Daniela Attanasio, “Vicino e visibile”

Daniela Attanasio /credits ph Dino Ignani

Se è vero che la poesia è un discorso intorno al mondo, ogni poeta ricrea il suo a immagine e somiglianza della propria esperienza. Il mondo di Daniela Attanasio sembra sempre più ‘attenersi ai fatti’ e i fatti dicono che gli oggetti ci osservano indifferenti dall’alto di uno scaffale, che la vita si afferma nella morte, che il contemporaneo è una crosta su ciò che nel tempo è eterno, che nella curvatura dello spazio si consuma la vista, che la bellezza riempie di contenuto la forma e che nella testa di un poeta non c’è mai certezza.

Non c’è un nuovo modo di vivere o morire

Non c’è un nuovo modo di vivere e morire, c’è solo un
modo di sentire, adesso, il vento che mi arrossa la faccia
mentre attraverso un campo di erba medica con le scarpe da
ginnastica ai piedi o mentre guardo la luce
che dall’ultimo sole cade sui vigneti
quando le voci degli uccelli si assopiscono e una cresta
color vinaccia spezza l’ordine cromatico dei campi.

Ho trascurato di dire qualcosa che mi riguarda

Ho trascurato di dire qualcosa che mi riguarda
ma che riguarda anche voi se mi siete vicini.
Amo la luce che indietreggia quando gli alberi
flettono le foglie nel vento simili ad aironi verdi,
mi commuove l’orizzonte di mare
che emerge dal buio come un ricordo
e il sole che arriva a toccare l’acqua  senza scalzarla,
vorrei parlarvi dei miei percorsi sotto i portici di
piazza Vittorio dove ristagna il fiato di tante voci
e del raccoglimento della luce quando scende sulla
tavola apparecchiata ma anche della prima vastità del giorno
o della prima oscurità del giorno quando un antifurto
mette in scena la scintilla dell’idea

io sono una che raccoglie sassi
ma non sono una collezionista
li stringo in pugno per ricordare il
corpo, scrivo dialoghi di lunghe
frasi con la vita per non sprofondare
scrivo per ingraziarmi la morte –
sono una sospesa nella paura
che prima di spalancare la finestra
e sparire nei cunicoli della notte
allagherà di luce le pagine dell’infanzia.

 

Un corpo nero

Sotto il portico, lungo il  binario del marciapiede
si accuccia la macchia di un corpo nero.
Lo ricordo appena arrivato dal Nord Africa –
alto, al semaforo, fazzoletti di carta nelle mani.
In pochi mesi di silenzio è diventato una tomba di stracci
cartone appassito su un telo di plastica azzurra
con la testa fasciata da un cappuccio nero, la faccia
sigillata dalla follia e due cerchi di luce gialla negli occhi
puntati su una buccia di banana.

Anno di pubblicazione 2017


Daniela Attanasio
nata a Roma, ha pubblicato i libri di poesia: La cura delle cose (1993), Sotto il sole (1999, Premio Dario Bellezza, Premio Unione Scrittori Italiani), Del mio e dell’altrui amore (2005, Premio Camaiore). Per i tipi di Aragno sono usciti Il ritorno all’isola (2012, Premio Sandro Penna) e Di questo mondo (2013, Premio Giuria Viareggio-Rèpaci). Sue poesie sono presenti nell’«Almanacco dello Specchio» (2009) e nell’Antologia Nuovi Poeti Italiani 6 (2012). Dal 2007 cura la rassegna annuale di poesia Teramopoesia. Come critica collabora con quotidiani e riviste letterarie.

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