o no che sia da vicende dell’autore, dice quegli amori e quegli affetti che nessun altro può o vuole dire, se non nella forma del rifiuto. È, a suo modo, una rivendicazione. Qualunque rivendicazione, alla fine, non è che un appello alla dignità assoluta della parola umana. Solo cosí, al livello superiore della formulazione linguistica, ben oltre il preteso spazio della biografia (che chissà poi cos’è), arte e vita diventano una cosa, e la verità si identifica non con il verbale dei peccati personali, ma con la libertà di tutti.

Il libro, a cura di Nicola Gardini, è in uscita con la casa editrice Einaudi a fine agosto 2017

Hic obscena loqui simul et patrare
licebit nec tinget voltus ulla repulsa tuos.
Hic – quod et ipse potes, quod et ipse
diutius optas –
quantum vis futues et futuere, liber!

Qui sarà consentito dire e fare sconcezze
né ripulsa t’arrossirà la faccia.
Qui, come puoi e da tanto vai sognando,
mio libro,
scoperai quanto vuoi e sarai scopato!

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Antonio Beccadelli, detto Il Panormita (Palermo, 1394 – Napoli, 19 gennaio 1471), è stato un poeta, storico e scrittore italiano, esponente di spicco dell’Umanesimo.Benché appartenente alla nobile famiglia bolognese dei Beccadelli, il soprannome deriva dalla sua città natale, Palermo (Panormum), da cui si trasferì per girovagare nei principali centri culturali italiani dell’epoca: Firenze, Padova, Siena, Roma, Pavia.
Nella città lombarda gli fu conferito l’insegnamento dell’eloquenza e qui scrisse i commentari alle commedie di Plauto e le Epistole Gallicae; a Pavia fu anche poeta alla corte di Filippo Maria Visconti.
Nel 1442 divenne ambasciatore a Parma e successivamente giunse a Napoli alla corte di Alfonso V d’Aragona diventandone consigliere e panegirista.
Nel 1448, in un ambiente culturalmente fervido come era quello della corte aragonese, fondò l’Accademia Pontaniana (prima Accademia Antoniana, in seguito ribattezzata Pontaniana in onore dell’umanista Giovanni Pontano).
Tra le sue opere più celebri vanno annoverate l’Hermaphroditus (1425), raccolta in latino di epigrammi dai contenuti erotici piuttosto audaci, le Epistolae campanae (uscite postume nel 1474) e dell’opera De dictis et factis Alphonsi regis Aragonum.

Fonte Wikipedia

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